Attimi di vera passione Una grande folla si gode lo show nel cuore turritano
Sassaresi organizzati: tavolini e boccioni di vino, c’è chi sale sul cesto dell’autogru Tanto pubblico nelle rotatorie e nelle curve, plotone di smartphone in via Manno
SASSARI. «Milli mì arrivando, milli mì.... andati». Durata: 30 secondi. Il Giro alla fine è una sveltina breve ma intensa. Una carezza che dura un attimo, una benedizione frettolosa, ma capace di appagarti completamente. Forse perché la cosa più gustosa sono i preliminari. Quel tempo infinito, tutto ciò che precede l’arrivo della carovana: l’attesa, l’emozione, la lancetta biologica che ritorna indietro all’infanzia, la condivisione di un mito, la consapevolezza di partecipare a un irripetibile rituale collettivo.
Ci sono tanti modi di prepararsi a quei 30 secondi di godimento. Partiamo da lontano, dalle propaggini di La Landrigga. Ad ogni incrocio a raso con lo stradone, i residenti dell’agro fanno sfoggio di grande organizzazione: sedietta, ombrellone, palloncini rosa, tavolino e boccione di vino bianco con brindisi ai ciclisti. Signori, la corsa è servita.
Il proprietario di una villetta a Monte Oro ha dato sfogo al suo vezzo artistico, verniciando di rosa il muro di recinzione e disegnandoci il logo dei 100 anni: amore infinito.
Ad ogni sentiero c’è schierato il gruppetto di residenti di rosa agghindato. Il Giro che passa davanti a casa merita un inchino, la storia che sfila e che si fa toccare, va sempre applaudita. Prima dell’innesto con via Predda Niedda, nel piazzale della spaghetteria Aristeo, ecco il picco di fantasia, per l’ebbrezza di una vista aerea della carovana: quattro amici hanno issato l’auto gru, si sono accomodati sul cestello a venti metri di altezza, hanno aperto l’ombrellone, birretta in mano, pronti ad assaporare la corsa da un’insolita prospettiva. E poi lungo il tracciato che porta nel cuore della città, tutti i tentativi di prolungare il più possibile quei trenta secondi di passione. Il posizionamento diventa tattico nei punti in cui la strada perde fluidità: vengono colonizzate le rotatorie, i restringimenti, le curve e le deviazioni improvvise. Insomma ogni porzione di asfalto che costringa i corridori a rallentare, e a concedersi qualche istante in più allo sguardo. Quindi la ressa è da viale Mancini in poi, soprattutto nelle brusche sterzate in via Tavolara, e in via Manno. E poi la curva più ambita, quella tra via Bellieni, viale Umberto e viale Trento. In quel punto c’è la massima concentrazione di pubblico, perché il Giro sarà costretto a lambire i marciapiedi a passo d’uomo. E poi c’è via Pascoli vestita di rosa, tantissima gente ai lati, le rotatorie di via Pirandello gremite, il trenino fermo sopra il cavalcaferrovia. Alle 13 c’è una città intera in standby, con il fiato sospeso.
Ma per rendere perfetti quei 30 secondi c’è anche chi rimbalza come una pallina da flipper. I vigili urbani sono disseminati ovunque, e c’è un intero esercito di volontari che presidiano incroci e transenne. L’organizzazione è imponente. Il comandante della polizia locale Gianni Serra dalle 10,30 percorre su e giù il tracciato. L’avvertimento martellante di lasciare le auto a casa alla fine ha funzionato, non c’è assolutamente traffico e intoppi. C’è un’anziana che si sbraccia davanti alla stazione e ferma l’auto del comandate: «Non passano gli autobus, devo fare il controllo oncologico all’Inam di via Tempio». I vigili si improvvisano anche tassisti last minute.
Ma ecco il gran momento: alle 13,22 spaccate dai pendii di via Manno fa capolino il gruppetto di fuggitivi e cinque minuti dopo il gruppo intero. La gente ha un sussulto, «milli mì», punta i telefonini come un plotone di esecuzione, pigia il tasto rosso e immortala la storia. Trenta secondi dopo si sbaracca tutto: si torna a piedi e appagati verso la normalità.
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