Antonella: io, oltre la linea della paura
La Porcu, docente sassarese, ha corso nuovamente la maratona di Boston 4 anni dopo l’attentato in cui scampò alla morte
SASSARI. Aveva deciso che non avrebbe mai più corso a Boston, anzi, che non avrebbe più partecipato a una maratona. Troppo forte lo choc di quanto vissuto in quell’aprile del 2013, quando le bombe dei terroristi fecero strage tra il pubblico e gli atleti della prestigiosa 42 chilometri. Ma chi intraprende questa disciplina, come ha fatto la sassarese Antonella Porcu, è abituato alle sfide contro se stesso e non può cedere così facilmente. Così è tornata sul luogo dove ha vissuto quei momenti terribili, è tornata a Boston per correre e ha terminato la massacrante competizione. Ha vinto lei, non la paura che qualcuno sperava.
Quarantaquattro anni, docente di inglese al tecnico “Ruiu”, «per il resto mamma a tempo pieno», la bionda atleta dal fisico minuto ma adattissimo a questo genere di sforzi è stata subissata di domande dai suoi studenti («ne sono contenta, molti di loro sono “divanati” fissi e non fanno sport: viaggiare, inseguire un traguardo è una cosa sana») che volevano sapere tutto della sua avventura. «Dopo quel giorno ero decisa a non correre più. Avevo vissuto autentico panico, sul momento quando udii quelle esplosioni che avevo da poco superato il traguardo e avevo appena ordinato un caffè allo Starbucks fossero fuochi d'artificio – racconta – ma quando nel bar entrò la polizia per farci evacuare capìi che era successo qualcosa di terribile. Iniziò la fuga per diversi chilometri, le metro erano chiuse e dopo aver fatto la gara per giunta con la tendinite mi trascinavo per andare via da lì. Tra l’altro non si poteva nemmeno comunicare, le linee erano saltate, ero isolata e nessuno poteva venire a prendermi. Un incubo».
Così fece passare due anni, ma la sua passione, nata solo a 38 anni e coltivata nonostante i limiti dovuti a un broncospasmo, riemerse prepotente: «Nel 2015 ho deciso di riprendere con le mezze maratone. Poi però mi sono iscritta per la seconda volta alla maratona di New York – dice Antonella – : è andata benissimo e ho ottenuto il tempo valido per partecipare a quella di Boston». La sfida è partita in quel momento: «Ho vissuto dal 2015 per preparare il mio ritorno, nel frattempo ho corso ad Amsterdam. Prima della gara sono andata sul tracciato, quando ho intravisto la finish line non ho potuto trattenere le lacrime. E poi ho ripercorso tutta la via della fuga, dallo Starbucks verso il luogo nel quale vennero finalmente a prendermi». Quindi la corsa con la maglia color ciclamino e la scritta “Nelly”: «Un’emozione continua che ho voluto vivere, con l’ultimo miglio percorso tutto con la bandiera dei quattro mori sulle spalle. Non ho nemmeno guardato il tempo, volevo solo chiamare la mia bimba e dirle che può essere ancora orgogliosa della sua mamma. Sono contentissima, mi sono scrollata di dosso quella paura terribile da cui dovevo liberarmi, ho vinto io la sfida. Dimenticavo: ho saputo dopo di aver chiuso con il tempo utile per correre Boston 2018...».
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