«Il pallone sardo cresce, parola di presidente»
di Mario Carta
«Nessuna defezione nelle iscrizioni rispetto all’anno scorso, sintomo di vitalità» I problemi principali riguardano gli impianti e il settore femminile che stenta
4 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Otto mesi, non un’intera stagione agonistica ma abbastanza per stilare un bilancio. Il suo primo bilancio da presidente della Figc sarda. E quello che disegna Gianni Cadoni – 55 anni, commerciante cagliaritano di origini macomeresi, dirigente di società e poi dirigente federale dal 2012, promosso il 26 novembre 2016 sulla prima poltrona del calcio sardo –, è un pallone mezzo pieno.
«Sì, è stato un anno assolutamente positivo – esordisce Cadoni –. Siamo entrati in corsa dopo un breve commissariamento e abbiamo scoperto di avere il sostegno dell’intero movimento. I campionati si sono conclusi nel modo migliore e sono stati tutti campionati di buon livello. Ora siamo al giro di boa e ripartiamo alla grande: tutte le squadre si sono ri-iscritte».
Nessuna defezione, un segnale di buona salute.
«Certo: l’anno scorso si erano arrese in 35, e negli ultimi otto anni avevamo perso in tutto un centinaio di società. Anche questo vuol dire che abbiamo lavorato bene».
Però avete fatto marcia indietro rispetto al progetto di unificare Seconda e Terza categoria. Non funzionava? E’ un’ammissione di colpa? E’ un problema di soldi?
«I soldi sono importanti ma non sono la causa della nostra decisione. L’iscrizione in Seconda costa 2800 euro, quella in Terza grazie alla promozione della Figc nazionale alle nuove affiliate costerà appena 1800 rispetto ai 2600 previsti inizialmente. L’idea era quella di rifare la Terza più avanti, ma non potevamo non approfittarne».
Quindi non la vede come una marcia indietro.
«No, perché non lo è. Tre anni fa quando avevamo deciso per l’accorpamento c’era un’altra situazione, dovevamo creare dei gironi geograficamente omogenei, eravamo in un momento di recessione. Ora la situazione sta cambiando, in Sardegna ci sono 155 comuni che non hanno una squadra di calcio, noi abbiamo contattato le amministrazioni civiche e in 60 si sono dette interessate, mentre in una cinquantina non ci sono le condizioni oggettive per poter ripartire. E con la Terza riporteremo le retrocessioni dalla Seconda, i campionati cresceranno di livello».
State soffrendo la concorrenza dei campionati amatoriali? La Terza è il vostro modo di reagire e stare al passo?
«Già ad oggi abbiamo una trentina di iscrizioni alla Terza. Siamo sicuri di poter fare due gironi nel Cagliaritano, un paio nel Nord Sardegna e forse uno al centro. Poi, io considero amatoriali le competizioni che riguardano chi supera i 35 anni mentre noi anche per la Terza puntiamo sui giovani, sicuri di poter fare in modo che tanti di loro così non passeranno la domenica buttati su una panchina».
I problemi non sono mancati, ma sembra che gli arbitri siano stati presi un po’ meno di mira.
«E’ vero, bisogna ancora lavorarci ma la situazione è migliorata. Proseguiremo con gli incontri con le società, i capitani e gli allenatori. Anche con loro stiamo facendo squadra».
Il Centro federale di Sa Rodia può essere sfruttato meglio?
«Deve essere sfruttato meglio. Siamo all’anno zero, ora deve diventare la casa del calcio sardo. Il Comune di Oristano fra un po’ ci darà anche gli uffici».
Due squadre sarde in serie C, dietro il Cagliari. Si cresce?
«Rispetto al passato recente, sì. E’ salito il Budoni in D, il Muravera ha buone possibilità di essere ripescato...»
E la Torres, la società più antica dell’isola, è sempre nei guai.
«Penso che sia un momento, i nuovi dirigenti sono capaci. La Torres merita di ritornare al più presto dove merita, cioé in alto».
Varcato il mare, i bravi giovani sardi si perdono.
«Prima era così, adesso meno. Le nostre rappresentative al Trofeo delle Regioni si sono fatte onore, stiamo crescendo. Adesso dobbiamo salire un altro scalino».
Anche il calcio femminile non va.
«E’ stata una scommessa persa, ora vogliamo rilanciarla. Siamo già ripartiti dalla C, per la prossima stagione speriamo di avere almeno una decina di squadre».
Altro punto dolente: gli impianti.
«E’ un punto dolente che non riguarda noi, ma stiamo comunque dialogando con le amministrazioni comunali. E’ un problema specialmente nei grossi centri, dove anche cinque squadre si affollano in un solo campo mentre a poca distanza magari ci sono impianti abbandonati».
Il suo proposito per la prossima stagione.
«Aumentare tutti i numeri e ripartire con più società. Già questo vuol dire crescere, sono fiducioso».
«Sì, è stato un anno assolutamente positivo – esordisce Cadoni –. Siamo entrati in corsa dopo un breve commissariamento e abbiamo scoperto di avere il sostegno dell’intero movimento. I campionati si sono conclusi nel modo migliore e sono stati tutti campionati di buon livello. Ora siamo al giro di boa e ripartiamo alla grande: tutte le squadre si sono ri-iscritte».
Nessuna defezione, un segnale di buona salute.
«Certo: l’anno scorso si erano arrese in 35, e negli ultimi otto anni avevamo perso in tutto un centinaio di società. Anche questo vuol dire che abbiamo lavorato bene».
Però avete fatto marcia indietro rispetto al progetto di unificare Seconda e Terza categoria. Non funzionava? E’ un’ammissione di colpa? E’ un problema di soldi?
«I soldi sono importanti ma non sono la causa della nostra decisione. L’iscrizione in Seconda costa 2800 euro, quella in Terza grazie alla promozione della Figc nazionale alle nuove affiliate costerà appena 1800 rispetto ai 2600 previsti inizialmente. L’idea era quella di rifare la Terza più avanti, ma non potevamo non approfittarne».
Quindi non la vede come una marcia indietro.
«No, perché non lo è. Tre anni fa quando avevamo deciso per l’accorpamento c’era un’altra situazione, dovevamo creare dei gironi geograficamente omogenei, eravamo in un momento di recessione. Ora la situazione sta cambiando, in Sardegna ci sono 155 comuni che non hanno una squadra di calcio, noi abbiamo contattato le amministrazioni civiche e in 60 si sono dette interessate, mentre in una cinquantina non ci sono le condizioni oggettive per poter ripartire. E con la Terza riporteremo le retrocessioni dalla Seconda, i campionati cresceranno di livello».
State soffrendo la concorrenza dei campionati amatoriali? La Terza è il vostro modo di reagire e stare al passo?
«Già ad oggi abbiamo una trentina di iscrizioni alla Terza. Siamo sicuri di poter fare due gironi nel Cagliaritano, un paio nel Nord Sardegna e forse uno al centro. Poi, io considero amatoriali le competizioni che riguardano chi supera i 35 anni mentre noi anche per la Terza puntiamo sui giovani, sicuri di poter fare in modo che tanti di loro così non passeranno la domenica buttati su una panchina».
I problemi non sono mancati, ma sembra che gli arbitri siano stati presi un po’ meno di mira.
«E’ vero, bisogna ancora lavorarci ma la situazione è migliorata. Proseguiremo con gli incontri con le società, i capitani e gli allenatori. Anche con loro stiamo facendo squadra».
Il Centro federale di Sa Rodia può essere sfruttato meglio?
«Deve essere sfruttato meglio. Siamo all’anno zero, ora deve diventare la casa del calcio sardo. Il Comune di Oristano fra un po’ ci darà anche gli uffici».
Due squadre sarde in serie C, dietro il Cagliari. Si cresce?
«Rispetto al passato recente, sì. E’ salito il Budoni in D, il Muravera ha buone possibilità di essere ripescato...»
E la Torres, la società più antica dell’isola, è sempre nei guai.
«Penso che sia un momento, i nuovi dirigenti sono capaci. La Torres merita di ritornare al più presto dove merita, cioé in alto».
Varcato il mare, i bravi giovani sardi si perdono.
«Prima era così, adesso meno. Le nostre rappresentative al Trofeo delle Regioni si sono fatte onore, stiamo crescendo. Adesso dobbiamo salire un altro scalino».
Anche il calcio femminile non va.
«E’ stata una scommessa persa, ora vogliamo rilanciarla. Siamo già ripartiti dalla C, per la prossima stagione speriamo di avere almeno una decina di squadre».
Altro punto dolente: gli impianti.
«E’ un punto dolente che non riguarda noi, ma stiamo comunque dialogando con le amministrazioni comunali. E’ un problema specialmente nei grossi centri, dove anche cinque squadre si affollano in un solo campo mentre a poca distanza magari ci sono impianti abbandonati».
Il suo proposito per la prossima stagione.
«Aumentare tutti i numeri e ripartire con più società. Già questo vuol dire crescere, sono fiducioso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
