Anche Ciccio Graziani applaude il Cagliari «Una stagione super»
Il bomber ex Toro nell’isola per “Un campione per amico” «Borriello mi somiglia. Rastelli è bravo, non criticatelo»
CAGLIARI. «L'ultima volta da queste parti? Pessimo ricordo: il 16 maggio 1982 al Sant'Elia con la Fiorentina ci giocavamo lo scudetto, abbiamo pareggiato e l'ha vinto la Juve a Catanzaro».
Ciccio Graziani sfoglia l'album dei ricordi. Istrionico, battuta pronta ("Vincere e perdere, va bene se c'è un'ottima cucina di mare! A proposito, l'Hotel Mediterraneo, che fine ha fatto?"), a Cagliari per il progetto sui giovani "Un campione per amico", curato da Banca Generali, è sul pezzo: «Lo scudetto è quasi andato: la Juve è una spanna sulle altre per fisicità, organizzazione e qualità. Napoli, che in attacco e per gestione della palla è il Barcellona degli anni d'oro, e Roma sono vicine ma non abbastanza per competere fino in fondo».
Graziani - 525 gare e 182 gol, 64 e 23 con l'Italia - campione del mondo di Spagna '82, ha in bacheca lo scudetto col Toro, due coppe Italia con la Roma, due titoli da capocannoniere. Classe '52, dopo il ritiro (1988, Apia Leichhart-Australia), ha allenato anche la Fiorentina. A seguire, esperienze nel cinema, nei reality, in politica.
«Il calcio è e rimane la mia vita. Il Cagliari? Da neopromossa sta facendo molto bene».
Eppure, parte della tifoseria contesta la guida tecnica.
«Ingrati senza memoria. Il calcio è bello per la diversità di vedute, ma Rastelli ha fatto un gran lavoro in B, vincendo al primo colpo. Chiedete a Bari, Spezia, Verona quanto sia semplice salire in A. E al debutto ha centrato la salvezza da gennaio: male le tre dietro, ma la media salvezza è da sempre sui 35, 36 punti. Il Cagliari li ha fatti con merito».
Qual è l'ultima partita dei rossoblù che ha visto?
«A Firenze. Hanno perso nel recupero e con Barella, giovane molto interessante, hanno avuto la palla gol per primi. Poi. ho visto in tv pezzi del 3-1 in casa del Palermo: personalità, circolazione della palla, idea di gioco, ripartenze efficaci. La mano di Rastelli è evidente».
Con Borriello, che un po' le somiglia, rinato.
«Vero, lui è sinistro, io usavo i due piedi. Ma il fiuto del gol e il saper inquadrare la porta sono simili. Marco ha fatto bene, specie a Roma, Genova e Milano. Ma mai come col Cagliari: ha 34 anni e può proseguire. Con tre, quattro pezzi il club è pronto per un'altra buona stagione».
Sau, Joao Pedro e Farias sono la spalla adatta?
«Sau ha tecnica di alto livello e i due brasiliani possono svariare sull'intero fronte offensivo. Hanno marcato la stagione in B e con qualche infortunio meno lungo, avrebbero potuto fare molto meglio anche in A. E ci sarà anche Melchiorri, forte e sfortunato. L'attacco del Cagliari rimane è tra i più proficui della A e non può essere un caso. Comunque, ottime pedine per dare gioie ai tifosi».
Graziani, a sei dalla fine della stagione, dove può arrivare il Cagliari?
«Calendario alla mano, rischia a Udine e Napoli e, forse, nell'ultima contro il Milan al Sant'Elia. Ma con Empoli, Pescara e anche a Sassuolo può fare punti. In ogni caso, tenuto conto perle tante assenze durante la stagione, sarà un piazzamento di prestigio per l'intera regione».
Questa è la stagione dell'addio allo stadio Sant'Elia. Quanto possono incidere tre anni di cantiere sulla squadra?
«Bisogna stare attenti. I precedenti, penso alla Reggiana, sono da non scordare. Ma la società mi pare stia procedendo bene, è quadrata e pronta ad evitare fatiche e tensioni supplementari».
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