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Dieci anni di alti e bassi prima dello shock Pallotta

TEMPIO. Non è la prima volta che il Tempio sparisce dalle scene, era successo anche 10 anni fa. Dopo aver vinto il titolo di campione d’Italia la squadra allora allenata da Ninni Corda, promossa in...

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TEMPIO. Non è la prima volta che il Tempio sparisce dalle scene, era successo anche 10 anni fa. Dopo aver vinto il titolo di campione d’Italia la squadra allora allenata da Ninni Corda, promossa in Serie C, era stata radiata per non aver presentato la fidejussione di iscrizione e retrocessa in Prima categoria. L'Unione Sportiva Tempio era ripartita fondendosi con il Pausania dando vita alla Sef Tempio, che alla guida di Paoletto Cossu vinse il campionato di Prima. Sulla panchina dei galletti in Promozione si erano avvicendati prima Luca Raineri, che fu sconfitto ai playoff, e poi Gianni Mureddu che sfiorò la risalita nel campionato 2011-’12, al termine del quale la squadra venne comunque ripescata in Eccellenza. Con Mureddu in panchina, il Tempio si salvò il primo anno dopo lo spareggio playout con l’Alghero, retrocedendo l’anno dopo con Gianni Addis richiamato in panchina nel girone di ritorno. Dopo 2 stagioni in Promozione con Addis alla guida, due anni fa l’arrivo di Amedeo Cassitta con Pietro Fara alla presidenza. Poi nell’ultima stagione, dopo l'abbandono di Fara e la sciagurata idea di affidare la dirigenza a Marco Pallotta e Giovanni Carta, Cassitta ha chiuso nelle posizioni di testa il girone di andata, per essere esonerato e sostituito da Carlo Nativi dopo che i giocatori erano andati via perché non avevano mai ricevuto i rimborsi pattuiti. E Nativi con un manipolo di ragazzi è riuscito ha regalare al Tempio la salvezza diretta.

Ultimo atto le dimissioni farsa di Pallotta datate 31 maggio, poi ritirate quando una cordata presieduta dall’avvocatessa Liguori si era dichiarata disposta a rilevare la squadra. Proprio quell’11 luglio nella sede della società si era capito che l’avventura della Sef Tempio stava arrivando ai titoli di coda. L’errore più grande è stato, forse, quello di non aver protocollato le dimissioni di Pallotta il 1° giugno. L'ennesima storia di un calcio malato e di faccendieri e allenatori con la valigia sempre pronta. (m.g.)

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