Con un “tutor” così Cagliari già sogna un bellissimo derby
Presidente Giovanni Zucca, che stagione sogna e invece, realisticamente, che stagione sarà quella della Academy, novità totale del basket italiano e della A2?«Sogno una grande stagione, in un...
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Presidente Giovanni Zucca, che stagione sogna e invece, realisticamente, che stagione sarà quella della Academy, novità totale del basket italiano e della A2?
«Sogno una grande stagione, in un campionato con tante squadre e i playoff da buon agonista sogno il massimo. Realisticamente, invece, siamo un’assoluta novità quindi è d’obbligo essere prudentissimi: l’obiettivo è difendere la serie A, ma prima di tutto legittimare la nostra presenza».
Il roster è da chiudere. Quale vuole che sia il punto di forza, e qual è un eventuale motivo di preoccupazione?
«Il punto di forza vorrei fosse l’entusiasmo dei nostri giovani. Il rischio è quello insito in una realtà come la nostra, che nasce assolutamente da zero anche come squadra».
Manca ancora qualcosa?
«Il pivot. Sarà americano, e sarà una scelta decisiva. Per il resto procediamo su tutto, e la presenza della Nazionale ci ha dato anche una mano per mettere a punto qualche dettaglio legato al palasport».
Esordienti sì, ma sotto l’ala della Dinamo.
«E’ bellissimo poter contare su un’organizzazione così rodata per qualsiasi problema, dal contratto con un americano a tutto il resto. A Cagliari il grande basket mancava da troppi anni, 37. E noi per qualsiasi necessità possiamo contare sugli amici della Dinamo, e sulla loro profonda esperienza».
I suoi rapporti con il presidente della Dinamo, Sardara?
«Una enorme stima per la persona e per quel che ha fatto. E ritengo sia reciproca. Siamo in totale sintonia».
Dinamo, Academy e una sola Sardegna. C’è spazio per entrambe?
«Certo, nessuna sottrae niente all’altra, anzi è un arricchimento reciproco. Un matrimonio perfetto. Le risorse economiche? Abbiamo fatto i nostri calcoli, dobbiamo vedere come risponderà la città ma i segnali sono incoraggianti. Fra poco partiremo con gli abbonamenti ».
Le due tifoserie legheranno?
«Prima di tutto bisogna costruire una tifoseria a Cagliari, e ci siamo: una delle domande che mi fanno più di frequente è se la Academy giocherà in contemporanea con la Dinamo. Vogliono seguirle tutte e due. Anche per questo abbiamo chiesto di giocare il sabato alle 20.30».
All’insegna della sinergia, ma gli scambi saranno a senso unico?
«No, noi avremo i giovani dalla Dinamo ma qui saremo uno stimolo e porteremo tanti giovani di Cagliari – e non solo – da noi, per far crescere tutto il basket sardo. E un giorno sarà la Academy a dare i giocatori alla Dinamo. E’ uno degli obiettivi comuni con Stefano. Il binario corre sia in un senso che nell’altro».
La Academy in serie A...
«Sarebbe un derby splendido, con grande rispetto per Sassari che è su altissimi livelli. Ma non è uno scenario incompatibile e non è da escludere. La Academy fa sul serio, e l’operazione partita con Stefano Sardara non comporta ostacoli di questo tipo».
Quanto c’è di Stefano Sardara nella Academy?
«Il fondamentale imput iniziale, una scelta di grande coraggio. Ed è stato bellissimo che una volta chiusa l’operazione ci abbia fatto capire che lui vuole dedicarsi al 100 per 100 alla Dinamo e ai suoi altissimi obiettivi in Europa e in Italia, e che qui a Cagliari noi dovremo camminare con le nostre gambe. Sempre con l’esperienza della struttura Dinamo a disposizione».
«Sogno una grande stagione, in un campionato con tante squadre e i playoff da buon agonista sogno il massimo. Realisticamente, invece, siamo un’assoluta novità quindi è d’obbligo essere prudentissimi: l’obiettivo è difendere la serie A, ma prima di tutto legittimare la nostra presenza».
Il roster è da chiudere. Quale vuole che sia il punto di forza, e qual è un eventuale motivo di preoccupazione?
«Il punto di forza vorrei fosse l’entusiasmo dei nostri giovani. Il rischio è quello insito in una realtà come la nostra, che nasce assolutamente da zero anche come squadra».
Manca ancora qualcosa?
«Il pivot. Sarà americano, e sarà una scelta decisiva. Per il resto procediamo su tutto, e la presenza della Nazionale ci ha dato anche una mano per mettere a punto qualche dettaglio legato al palasport».
Esordienti sì, ma sotto l’ala della Dinamo.
«E’ bellissimo poter contare su un’organizzazione così rodata per qualsiasi problema, dal contratto con un americano a tutto il resto. A Cagliari il grande basket mancava da troppi anni, 37. E noi per qualsiasi necessità possiamo contare sugli amici della Dinamo, e sulla loro profonda esperienza».
I suoi rapporti con il presidente della Dinamo, Sardara?
«Una enorme stima per la persona e per quel che ha fatto. E ritengo sia reciproca. Siamo in totale sintonia».
Dinamo, Academy e una sola Sardegna. C’è spazio per entrambe?
«Certo, nessuna sottrae niente all’altra, anzi è un arricchimento reciproco. Un matrimonio perfetto. Le risorse economiche? Abbiamo fatto i nostri calcoli, dobbiamo vedere come risponderà la città ma i segnali sono incoraggianti. Fra poco partiremo con gli abbonamenti ».
Le due tifoserie legheranno?
«Prima di tutto bisogna costruire una tifoseria a Cagliari, e ci siamo: una delle domande che mi fanno più di frequente è se la Academy giocherà in contemporanea con la Dinamo. Vogliono seguirle tutte e due. Anche per questo abbiamo chiesto di giocare il sabato alle 20.30».
All’insegna della sinergia, ma gli scambi saranno a senso unico?
«No, noi avremo i giovani dalla Dinamo ma qui saremo uno stimolo e porteremo tanti giovani di Cagliari – e non solo – da noi, per far crescere tutto il basket sardo. E un giorno sarà la Academy a dare i giocatori alla Dinamo. E’ uno degli obiettivi comuni con Stefano. Il binario corre sia in un senso che nell’altro».
La Academy in serie A...
«Sarebbe un derby splendido, con grande rispetto per Sassari che è su altissimi livelli. Ma non è uno scenario incompatibile e non è da escludere. La Academy fa sul serio, e l’operazione partita con Stefano Sardara non comporta ostacoli di questo tipo».
Quanto c’è di Stefano Sardara nella Academy?
«Il fondamentale imput iniziale, una scelta di grande coraggio. Ed è stato bellissimo che una volta chiusa l’operazione ci abbia fatto capire che lui vuole dedicarsi al 100 per 100 alla Dinamo e ai suoi altissimi obiettivi in Europa e in Italia, e che qui a Cagliari noi dovremo camminare con le nostre gambe. Sempre con l’esperienza della struttura Dinamo a disposizione».
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