La Nuova Sardegna

Sport

«Leicester? La mia favola è stata Cagliari» 

di Mario Frongia
«Leicester? La mia favola è stata Cagliari» 

Claudio Ranieri tra passato e futuro dopo il Last Match per l’addio allo stadio Sant’Elia. «Il progetto rossoblù mi piace»

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. «Rastelli ha fatto un lavoro enorme ma sento che qualcuno ha da dire. Ma è assurdo criticare un allenatore che ha vinto la B e con una neopromossa è arrivato undicesimo in A».
Claudio Ranieri è in forma. Abbronzato («Ero al Poetto: una meraviglia»), disponibile («Dalla Premier non firmavo tanti autografi«), attento al Cagliari e ai cagliaritani: «Mia moglie dice che quando incontro sardi mi illumino: sì, c'è un'empatia speciale». Giacca azzurra, camicia bianca, un filo di commozione nell'abbracciare Tonino Orrù («Mi ha fatto diventare tecnico e uomo»), l'allenatore rossoblù delle due promozioni (dalla C alla A, '88/91) è stato l'icona del Last Match al Sant'Elia. «Ricordi? Mille. Un Cagliari-Pisa 2-1 con lo stadio al completo e i dubbi su Cappioli acciaccato. E non scordo le lacrime a Elmas quando andai via».
L'uomo, le emozioni, i risultati. Ranieri, classe '51, difensore del Catanzaro col record di gare in A, una carriera sontuosa. Napoli, Roma e Juve, Valencia, Chelsea e Monaco. Poi, l'impresa delle imprese: lo scudetto con il "brutto anattrocolo" inglese contro i giganti dei petrolieri arabi e russi. «Col Leicester ho trovato un gruppo motivato, tosto che pian piano ci ha creduto. Piazza e tifoseria calda al punto giusto, che mi ha ricordato Cagliari, proprietà attenta e paziente. Quanto ci ho messo del mio? Buon senso, equilibrio e poco più».
Poi, l'esonero dopo la favola che ha colpito il mondo.
«La mia favola è stata a Cagliari. Venivo dal Campania Puteolana, non sapevo se da grande avrei fatto l'allenatore. Gli Orrù e il dottor Longo hanno creduto in me. La città e la società sono un parte del mio cuore».
Però?
«Essere cacciati fa parte del nostro lavoro. Certo, mi è dispiaciuto. Dopo aver vinto il titolo con una squadra mai arrivata così in alto, ti aspetti che nelle difficoltà ti venga concesso un bonus».
Invece l'hanno fatto fuori. Da chi?
«A Siviglia avevamo contrastato un club che ha vinto le ultime tre edizioni dell'Europa League: il segnale che il Leicester stava tornando. Dopo quella gara ero tranquillo. Gelosie e giochi di potere? Anche prima c'erano stati problemi all'interno del club».
Torniamo al Cagliari. Cosa ricorda dei primi tempi?
«Giocavamo all'Amsicora: dall'esterno non pare cambiato. Vedo che sorge lo stadio provvisorio e il Sant'Elia verrà rifatto da capo. Spero che fra tre anni mi invitino ancora e ringrazio il presidente Giulini per avermi chiamato».
Due anni fa le ha chiesto di allenare il Cagliari?
«No, ci siamo fatti una chiacchierata. Mi piace il progetto e le ambizioni. Il presidente sta facendo bene. E con Rastelli ha scelto al meglio: ci ho parlato, lavora sodo, ha ambizioni e umiltà. E coglie i risultati: da un allenatore cos'altro si vuole avere?»
Chi ha incontrato appena giunto in città?
«Ielpo, poi Pulga e Bernardini: un po' invecchiati e ingrassati. Proprio come me».
È vero che l'aspetta una nazionale?
«Ho ricevuto offerte, anche da nazionali, europee e non solo. Voglio pensare bene e scegliere il programma che mi appassiona di più».
Mourinho, poco dopo il suo esonero ha mostrato le iniziali C.R. sulla tuta. E ha detto che a Leicester dovrebbero intitolarle lo stadio. Sensazioni?
«Mourinho è un grande. L'ho ringraziato come si deve».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative