«Non so spiegare il calo mentale, così è difficile»
PALERMO. È uscito dal campo a testa bassa. I settanta metri che separano la sua panchina dal tunnel che porta agli spogliatoi gli devono essere sembrati settemila. Diego Lopez, però, è uno che sa...
PALERMO. È uscito dal campo a testa bassa. I settanta metri che separano la sua panchina dal tunnel che porta agli spogliatoi gli devono essere sembrati settemila. Diego Lopez, però, è uno che sa cosa vuol dire lottare e non si arrende. «È normale in questo momento vedere tutto nero ma per la salvezza non è ancora detta l’ultima parola. Oggi abbiamo commesso gli stessi errori fatti con Torino e Udinese, il Cagliari ne ha approfittato e ci ha punito».
L’allenatore del Palermo sa che quella di ieri è stata una mazzata per le ambizioni della sua squadra. «Anche un punto poteva andare bene - aggiunge - ma questo non riusciamo a capirlo. Abbiamo subito il gol del pari all’inizio della ripresa e invece di ragionare ci siamo buttati in avanti senza razionalità. Il gol di Borriello mi ha fatto mettere le mani nei capelli. Non è pensabile che dentro l’area gli possa essere consentito di prendere palla, girarsi e calciare. In serie A queste leggerezze si pagano, tanto più se lo spazio lo concedi a un calciatore come lui».
«Abbiamo fatto un ottimo primo tempo, poi nel secondo subito il gol del pari sembrava che la partita fosse giè persa. Così diventa difficile. Non è semplice spiegare questo calo mentale, perchè di questo si è trattato e non di un calo fisico». Il tecnico fa i complimenti al Cagliari, squadra che porta dentro il cuore. «Ma non posso essere felice - lo sarei stato se avessimo portato a casa i tre punti. Io non mi arrendo». (r.m.)
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