Nibali ruggisce, Jungels vince a Bergamo
Lo Squalo attacca nel finale e manda un segnale alla corsa rosa. Quintana cade, si riprende e poi finisce pure secondo
INVIATO A BERGAMO. Al Giro d’Italia, ma non degli italiani, vince un lussemburghese: Bob Jungels. Ha battuto con un’imperiosa volata un gruppetto di nove corridori, tutti i più forti, scremato sulla salita di Bergamo Alta da un ruggente Vincenzo Nibali. Insomma, se gli italiani fanno ancora cilecca nelle vittorie di tappe, l’Italbici può aggrapparsi a quel segnale lanciato dal corridore italiano più atteso. Lo Squalo ha messo davanti la squadra quando la tappa, corsa a una media folle, oltre 46 km/h, si avvicinava a Bergamo, poi, sullo strappo simbolo del finale del Lombardia, ha dato un segnale: «Io ci sono, dovrete fare ancora i conti con me». Non s’illudeva di guadagnare in classifica, ma ha costretto i rivali a mettersi in fila, a rischiare in discesa. Poi, a 600 metri dalla fine, nel gruppetto si sono guardati negli occhi a cercare il corridore più veloce. Thibaut Pinot (Fdj). Macchè? Jungels, della Quickstep, squadrone che ha vinto 5 tappe su quindici in questo Giro quando gli italiani pagherebbero per vincerne una, ha aperto il turbo. «Ho vinto in volata? Non ci credo ancora», ha detto. Ha la maglia bianca, un giorno tornerà al Giro a giocarsi quella rosa.
Che resta saldamente sulle spalle di Tom Dumoulin, ieri maestro anche in fair-play. È accaduto nella discesa del Miragolo di San Salvatore, meno 36 km dall’arrivo. Quintana sbaglia una curva a destra, cade, finisce contro il guard-rail. Picchia terra con la spalla destra. Mentre si rialza, la sua ammiraglia gli si ferma davanti, ma proprio sulla traiettoria dei corridori. Tre, quattro di loro, la evitano per un soffio.
Davanti la maglia rosa fa un chiaro segno con la mano ai suoi compagni: «Rallentate». A fine tappa ha spiegato: «Non voglio certo guadagnare terreno quando i miei rivali forano o peggio cadono, non ci penso nemmeno». Da insegnare ai ragazzini.
Venti chilometri dopo, mentre il gruppo è lanciato verso la città dei Mille, un altro colpo di scena. Tanel Kangert (Astana) centra in pieno un cartello stradale che in mezzo alla strada segnala la presenza di una rotonda. Viene catapultato a oltre 50 all’ora sull’asfalto. Per puro caso lo può raccontare ai colleghi. Per lui frattura scomposta al gomito sinistro: Giro ovviamente finito. L’ennesima botta per una squadra cui va tutto storto in questa stagione.
Poi il finale, tra due ali di folla. L’attacco veemente di Nibali e la volata di Quintana. Sì, il colombiano, pur dolorante per la scivolata di mezz’ora prima, s’è infilato alla ruota di Jungels. Ha capito che era quella giusta, è arrivato secondo rosicchiando alla maglia rosa 6” di abbuono. Un granellino di sabbia sulla spiaggia preparata da Tom l’orange. Ma, come per Nibali, un segnale eloquente.
Oggi ultimo riposo della corsa rosa, domani forse il giorno del giudizio con Mortirolo e doppio Stelvio. Saggezza d’un bergamasco di nome Felice: «L’olandese è forte, ma bisogna avere il coraggio di attaccarlo». Quel signore, che a 74 anni ieri mattina si è sciroppato una quarantina di km in bici, di cognome fa Gimondi. Lui sì che sapeva come vincere al Giro.
@simeoli1972
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