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Aru contro Nibali ma è super Froome l’uomo da battere

Aru contro Nibali ma è super Froome l’uomo da battere

Domani scatta la Vuelta, che il sardo ha vinto due anni fa «Non vedo l’ora di partire, questa corsa mi piace tanto»

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ROMA. «Siamo arrivati fin qui, alla Vuelta. Si inizia. Vedremo come sarà la mia condizione. Dopo il Tour ho riposato un po’ e non vedo l’ora che inizi questa nuova avventura in una corsa che a me piace tanto. Vi terrò aggiornati». Così un Fabio Aru particolarmente sereno, capelli corti e viso rilassato, ha salutato ieri via social i suoi fan.

Parte domani, con i 13,7 chilometri della cronometro a squadre di Nimes (Francia), la Vuelta 2017, 72ª edizione della corsa spagnola. Ventuno tappe per 3.324,1 chilometri, con arrivo a Madrid domenica 10 settembre. Cinque frazioni di montagna, 22 le squadre presenti e 198 i corridori.

L'anno scorso vinse il colombiano Nairo Quintana, che domani non sarà al via, dopo le partecipazioni fallimentari a Giro d'Italia e Tour de France. Due anni fa vinse Fabio Aru, in maglia rossa (e bandiera sarda sulle spalle) a Madrid grazie a una grande penultima tappa, nella quale – in montagna a La Morcuera – diede la paga a Dumoulin, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia.

Nell'elenco dei partenti nomi di altissimo livello. Su tutti, Chris Froome. Il britannico del Team Sky, dopo tre secondi posti (2011, 2014 e 2016) si ripresenta al via con lo scopo dichiarato di sfatare il tabù Vuelta, forte del successo al Tour. Più volte è andato vicino a doppiare il successo e questa sembra la volta buona. «Sento di aver lasciato qualcosa di incompiuto con questa corsa - ha detto Froome - Quest'anno ho buone sensazioni. Puntare alla doppietta Tour/Vuelta ci dà grandi motivazioni e penso che mai abbiamo affrontato la corsa con un team tanto forte».

Ma è attesa anche la prova di Alberto Contador, che sulle strade di casa chiuderà la sua prestigiosa carriera e cercherà di farlo da protagonista, nella corsa che ha vinto tre volte, l'ultima nel 2014.

Tra gli azzurri, due nomi su tutti: Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Entrambi hanno già vinto la Vuelta. Lo Squalo nel 2010 e il sardo cinque anni dopo. Compagni di squadra dal 2013 al 2016 all’Astana, prima che Nibali passasse alla Bahrein Merida, non hanno mai avuto modo di confrontarsi da avversari e, mentre Nibali ha saltato la Grande Boucle per puntare tutto sulla corsa spagnola e si è allenato molto in altura, la condizione di Aru - quinto al Tour, dove ha indossato anche la maglia gialla per due giorni e quella a pois per uno - è più difficile da decifrare. Ha badato soprattutto a mantenere lo stato di forma, senza sobbarcarsi una preparazione specifica. E assicura che come sempre darà il massimo, senza fare programmi ma scoprendosi tappa dopo tappa. Di certo, Fabio Aru è soddisfatto della squadra che gli è stata cucita addosso dalla Astana con la quale – assicura –, non ci sono conflitti di alcun tipo, anche se sembra scontato che lo scalatore di Villacidro al termine della stagione lascerà la formazione kazaka per la Uae Emirates o, in alternativa, la Trek Segafredo.

E poi c'è Romain Bardet. Secondo e terzo negli ultimi due Tour, è per la prima volta al via della corsa spagnola. Talento e duttilità lo pongono tra i protagonisti, anche se il corridore dell'AG2R prima di questa stagione – come d’altronde Fabio Aru –, non aveva mai preso parte a due grandi giri, e soprattutto non a due grandi Giri uno attaccato all’altro. Come reagirà allo sforzo di queste ulteriori tre settimane, su strade generose di salite e con temperature molto elevate? «Mi sento maturo - ha detto il francese - Le mie ambizioni saranno diverse dal Tour, ma spero di poter dire la mia nelle tappe che mi piacciono».



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