La Nuova Sardegna

Sport

Datome: «Ora voglio il trono d’Europa»

di Andrea Sini
Datome: «Ora voglio il trono d’Europa»

L’ala gallurese e il suo Fenerbahce alle Final Four di Eurolega: «L’anno scorso fu una beffa, ora conta solo la coppa»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «L’esperienza dello scorso anno non l’abbiamo ancora digerita. Abbiamo un solo obiettivo: salire sul tetto dell’Europa». Primi nel campionato turco non basta, già qualificati alle Final Four di Eurolega, non è ancora sufficiente. Il Fenerbahce vuole tutto e Gigi Datome e tra i più determinati a combattere per conquistare ciò che l’anno scorso è sfuggito in modo rocambolesco. «La sconfitta in finale all’overtime contro il Cska Mosca del 2016 brucia ancora – racconta l’ala olbiese del Fener , mentre si gode due giorni di meritato riposo in una località fuori Istanbul –. Per me sarà la seconda Final Four di fila, la società è a quota tre in tre anni. Un grande traguardo, siamo ancora tra i top club d’Europa, ma ora conta soltanto sollevare la coppa».

Nei playoff di Eurolega avete eliminato il Panathinaikos in tre sole gare partendo dal fattore campo sfavorevole. Già questa è un’impresa.

«Abbiamo avuto una stagione tra alti e bassi, attorno a noi c’era molto scetticismo, anzi sicuramente troppo. Vogliamo dimostrare a noi stessi che l’amara lezione dell’anno scorso è servita. La serie con il Pana è stata molto più difficile di quanto non racconti il 3-0 finale».

Il presidente dei greci si è talmente arrabbiato che ha fatto tornare la squadra da Istanbul ad Atene in pullman...

«Non lo sapevo. Ma è stata una serie vera, molto dura».

Ultimamente è stato rallentato da un’infortunio.

«Niente di grave ma comunque un problema fastidioso. Ho saltato due settimane intere, ogni tanto avverto ancora una fitta alla spalla ma ormai sono pienamente recuperato».

Coach Obradovic sembra fidarsi ciecamente di lei, non avrà problemi e riguadagnare subito il solito minutaggio.

«Il coach è straordinario nel saper cogliere chi e cosa gli serve in qualsiasi momento. Da questo punto di vista è il miglior allenatore del mondo. Io penso solo a fare del mio meglio, sento costantemente la sua fiducia».

In queste due stagioni in Turchia ha convissuto con attentati, tentativi di golpe e con la tensione legata alla repressione governativa agli oppositori. Che aria tira da quelle parti?

«Come se niente fosse. A Istanbul la vita è la stessa che ho conosciuto quando sono arrivato, un anno e mezzo fa. C’è traffico, c’è tanta gente in giro, i locali sono pieni. La gente fa la propria vita e io faccio lo stesso, non posso fare altrimenti. Ripeto, sostanzialmente è tutto normale».

Il “mago” Bargnani ha appena lasciato il Baskonia. In Europa ha avuto molto meno fortuna di lei.

«Paragonare le nostre carriere è impossibile, lui ha una storia in Nba che chiunque si sognerebbe. Mi dispiace per lui, perché è stato molto criticato, ma capirei se giocasse male, invece si tratta di infortuni».

Lei segue sempre con attenzione le vicende isolane. Nei prossimi giorni il Giro d’Italia farà tappa in Sardegna.

«Al di là dell’enorme importanza dell’evento sportivo, si tratta di una grandissima vetrina, la Sardegna merita questa visibilità ma deve essere brava a sfruttarla. Ricordo benissimo l’emozione al passaggio del Giro a Olbia, quando ero un ragazzino».

A proposito, domani è Sa die de sa Sardigna.

«È la festa di tutti i sardi, quindi anche la mia festa. La passerò qua in Turchia, con un pensiero per la mia terra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative