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È la Costa Smeralda l’«America» sarda dei velisti cagliaritani

di Sergio Casano
È la Costa Smeralda l’«America» sarda dei velisti cagliaritani

In sei avevano scelto la Gallura alla fine degli Anni Settanta Hanno tutti fatto fortuna e i loro figli sono dei campioni

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CAGLIARI. «La nostra America è in Gallura o meglio in Costa Smeralda». I migranti della vela si confessano e raccontano la loro esperienza di "emigrati", siano stagionali o stanziali.

I cagliaritani Alberto Diaz, Davide Gessa, Peppino Murgia, Marco Barabino, Giancarlo Cojana, Roberto Rubiu sono arrivati in Gallura tra la fine degli anni Settanta e Ottanta. Alcuni di loro hanno un palmares importante, come Alberto Diaz, che tra il 1978 e il 1980 conquistò tre titoli italiani di windsurf, una disciplina che proprio in quegli anni vide protagonisti anche a livello internazionale diversi surfisti di Marina Piccola, quali Emanuela Mascia e Paola Toschi, salite sul tetto più alto del mondo delle classi Windsurfer e Mistral: «Posso definirmi un pioniere ante litteram della Costa Smeralda - dice Alberto Diaz, 65 anni, velista ancora in attività (lo scorso maggio si è classificato settimo, in coppia con Stefano Cecere, nel campionato italiano Hobie Cat 16 ) –, posso vantarmi di aver inventato a Porto Rotondo i primi servizi sulla spiaggia. Il primo gommone a noleggio in spiaggia libera l'ho portato io, così come le biciclette e i motorini per i turisti che arrivavano con i loro yacht. Ho iniziato nel 1979 quasi per gioco, creando una piccola società con Peppino Murgia, un velista di talento, un timoniere dei 4.70 e dei monotipo della classe J 24. Sono sincero, devo molto alla Costa Smeralda perchè mi ha cambiato la vita».

Era un campione della tavola a vela, Alberto Diaz, il primo italiano ad aggiudicarsi il titolo nazionale, che pur facendo l'imprenditore non trascurò la sua grande passione, tanto che nel 1982 aprì nella famosa spiaggia di Ira, Porto Rotondo, una scuola di windsurf: «Andò subito bene, anche perché il windsurf stava esplodendo – spiega Alberto Diaz – e trovava il consenso di tanti giovanissimi, molti dei quali turisti. Poi, durante la gestione della scuola vela, arrivò la chiamata della Federazione, che mi nominò istruttore della squadra di windsurf per il quadriennio olimpico che si concluse alle Olimpiadi di Los Angeles. Avevo seguito l'azzurro Klaus Maran, non c'erano donne nella nazionale, arrivarono nel successivo quadriennio, dove nella squadra femminile ebbi l'onore di allenare anche Alessandra Sensini».

Dieci anni dopo l'arrivo di Alberto Diaz, nel 1989, approdò in Costa Smeralda un altro velista cagliaritano: Marco Barabino. Poco più che ventenne, era reduce da due mondiali in Australia, il primo con la deriva Laser a Sidney, il secondo a Fremantle, in coppia con il fratello Antonio, che gli fece da prodiere a bordo del catamarano della classe olimpica Tornado: «Facemmo lo stesso team in una società di servizi a Porto Rotondo, dove sempre con mio fratello Antonio, cinque anni più grande di me, iniziai una attività di charter, noleggio di imbarcazioni. Ormai l'azienda è cresciuta e può contare su una flotta di 15 barche d'altura dai 10 ai 16 metri, che ora ha trovato ormeggio a Portisco». Ma la passione per la vela è grande per Marco Barabino, tanto che nel 2010, anno di nascita dello Yacht Club Olbia, cominciò l'attività di istruttore federale. Nel circolo gallurese vide subito crescere tanti piccoli grandi velisti, come Lorenzo Bassu e suo figlio Cesare, che già nel 2011 dimostrò subito le sue grandi capacità aggiudicandosi a soli 10 anni la Coppa Primavela, battesimo in campo agonistico per i baby velisti della classe Optimist. anche il titolo mondiale gallurese, ha orgogliose origini cagliaritane. Sarde.

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