La delusione di Frau: «Un finale durissimo»
L’attaccante sprona i compagni: «La matematica non ci condanna, vinceremo le ultime due gare»
SASSARI. La curva impietrita al fischio finale, le lacrime di Tore Pinna consolato dagli avversari, poi gli applausi e l'orgoglio rossoblù che rispunta nel coro "Sassari non retrocede". Istantanee dell'ennesimo pomeriggio buio per una squadra che non sa più vincere e chi non vince non può salvarsi. Se poi perde affretta il suicidio. Ma c'è chi, nonostante tutto, vuole pensare positivo. E' Alessandro Frau, l'unico a presentarsi in sala stampa e a dire che «è dura, durissima, ma c'è ancora una lucina accesa e ancora due partite per non spegnerla. Il calcio insegna che tutto è possibile, finchè c'è speranza dobbiamo crederci».
Il trequartista torresino è uscito alla mezzora di una disperata ripresa, tra i mugugni degli spettatori che non approvavano la sostituzione, ma la situazione è chiarita dal diretto interessato, fuori causa nel momento migliore suo e della squadra. «Non avrei mai voluto lasciare, ma ho avvertito un fastidio al muscolo già lesionato e restando in campo avrei solo aggravato il problema. Ho chiesto io il cambio ed è stato un vero peccato, stavamo attaccando e potevamo farcela a raddrizzare il risultato». Il punteggio è rimasto quello deciso dal rigore laziale segnato in avvio e per Frau molto ha inciso «l'inesperienza di una squadra giovane, con tanti limiti che nei momenti di difficoltà sono più evidenti. La fretta di pareggiare ha portato nervosismo ed errori, tutto sommato la prova è stata sufficiente ma la palla dentro non si butta mai e poi c'è la solita sfortuna, con la traversa colpita nel primo tempo: continua a girare tutto storto». Alex ha seguito le ultime fasi della gara con i tifosi della curva, «che hanno dimostrato la solita passione e un gran cuore nel sostenere i ragazzi. Loro ci credono ancora e anch'io ci credo, finchè i numeri lo consentono non si deve mollare ma ormai siamo all'ultimo bivio, o ci siamo o è giusto che si retroceda. Certo in questo momento la delusione è immensa».
A colpire, oltre la cronica incapacità di farsi valere in zona gol, è stato il pianto sconsolato a sconfitta acquisita del "monumento" Tore Pinna, che ha coinvolto emotivamente non solo chi era sugli spalti ma anche il compagno di crociata rossoblù e dei tempi belli. «Vederlo piangere è stato toccante, l'ennesima prova di un attaccamento alla maglia che ci portiamo dentro noi quarantenni».
Sandra Usai
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