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Oggi si scala l’Izoard, l’unica tattica è l’attacco

BRIANCON. «Quando sto bene, attacco». Ieri Fabio Aru proprio bene non stava, ma oggi dovrà attaccare, perché è l’ultima occasione. C’è l’Izoard, poi l’avvicinamento a Parigi con la cronometro di...

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BRIANCON. «Quando sto bene, attacco». Ieri Fabio Aru proprio bene non stava, ma oggi dovrà attaccare, perché è l’ultima occasione. C’è l’Izoard, poi l’avvicinamento a Parigi con la cronometro di Marsiglia, un terreno non proprio congeniale al Cavaliere dei Quattro Mori.

Meglio la montagna, e che montagna. Oggi o la va o la spacca. Anche Bardet e Uran cercheranno di far saltare il Banco, ma il capitano dell’Astana avrà una motivazione in più: tornare sul podio, tornare davanti in quella posizione che ha meritato e ha costruito con un grande Tour de France, che un momento di defaillance non può rovinare.

O la va o la spacca. Aru avrà la gamba per farcela? Dovrà provare in ogni caso, prendere i suoi rischi e attaccare, perché quarto o settimo cambia poco, e lui punta più in alto. In alto come l’Izoard, dove oggi 178 km dopo la partenza da Briancon si conclude la diciottesima tappa.

Per 120 chilometri solo pianura, a Saint-Paul-sur-Ubaye la scalata al Col du Vars, Gpm di prima categoria, 9.3 chilometri con una pendenza media del 7.5%. Discesa, 20 km calmi e a 14 chilometri dall’arrivo la strada sale nuovamente verso l’Izoard, una delle salite più dure dell’intero Tour. Pendenza media del 7.3%, nei primi 7 chilometri possono farla tutti, poi si sale fino a oltre il 10 in un deserto di pietre e polvere in occasione dell’unico, breve tratto in contropendenza a due chilometri dall’arrivo.

E’ l’ultima difficoltà del Tour, e presenta tutte le caratteristiche per far segnare distacchi importanti.

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