Linea e punto, il traguardo della vita
Sulla sottile striscia dell’arrivo tutte le metafore di uno sport che è passione
CAGLIARI. Il “Punto G” nel ciclismo esiste. La differenza è che per distinguerlo ha la lettera “T”. La differenza è che non è un punto ma una linea. Quella che vede esplodere l’orgasmo della corsa dopo un intenso preliminare lungo duecento e passa chilometri, dopo le carezze della pianura, i su e giù nelle dolci colline e le ansimanti salite, fra tornanti e scambi di posizioni in corsa e un pedalatorio kamasutra di fughe, allunghi, rientri. E poi i traguardi volanti e i gran premi della montagna, anticipazioni del grande momento, quello conclusivo.
Il Traguardo è il principio e la fine di ogni tappa, punto di partenza e poi di arrivo. Punto di ritorno, sempre. Punto “T”. E con quanto amore la squadra di addetti distende quella linea, con quanta accuratezza e millimetrica appassionata precisione. Perché su quel centimetro che attraversa la carreggiata da un capo all’altro non si può tradire, ed è nero su bianco perché risalti come un patto fra Sua maestà la Strada e il primo che con passione coglierà, giorno dopo giorno e tappa dopo tappa, la sempre nuova verginità del Punto T.
Il riferimento per sistemarlo sono le tacche arancioni che segnano a terra il centro esatto della proiezione dell’ipertecnologico ponte sotto il quale nel tripudio generale si spegne la corsa. Tappezzato di sponsor, dotato di un super cronometro che scandisce i tempi della corsa trasmettendoli lungo tutta la dirittura d’arrivo, è un sotto-sopra strettamente collegato. Poco prima e poco dopo la striscia vera e propria dell’arrivo vengono infatti sistemate le bande a pressione che fanno scattare il fotofinish e gli altri rilievi elettronici, grazie ai quali specialmente nel caso di un arrivo sul filo dei centimetri non si può sbagliare, non si può barare.
Riccardo, bresciano, al suo sesto Giro e amante della Sardegna, dove è stato ad Arbatax e dove sabato è tornato per lavoro senza purtroppo poter trovare il tempo per abbracciare gli amici di tante vacanze, è millimetrico. “Dobbiamo esserlo _ spiega _. Noi posiamo la striscia, poi ci pensano i tecnici e la squadra del timing ad armonizzare il tutto”. A mettere in sintonia il cuore della tappa, il Punto T. Preceduto e seguito dagli striscioni pubblicitari, e protetto da una robusta sovracoperta “perché la linea non si può sporcare né rovinare. Togliamo la protezione non appena è passata la carovana della pubblicità, circa un’ora prima dell’arrivo, poi più nessuno può violarla”. Quello è un onore che toccherà al vincitore, che sia un cavaliere solitario o il capobranco, il Ciclista Alfa che nell’eterna stagione dell’amore per la vittoria la spunta a 80 all’ora dopo la lotta spalla a spalla su tutti gli altri 195 contendenti. Il “Punto T” sarà suo dopo un ultimo chilometro da climax, premio spesso di una carriera. C’è chi ne fa collezione, chi l’urlo su quel passaggio lo sfoga una volta sola in un’intera vita passata sui pedali, chi lo anela e non lo avrà mai. Ma tutti sognano quel momento, da celebrare poi sul palco con una liberatoria esplosione di champagne. (mac)
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