Prima pietra per la “Sardegna Arena”
Il presidente della Regione, quello del Cagliari e il sindaco alla cerimonia per il via ai lavori del nuovo stadio rossoblù
CAGLIARI. La nuova tana rossoblù si chiama “Sardegna Arena": un nome collegiale, scelto dai presidenti del Cagliari e della Regione, Tommaso Giulini e Francesco Pigliaru, e dal sindaco di Cagliari, Massimo Zedda. Per il logo del nuovo stadio provvisorio la palla, e la creatività, passa ai tifosi: «Sceglieranno loro, ci sarà un concorso» dice il direttore marketing rossoblù, Mario Passetti. Sul prato del Sant'Elia si tiene una festa di battesimo ma anche il preannuncio di un funerale: quello dello stadio che dal 1970 ha ospitato - eccetto i break forzati a Is Arenas (Quartu), "Tardini" (Parma) e "Rocco" (Trieste) - i Quattro mori dall'anno dello scudetto. Giulini taglia corto: «Ringrazio autorità, sindaci, forze dell'ordine e i tanti che hanno creduto nel progetto». La storia dice che l'impresa vale oro. «L'armonia tra le parti? Basilare. Volevamo stare a Cagliari: sono grato ai sindaci, da Pula a Olbia, che ci hanno proposto di edificare lo stadio nei loro comuni. Il nostro senso di responsabilità e quello di Blue Shark (azienda che esegue i lavori, ndr) è elevato».
Il cantiere brulica. È corsa contro il tempo. «Si lavora no stop, anche di notte. Chi sarà coinvolto sarà felice di contribuire all'inaugurazione dell'opera per la prima giornata del campionato 2017/18. Sarebbe un miracolo: non è scontato – rimarca Giulini – fare uno stadio da serie A in quattro mesi. Sarebbe una grande vittoria per tutta l'Isola». E c'è una novità: «Potremmo giocare in trasferta le prime due gare, per tornare qui dopo la sosta per le nazionali. Si dovesse andare fuori, si va al Comunale di Torino».
Giulini coglie l'attimo: «Di Cagliari si parla per i tanti sardi nel mondo e per le belle storie, come quella di Pisacane ma anche per quella di Muntari, che condanniamo». Spazio al pallone. «Rastelli? Parlo dello stadio, il mister ha fatto un grande lavoro: avevo chiesto la salvezza entro il 30 aprile, l'hanno ottenuta. Ora abbiamo gare importanti, onoriamo il campionato. A fine stagione organizziamo il futuro». Si torna sui buu razzisti: «Mi dispiace per Muntari: lui e il Pescara sanno che Cagliari non è razzista».
E’ ottimista anche Francesco Pigliaru: «Abbiamo creduto nel progetto, investimento importante e coraggioso che porta lavoro e ricchezza. Ne abbiamo riconosciuto l'utilità pubblica e lo abbiamo accompagnato per superare le difficoltà burocratiche». Il professore promuove l'intesa tra gli assessorati: «Un bel lavoro di squadra. Lo stadio definitivo avrà un credito agevolato della Sfirs. La Sardegna deve presentarsi come un territorio in cui eccellenze come questa fanno la differenza». Il presidente, economista, già pro rettore dell'università di Cagliari, conferma il ruolo centrale dello stadio che sorgerà sulle ceneri del Sant'Elia e potrà ospitare anche «attività, studenti, docenti legati all'ateneo e allo sport. Penso a medicina dello sport e scienze motorie».
Infine, il sindaco Zedda: «Il Consiglio comunale ha dato il via libera in tempi rapidi. Primi in Italia, abbiamo rispettato i tempi della nuova legge sugli stadi». Il primo cittadino accelera: «Pochi avrebbero scommesso nel 2011 su riqualificazione dello stadio e del contesto. L'impianto sarà motore pulsante per la Sardegna».
Elmetti ben calzati, Giulini, Pigliaru e Zedda posano la prima pietra. Don Carlo Rotondo la benedice. Gli operai applaudono. Giusto un minuto perchè le betoniere ripartono.
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