La Nuova Sardegna

Sport

Il triplete 2015 sulla pelle e l’intera isola nel cuore 

di Giovanni Dessole
Il triplete 2015 sulla pelle e l’intera isola nel cuore 

Sette anni biancoblù vissuti con totale intensità anche lontano dal campo Con lui la Dinamo è salita in serie A, ha vinto tutto e si è fatta spazio in Europa

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Io non tremo. È solo un po' di me che se ne va” cantano gli Afterhours di Manuel Agnelli in Bye Bye Bombay. Non ha tremato Brian Sacchetti, mentre fronte microfono annunciava il suo addio alla Dinamo.
Non ha tremato Brian, anche se là, sotto muscoli e tatuaggi, il cuore ha accelerato il battito. Ha detto addio alla sua Dinamo, alla sua Sassari, dopo sette anni di vita, non solo di basket. E così, un po' di quella Dinamo, quella del primo anno in Lega A, della prima Coppa Italia, del triplete e della prima Eurolega, va via con lui, racchiusa in uno zaino di emozioni che accompagna sempre chi saluta dopo un amore intenso, grande e passionale.
Il presente lascia già spazio al futuro, il progetto va giustamente avanti, ma la Sardegna, Sassari e la Dinamo non dimenticano. Sette anni biancoblù, dal 2010 al 2017: all'inizio – per tanti – era solo il figlio di Meo, poi è diventato simbolo, perno e colonna di un progetto sportivo culminato nel tripudio tricolore. Una scalata fatta di botte prese e ricevute sotto i tabelloni, di identità e appartenenza orgogliosamente ostentate, di parole e sorrisi regalati alla sua gente, anche quando in campo andava male, anche quando c'era poco da sorridere.
Il saluto a Susanna, il cinque dato ai bambini a bordo campo, una maglia regalata ad un giovane tifoso che incredulo lo abbraccia forte per la gratitudine. Un professionista che ha stretto i denti quando lo spazio era poco ed era Meo, suo padre, a tenerlo seduto in panca. Un professionista che all'esonero del padre allenatore non ha ceduto al suo essere figlio andando avanti a braccetto con la Dinamo. La sua Dinamo. Un amore tutto sardo, quello per Manuela, dolce àncora che lo legherà per sempre all'Isola.
Tanta pallacanestro, giornate sul parquet. Ma non solo. Ha vissuto la Sardegna Brian, nella sede dei Mamuthones a Mamoiada, sui bastioni di Alghero, a Olbia, Cagliari e fra le piazzette del centro di Sassari: discreto, allegro, sorridente. Maestro della convivialità, consumata a bordo spiaggia o alla sua tavola. In campo tanta grinta e sguardo fiero anche davanti alle critiche. A quelle giuste, e a quelle ingiuste. Fuori dal campo pacatezza e consapevolezza di sé. Senza mai fuggire all'abbraccio della tifoseria, senza mai sottrarsi al firmare un autografo o scattare una foto. Bye Bye Brian, ma è palesemente un arrivederci: agli amici non si dice mai addio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative