Ecco gli sprinter... invisibili
Dopo ogni traguardo parte la corsa di chi monta e smonta a tutta velocità
Arrivano. Sfrecciano. Un coloratissimo tsunami su due ruote che in un battito di ciglia sul rettilineo si delinea, si staglia, ribolle sbranando la strada e consuma l'epilogo in un flash, nei mille scatti dei telefonini. Il tempo di spalancare la bocca dalla meraviglia, dietro le transenne, tutti voltati a scrutare, a cercare di capire chi ha vinto, ormai già lontano a festeggiare. La folla si riprende dalla botta di adrenalina e dietro le transenne pian piano si scioglie della sua effervescenza, si dirada e va a cercare nuove bollicine di Giro tra gli stand e le bancarelle. A prendersi ancora un po' di festa.
Ma c'è chi resta lì, ad aspettare che l'ultimo corridore della carovana abbia tagliato il traguardo. E allora via, è adesso che parte l'altro Giro d'Italia. Quello di chi corre di notte mentre organizzazione e uffici stampa e corridori riposano. Loro no. Tra i 1500 della carovana rosa ci sono diverse squadre. Come una colonia di formichine rosa lavorano tutti. In ben 80 per esempio si occupano dell'ultimo chilometro, quello più televisivo. Gastone, di Grosseto, è all'ottavo Giro. «Passato l'ultimo ciclista noi cominciamo subito a togliere i cartelloni pubblicitari _ spiega _. Li accatastiamo, li carichiamo sul camion poi pensiamo alle transenne. Stessa trafila. E quando tutto è pronto si parte per il nuovo arrivo, viaggiando e lavorando di notte. Quando una tappa finisce presto riusciamo a sederci a tavola per mangiare qualcosa, altrimenti.. panini». Un'altra squadra provvede alle transenne che precedono l'ultimo chilometro. Tra loro c'è Daniele Santoro, al 12° Giro d'Italia. «E' bello far parte del Giro _ racconta _, in questo tratto pensiamo a tutto noi. Dai palloni che vedete in tv ai gonfiabili. Io? Sono di Lecce, sono il più meridionale dell'intero gruppo, penso. Sardi? No, in tanti anni nessun sardo tra di noi». I Quattro Mori al Giro sono rappresentati da Francesco Simula, operatore su una moto della Rai.
Sono sardissimi invece gli operai del Comune di Tortolì che ieri di prima mattina provvedevano a rattoppare il rettilineo d'arrivo. «La sicurezza prima di tutto. Il direttore di gara ci ha ordinato di eliminare ogni minimo difetto di questo ultimo decisivo tratto», racconta il responsabile. E così vai di catrame e di vanga. E perfino di stucco, perché il minimo difetto quando voli a 80 all'ora spalla a spalla è un rischio troppo grande da correre. Alle due di notte finita la festa in una piazza nasce il villaggio degli stand degli sponsor in quella successiva. E il palco che la mattina ha accompagnato la presentazione delle squadre diventa quello dell'arrivo della tappa successiva. Sotto i riflettori, nel silenzio che precede la nuova baraonda rosa. Sdeng, sdeng. E a dormire si va di giorno, quando il Giro d'Italia delle festa riapre i battenti per la gente normale, dopo il lavoro dei supermen.
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