«Battere Chris Froome? Io ci provo fino alla fine»
Fabio Aru non si accontenta del secondo posto. «La corsa è ancora molto lunga... Vado avanti sereno, e che soddisfazione vedere per strada tante bandiere sarde»
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DORDOGNE. Primo giorno di riposo al Tour de France, dopo nove tappe tutte vissute a mille all’ora. Domani si riparte e le 24 ore di stop sono state preziose per tirare il fiato. E per riordinare le idee. Le ha chiarissime Fabio Aru. Lo scalatore di Villacidro, secondo in classifica a 18” da Froome, ieri è stato protagonista in conferenza stampa con il suo co-capitano dell’Astana, Jacob Fulgsang, quinto in classifica generale. Ma rtutti iflettori erano puntati su Aru, che ha fatto il pieno di domande.
Si rende conto dell’entusiasmo che sta scatenando in Italia e in particolare nella sua Sardegna, dove qualcuno lo paragona a Gigi Riva e ai suoi gol?
«Siamo molto concentrati, e dall’esterno non ci arriva tutto – ha risposto Aru –, ma mi rendo conto attraverso i social del seguito che sto avendo e lo noto ogni giorno su queste strade, dove sventolano tante bandiere italiane e della mia terra, e questo non può che farmi piacere. Mancano ancora due settimane, chissà... potremo fare ancora delle belle cose per il pubblico e per i tifosi. Sono loro che danno senso al ciclismo, se non ci fossero loro non ci saremmo neanche noi».
Non sono mancate le domande sulla prova di domenica, che gli ha dato il secondo posto. E Aru, dopo aver ribadito di non avere problemi con Froome («Quando ho saputo che aveva un guaio meccanico l’ho aspettato, la sua gomitata non era voluta, c’erano tanti tifosi sul bordo») ha spiegato la tattica sua e dell’Astana: «C’è stata una grande selezione in salita, e anche in discesa. Di comune accordo con Jacob abbiamo deciso di tirare per avvantaggiarci sugli uomini di classifica che erano attardati. Era Froome a dover tirare? Avevamo due interessi comuni: andare a riprendere Bartez e staccare Quintana, Contador, Martin e altri uomini fortissimi, quindi abbiamo deciso di collaborare per avvantaggiarci».
Una tappa durissima. Se il guaio meccanico fosse accaduto ad Aru, gli altri avrebbero aspettato?
«Non so, Domoulin al Giro non l’hanno aspettato. Ma in corsa ci sono state anche tante cadute, e nessuno ha aspettato».
Se le avessero deetto che dopo la prima settimana Aru sarebbe stato secondo e Fulgsang quinto?
«Siamo arrivati al primo riposo nel modo miglior e siamo molto soddisfatti di come abbiamo corso nonostante lo stress, i ritiri importanti sin dalla prima tappa e le tante cadute. Ora ci godiamo il riposo ma da domani si riattacca, il Tour dura 21 giorni».
E’ ancora possibile battere Froome? Questo Tour vuoi vincerlo?
«Froome ha dimostrato in tutti questi anni e anche adesso di essere molto forte ma alla fine mancano ancora due settimane e tutto può succedere. C’è ancora tanta strada da fare e io, con tutta l’Astana vicina, ci proverò fino alla fine».
Dopo la tappa di lunedì chi è tagliato fuori dal podio?
«Non mi sento di fare dei nomi, ho imparato che in un grande giro può succedere di tutto fino alla fine. Ricordate cosa ha fatto Quintana all’ultima Vuelta... Contador? Non lo darei fuori dai giochi, ha sempre fatto delle grandi azioni da lontano».
E Froome? E’ più o meno forte rispetto al Tour 2016?
«In questa prima settimana ha dimostrato di essere forte. La maglia gialla ce l’ha lui, quindi... massimo rispetto. Noi faremo la nostra tattica, come sempre e, lo ripeto, il Tour è ancora lungo. Finora lo spettacolo è stato bello e la gara è apertissima. Lo sarà fino alla fine».
Si rende conto dell’entusiasmo che sta scatenando in Italia e in particolare nella sua Sardegna, dove qualcuno lo paragona a Gigi Riva e ai suoi gol?
«Siamo molto concentrati, e dall’esterno non ci arriva tutto – ha risposto Aru –, ma mi rendo conto attraverso i social del seguito che sto avendo e lo noto ogni giorno su queste strade, dove sventolano tante bandiere italiane e della mia terra, e questo non può che farmi piacere. Mancano ancora due settimane, chissà... potremo fare ancora delle belle cose per il pubblico e per i tifosi. Sono loro che danno senso al ciclismo, se non ci fossero loro non ci saremmo neanche noi».
Non sono mancate le domande sulla prova di domenica, che gli ha dato il secondo posto. E Aru, dopo aver ribadito di non avere problemi con Froome («Quando ho saputo che aveva un guaio meccanico l’ho aspettato, la sua gomitata non era voluta, c’erano tanti tifosi sul bordo») ha spiegato la tattica sua e dell’Astana: «C’è stata una grande selezione in salita, e anche in discesa. Di comune accordo con Jacob abbiamo deciso di tirare per avvantaggiarci sugli uomini di classifica che erano attardati. Era Froome a dover tirare? Avevamo due interessi comuni: andare a riprendere Bartez e staccare Quintana, Contador, Martin e altri uomini fortissimi, quindi abbiamo deciso di collaborare per avvantaggiarci».
Una tappa durissima. Se il guaio meccanico fosse accaduto ad Aru, gli altri avrebbero aspettato?
«Non so, Domoulin al Giro non l’hanno aspettato. Ma in corsa ci sono state anche tante cadute, e nessuno ha aspettato».
Se le avessero deetto che dopo la prima settimana Aru sarebbe stato secondo e Fulgsang quinto?
«Siamo arrivati al primo riposo nel modo miglior e siamo molto soddisfatti di come abbiamo corso nonostante lo stress, i ritiri importanti sin dalla prima tappa e le tante cadute. Ora ci godiamo il riposo ma da domani si riattacca, il Tour dura 21 giorni».
E’ ancora possibile battere Froome? Questo Tour vuoi vincerlo?
«Froome ha dimostrato in tutti questi anni e anche adesso di essere molto forte ma alla fine mancano ancora due settimane e tutto può succedere. C’è ancora tanta strada da fare e io, con tutta l’Astana vicina, ci proverò fino alla fine».
Dopo la tappa di lunedì chi è tagliato fuori dal podio?
«Non mi sento di fare dei nomi, ho imparato che in un grande giro può succedere di tutto fino alla fine. Ricordate cosa ha fatto Quintana all’ultima Vuelta... Contador? Non lo darei fuori dai giochi, ha sempre fatto delle grandi azioni da lontano».
E Froome? E’ più o meno forte rispetto al Tour 2016?
«In questa prima settimana ha dimostrato di essere forte. La maglia gialla ce l’ha lui, quindi... massimo rispetto. Noi faremo la nostra tattica, come sempre e, lo ripeto, il Tour è ancora lungo. Finora lo spettacolo è stato bello e la gara è apertissima. Lo sarà fino alla fine».
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