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Piepoli, il pentito del doping ora insegna a vincere

INVIATO AD ALBEROBELLO. Dieci anni fa scortò Simoni sullo Zoncolan, l’anno dopo finì all'inferno (assieme a Riccò) e a tanti altri travolto dallo scandalo doping. Fu cacciato dal Tour de France. Ha...

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INVIATO AD ALBEROBELLO. Dieci anni fa scortò Simoni sullo Zoncolan, l’anno dopo finì all'inferno (assieme a Riccò) e a tanti altri travolto dallo scandalo doping. Fu cacciato dal Tour de France. Ha 46 anni, è di Alberobello, lo chiamavano il Trullo volante, perché in salita era un fenomeno. «Poi mi sono rovinato la carriera e la vita dopandomi. Non mi darò mai pace per quello che ho fatto. E continuo a scontare questa colpa, ogni giorno».

Come? Piepoli ti spiazza: «Sognando spesso il momento in cui mi stacco in salita o corro in gruppo, ma senza il numero sulla schiena». Come ha fatto a uscirne fuori è presto detto: «Cacciato dal mio mondo un mio ex compagno di squadra, Purito Rodriguez, dopo avermi allontanato per mesi ha deciso di aiutarmi, di darmi una seconda possibilità. Ho cominciato a dargli dei consigli sulla preparazione. Poi ho fatto dei corsi e ora sono diventato un preparatore atletico: è sempre stata la mia passione la cura della preparazione». Ora Piepoli allena Felline, Bettiol, Moreno, Amador, il costaricense spalla di Quintana alla Movistar, e soprattutto Davide Formolo, la speranza italiana per il futuro nelle corse a tappe.

Un giovane che si affida a un ex dopato. Piepoli si aspetta la domanda. Risponde sicuro: «Si è convinto ascoltando la mia storia. E, vi assicuro, non potrebbe mai doparsi perché vede il mio volto differente quando gli parlo della mia vicenda. Vedrete, può arrivare tra i primi 8, ha numeri, deve solo credere di più in se stesso». Il doping in gruppo? «Residuale, merito dei controlli e della mentalità dei giovani corridori che è cambiata: il doping viene visto come il male, anche dai team terrorizzati da perdere gli sponsor. Ora chi sbaglia è davvero un imbecille. E lo dice uno che si è comportato peggio degli imbecilli». Uno dei momenti più difficili della sua storia? «Mio figlio aveva 9 anni, voleva fare un tema a scuola sul ciclismo. Allora ho dovuto raccontargli i miei errori. Credo mi voglia più bene di prima». (a.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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