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Festa d’addio al Sant’Elia tra ricordi, filmati e tanti ex 

di Mario Frongia
Festa d’addio al Sant’Elia tra ricordi, filmati e tanti ex 

Ottomila spettatori per l’ultima partita nello stadio costruito dopo lo scudetto Applausi per i rossoblù del passato ma le frange più dure del tifo fischiano Giulini

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CAGLIARI. Due ore di amarcord, sorrisi, emozioni. Un funerale festoso e solenne al tempo stesso: il sipario cala sul Sant'Elia dopo 47 anni, millenovecento partite, concerti rock, meeting d'atletica. Ieri, ottomila presenze, una cinquantina di calciatori, di oggi e di ieri, soprattutto, che hanno indossato il rossoblù. Assieme per l'addio alla struttura nata per il Cagliari dello scudetto. Una serata light con scossoni rock. Si parte con i premi per Brugnera («Sono l'unico veneto con l'accento sardo»), Copparoni e Gattelli. Affetto per Ninnino Orrù, col fratello Tonino, presidente della risalita in A. Un boato accoglie Claudio Ranieri: «Qui sono diventato uomo e allenatore. Cagliari è parte indimenticabile della mia vita. Un ricordo? Le promozione e le fatiche della salvezza» dice con un filo di commozione.
Altro boato per il tecnico che centra i bersagli più freschi, Massimo Rastelli. Braccia alte per Nainggolan («Che emozione, non potrò mai dimenticare gli anni in rossoblù. Grazie a tutti»), Matri e Acquafresca. Attori di un Cagliari recente. Ma anche Bellini («Un ricordo? Il gol alla Juve»), Lamagni, Jeda, Oliveira, Cossu, Quagliozzi, Casagrande, Pulga e Cappioli scomodano l'animo dei tifosi.
Sau e Dessena aprono la lista dei capitani: Festa, Conti, Lopez, Bernardini, Villa, Tomasini. Entrano i bomber: Muzzi, 34 gol, Suazo (94 gol, in campo gioioso con il figlio Luis) e Piras, 55 gol al Sant'Elia, dietro sua maestà Gigi Riva. Il pubblico si scalda per Casagrande e Bianco, Chevanton e Pellissier (la nonna è di Lodé), Avramov e Agostini. Un saluto che sposa pallone, vittorie, fatiche e momenti bui. Peccato per i cori beceri dalla curva Nord, fischiati dalla totalità dei tifosi.
Una storia e un impianto che a ottobre sarà raso al suolo per diventare in circa tre anni un impianto Uefa4 che può ospitare la Champions. Ci sarebbe anche la partita. Ranieri guida "Casteddu": divisa bianca storica con i laccetti al collo e bordini rossoblù. Beretta i Sant'Elia Friends, in blu. Tutti con il numero 47 sulle spalle. Arbitra De Marco di Chiavari. Si parte. Oliveira («Impossibile dimenticare il Sant'Elia») sfida nello scatto Legrottaglie. Prevale il centrale. Dibitonto e Squizzi non soffrono. Roccotelli sfodera la rabona: «L'ho fatta vent'anni prima di Maradona». Tomasini ricorda il 4-1 alla Massese per l'inaugurazione dello stadio: 12 settembre 1970: «Quattro giorni dopo per la Coppa dei campioni con il Saint Etienne c'erano settantamila sardi»! Stefano Arrica ricorda papà Andrea, presidente storico. Si gioca. Matri dialoga con Nainggolan, ma segna Chevanton: 1-0 per i Friends. Scorrono sul video i gol di Riva: applauso scrosciante. Ci sono Canini e Seba Pinna, Barone e Napoli, Casagrande e Bianco, Gobbi e Negro.
In tribuna, solito posto, il presidente Giulini riceve pacche. Mezzora e va via. Lo stadio ammutolisce: sul mega schermo vanno i gol più belli segnati al Sant'Elia. In sottofondo "In my place", Coldplay. Brividi. Anche per l'appello dell'Aiasla, associazione sclerosi amiotrofica.
Pallone e solidarietà: l'incasso è loro. "Last match" scivola leggero e intenso. Fini di sinistro al volo: palla in curva. Festa colpisce la traversa. Si chiude con Casteddu in rimonta. Conti, Cossu, Nené e Suazo in tabellino. Finisce 4-1. Watt a palla per Andrea Parodi che duetta con Eros Ramazzotti. "Domo mea", la notte è lunga. Lo stadio tira l'ultimo sospiro.

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