Shaesta e il suo volo intorno al mondo
La giovane pilota afghana ha fatto tappa a Cagliari con un monomotore: «La mia sfida è dare coraggio alle donne»
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CAGLIARI. Sabato Londra, oggi Atene. E ieri Cagliari, unica tappa in Italia. Poi Cairo, Manama, Dubai, Mumbai, Calcutta e tanti altri aeroporti. Sino al ritorno al punto di partenza, Daytona beach, in Florida.
Shaesta Waiza, ventinove anni è una pilota afghana, ma trasferita a Richmond, Stati Uniti, da quando era bambina. Da sola sta cercando di fare il giro del mondo a bordo di un piccolo aereo. Un monomotore a pistoni, appositamente equipaggiato per la coraggiosa impresa. Tanta fatica, ma anche tanta gioia. Quando è arrivata in Sardegna, aeroporto di Cagliari Elmas, alle 14, era raggiante. A riceverla il vicepresidente della Sogear, la società di gestione dello scalo, Gabor Pinna, e il direttore di Enac Sardegna, Marco Di Giugno. E sembrava, nonostante il gran caldo, fresca come una rosa.
«Sardegna, Italia, bellissimi posti – ha detto subito dopo essere scesa dal suo fedelissimo compagno di viaggio – sono contentissima di essere qui». Ma non è né un giro turistico, né una scommessa personale. Una sfida, quella sì. Per dare coraggio ad altre donne. Come lei. Per dire che ce la possono fare. A volare, a fare il giro del mondo. In senso stretto, ma anche in senso metaforico. Lontano dalle violenze, dalle limitazioni, dalle barbarie.
Lontano da quello che succede in Afghanistan: «Il burka? – ha spiegato – a Kabul c’è abbastanza libertà per le donne, ma nel resto del Paese la situazione è diversa. Poi dipende anche dalle famiglie». Un giro del mondo che suona come un invito a tutte le giovani ragazze del mondo. A guidare gli aerei.
O comunque a volare alto: «Se credete in voi stesse – ha sottolineato sull’aeroporto di Elmas – potete farcela, potete inseguire il vostro sogno e raggiungere qualsiasi cosa desideriate». Un’occasione di incontro, visti i temi comuni sulla parità di genere, che non si sono lasciate sfuggire le donne della rete Heminas e dell'Associazione Giulia Giornaliste: una delegazione ha avuto così modo di scambiare le esperienze tra i due Paesi in un colloquio, con la pilota, aperto e produttivo.
Un messaggio, quello sulle pari opportunità, lanciato anche dal sito internet Dream Soar, quartier geniale virtuale dell'impresa. «Solo lo 0,6% dei piloti sono donne. Le ragazze hanno bisogno di sapere che possono farcela».
Anche lei all'inizio credeva che il suo futuro fosse quello di sposarsi e creare una grande famiglia. E invece no: è diventata la prima pilota civile afghana. E ora è ambasciatrice non solo del volo, ma del sapere. In ogni tappa, ed alla fine saranno in tutto 28, condividerà e promuoverà l'importanza dello studio delle scienze, delle tecnologie, dell'ingegneria e della matematica. Sempre con il sorriso sulle labbra.
Shaesta Waiza, ventinove anni è una pilota afghana, ma trasferita a Richmond, Stati Uniti, da quando era bambina. Da sola sta cercando di fare il giro del mondo a bordo di un piccolo aereo. Un monomotore a pistoni, appositamente equipaggiato per la coraggiosa impresa. Tanta fatica, ma anche tanta gioia. Quando è arrivata in Sardegna, aeroporto di Cagliari Elmas, alle 14, era raggiante. A riceverla il vicepresidente della Sogear, la società di gestione dello scalo, Gabor Pinna, e il direttore di Enac Sardegna, Marco Di Giugno. E sembrava, nonostante il gran caldo, fresca come una rosa.
«Sardegna, Italia, bellissimi posti – ha detto subito dopo essere scesa dal suo fedelissimo compagno di viaggio – sono contentissima di essere qui». Ma non è né un giro turistico, né una scommessa personale. Una sfida, quella sì. Per dare coraggio ad altre donne. Come lei. Per dire che ce la possono fare. A volare, a fare il giro del mondo. In senso stretto, ma anche in senso metaforico. Lontano dalle violenze, dalle limitazioni, dalle barbarie.
Lontano da quello che succede in Afghanistan: «Il burka? – ha spiegato – a Kabul c’è abbastanza libertà per le donne, ma nel resto del Paese la situazione è diversa. Poi dipende anche dalle famiglie». Un giro del mondo che suona come un invito a tutte le giovani ragazze del mondo. A guidare gli aerei.
O comunque a volare alto: «Se credete in voi stesse – ha sottolineato sull’aeroporto di Elmas – potete farcela, potete inseguire il vostro sogno e raggiungere qualsiasi cosa desideriate». Un’occasione di incontro, visti i temi comuni sulla parità di genere, che non si sono lasciate sfuggire le donne della rete Heminas e dell'Associazione Giulia Giornaliste: una delegazione ha avuto così modo di scambiare le esperienze tra i due Paesi in un colloquio, con la pilota, aperto e produttivo.
Un messaggio, quello sulle pari opportunità, lanciato anche dal sito internet Dream Soar, quartier geniale virtuale dell'impresa. «Solo lo 0,6% dei piloti sono donne. Le ragazze hanno bisogno di sapere che possono farcela».
Anche lei all'inizio credeva che il suo futuro fosse quello di sposarsi e creare una grande famiglia. E invece no: è diventata la prima pilota civile afghana. E ora è ambasciatrice non solo del volo, ma del sapere. In ogni tappa, ed alla fine saranno in tutto 28, condividerà e promuoverà l'importanza dello studio delle scienze, delle tecnologie, dell'ingegneria e della matematica. Sempre con il sorriso sulle labbra.
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