«Piacere, sono Ogunseye e vivo per fare gol»
Serie C. L’attaccante dell’Olbia scalpita: «All’Inter non penso più, pronto per una grande stagione»
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OLBIA. «Robertone? Sono alto 1,90 e Robertino non ci stava bene. Chiamatemi semplicemente Roberto». Roberto, cognome Ogunseye. Mestiere: fare gol. Tanti gol, come sperano i tifosi dell’Olbia dopo aver saputo che il ragazzone di origini nigeriane, nato a Mantova, ex Inter, ha firmato un triennale con i bianchi. Fino al 2020 sarà la punta dell’Olbia. «La scelta è stata inevitabile, in questi cinque mesi mi sono trovato benissimo a Olbia e ho detto al mio procuratore che sarei stato contento di rimanere - conferma Ogunseye -. E’ vero che mi hanno cercato diverse squadre, soprattutto in serie C, ma la mia decisione è stata questa e sono felice».
All’orizzonte il sogno dell’Inter, proprietaria del cartellino dell’attaccante che ha giocato una parte dell’ultimo campionato nel Prato, sempre in Lega Pro, prima di arrivare a Olbia nel mercato di gennaio. «Che dire? L’obiettivo di qualsiasi giocatore giovane credo sia quello di arrivare prima o poi in serie A. Ma sarebbe inutile pensare all’Inter e non voglio farlo. Ora darò tutto per l’Olbia, una società che ha creduto in me e con la quale mi sono trovato benissimo». In tempi di dibattito furioso intorno allo “ius soli” e alla cittadinanza italiana per gli immigrati, Roberto Ogunseye è un esempio di integrazione, dove lo sport fa solo da corollario e il campo, qualche volta, da cattivo esempio. «Sono nato a Mantova da genitori nigeriani, mio padre arrivò in Italia nell’89 e mia madre lo raggiunse nel ’90 - racconta Roberto -. Ho fatto tutte le scuole in Italia e mi sono sempre trovato bene, mai nessun problema con i miei coetanei e non ho subìto episodi di razzismo. In campo è diverso, qualche volta ci scappa un insulto di troppo da parte di qualche stupido. Ma io cerco di non farmi distrarre, resto concentrato sulla partita e penso a giocare».
I presupposti per far bene ci sono tutti. «Vivo per il golma non mi spacco la testa se non segno - spiega Roberto -. L’interesse della squadra viene prima di tutto, il mio obiettivo rispetto all’anno scorso è quello di giocare di più. Mi sono trovato bene con i compagni di reparto».
Poi la ciliegina sulla torta, con la conferma di Mereu. «Il mister ha lavorato bene, la sua conferma è importante perché conosce i giocatori e sapremo subito con che modulo giocare.Si parte da una rosa importante e di alto livello». Con Roberto, mestiere attaccante. E il gol nel sangue.
Giandomenico Mele
All’orizzonte il sogno dell’Inter, proprietaria del cartellino dell’attaccante che ha giocato una parte dell’ultimo campionato nel Prato, sempre in Lega Pro, prima di arrivare a Olbia nel mercato di gennaio. «Che dire? L’obiettivo di qualsiasi giocatore giovane credo sia quello di arrivare prima o poi in serie A. Ma sarebbe inutile pensare all’Inter e non voglio farlo. Ora darò tutto per l’Olbia, una società che ha creduto in me e con la quale mi sono trovato benissimo». In tempi di dibattito furioso intorno allo “ius soli” e alla cittadinanza italiana per gli immigrati, Roberto Ogunseye è un esempio di integrazione, dove lo sport fa solo da corollario e il campo, qualche volta, da cattivo esempio. «Sono nato a Mantova da genitori nigeriani, mio padre arrivò in Italia nell’89 e mia madre lo raggiunse nel ’90 - racconta Roberto -. Ho fatto tutte le scuole in Italia e mi sono sempre trovato bene, mai nessun problema con i miei coetanei e non ho subìto episodi di razzismo. In campo è diverso, qualche volta ci scappa un insulto di troppo da parte di qualche stupido. Ma io cerco di non farmi distrarre, resto concentrato sulla partita e penso a giocare».
I presupposti per far bene ci sono tutti. «Vivo per il golma non mi spacco la testa se non segno - spiega Roberto -. L’interesse della squadra viene prima di tutto, il mio obiettivo rispetto all’anno scorso è quello di giocare di più. Mi sono trovato bene con i compagni di reparto».
Poi la ciliegina sulla torta, con la conferma di Mereu. «Il mister ha lavorato bene, la sua conferma è importante perché conosce i giocatori e sapremo subito con che modulo giocare.Si parte da una rosa importante e di alto livello». Con Roberto, mestiere attaccante. E il gol nel sangue.
Giandomenico Mele
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