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L’Olbia si affida a Mereu: «Ci salverà»

di Guido Piga
L’Olbia si affida a Mereu: «Ci salverà»

Il nuovo allenatore: «Quattro finali, sono sicuro di restare in Lega Pro». Il presidente Marino: «Comunque vada, non mollo»

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OLBIA. Bernardo Mereu e Alessandro Marino parlano uno a fianco all’altro nella sala stampa del Nespoli, il primo per presentarsi come nuovo allenatore dell’Olbia per dire che è «non convinto, ma convintissimo di salvare la squadra» in serie C senza passare per i playout, il secondo per confermare pubblicamente che lui crede nella salvezza e che anche «se dovesse andare male, non mollo il progetto bianco, non lascio la società».

Mereu, arrivato a Olbia nella notte di domenica dal Trentino, ieri pomeriggio in campo per il primo allenamento, ha quattro partite per centrare il suo obiettivo, la salvezza diretta, dopo aver coronato quello che - lo ha ammesso - è sempre stato un suo sogno: allenare l’Olbia, e «la mia soddisfazione è elevatissima».

Marino ha tre anni di tempo per fare dell’Olbia la seconda vera squadra professionista della Sardegna, «e tenete conto che siamo arrivati in Lega Pro prima del previsto - ha detto, incalzato dalle domande dei giornalisti - e che quest’anno è stato duro finanziariamente, più uscite che entrate, ma il futuro - salvezza o no - è dell’Olbia, è con l’Olbia» perché - ha chiarito sempre il presidente bianco, con la scritta Fluorsid, ovvero Tommaso Giulini, che gli scorreva davanti - «più che con il Cagliari, è con l’Olbia che possiamo lanciare i giovani sardi nel professionismo».

Mereu, reduce proprio dalla trasferta in montagna con le rappresentative giovanili sarde, è stato preso, anche, perché in linea con questo progetto. «Chi meglio di lui conosce i giovani calciatori?» ha chiesto, retoricamente, Marino, che ha ammesso di aver contattato Michele Mignani, il grande ex invocato (ed è un fatto straordinario) dai tifosi e col quale non ha trovato l’accordo per le condizioni - ma questo Marino non l’ha detto - poste dall’allenatore della promozione.

Dunque le notizie sono due. Tutti credono nella salvezza diretta, e ci mancherebbe altro. Marino, in più, non ha avuto difficoltà a ripetere, davanti ai registratori, ciò che ha detto qualche giorno fa agli ultrà, che gli avevano chiesto un incontro: ovvero che non va via, non abbandona l’Olbia anche se dovesse retrocedere e che non sta pensando di comprare l’Arzachena (anche perché ad Arzachena vogliono e sanno fare da soli).

Bene, tutto bene. Ma ora, come ha spiegato Mereu, la concentrazione deve essere sul campo, sulle prossime partite dell’Olbia, con un «ambiente - ha scandito il tecnico - che deve sostenere la squadra. Capisco tutto, la situazione è difficile, ma non è compromessa».

A cominciare da quella di dopodomani, contro la Carrare dell’ex Cagliari Aldo Firicano, per l’Olbia ci sono quattro finali. Quattro partite in cui si gioca tutta una stagione, mai così altalenante. Battere i toscani, nella sfida al Nespoli, ore 14.30, vorrebbe dire dare un segnale fortissimo al campionato e - se gli incroci dovessero favorire una volta tanto i bianchi - alla classifica: in caso di vittoria, l’Olbia potrebbe essere fuori dai playout a tre giornate dalla fine. «Non ho mai allenato nessun giocatore di questa squadra e non mi è mai successo prima - ha detto Mereu - ma in base ai dati avuti, anche fisici, possono dire che è una squadra in salute, capace di dare molto. Ci sarà da fare un lavoro psicologico, per fare uscire la paura dai giocatori, per dare loro, con il mio staff, il coraggio necessario per affrontare quattro battaglie, quattro sfide che ci daranno la salvezza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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