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Sos Torres: overbooking al Vanni Sanna

di Antonio Ledà
Sos Torres: overbooking al Vanni Sanna

Il presidente Sechi lancia un grido di allarme: «Non c’è nessun accordo, impossibile l’alternanza fra tre squadre»

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SASSARI. A meno di un mese dall’avvio del campionato in casa Torres arrivano i primi riscontri sulla squadra allestita dalla nuova dirigenza ma arrivano, anche, le prime polemiche. E non di poco conto. A rompere il silenzio è il numero uno della società rossoblù Salvatore Sechi.

Presidente è soddisfatto del mercato?

«Direi di sì. Ho visto la squadra nelle due amichevoli contro l’Arzachena e il San Teodoro e devo dire che mi ha fatto una bella impressione. Ho portato a Sassari ragazzi motivati che hanno subito capito quale sarà la mentalità che deve avere la Torres».

La spieghi anche a noi.

«Siamo in Eccellenza ma io lavoro come se dovessimo affrontare un campionato tra i professionisti. Ho chiesto ai ragazzi e tutto lo staff serietà, attaccamento alla maglia e il massimo rispetto dei ruoli. La Torres deve tornare a essere un esempio per tutti. Anche se c’è chi continua a remare contro o, a essere buoni, a non remare per nulla».

Che cosa vuol dire?

«Ho letto le dichiarazioni rilasciate l’altro ieri dal presidente della Torres femminile in merito a un presunto accordo per la condivisione dello stadio Vanni Sanna tra le due società rossoblù e il Latte Dolce. Le cose non sono esattamante così».

Però c’è stata una riunione in Comune sulla gestione dello stadio. E c’era anche lei...

«Quando sono arrivato era già tutto deciso. Ho l’impressione che la mia presenza sia servita solo per avvallare scelte prese in altre stanze che io non condivido».

Ma avrà spiegato la sua posizione.

«L’ho fatto eccome. Io conosco benissimo i problemi legati all’utilizzo dello stadio perchè, per anni, mi sono occupato proprio del Vanni Sanna quando la Torres era in serie C1. Ho fatto presente che non è possibile far giocare tre squadre sullo stesso impianto per motivi di calendario. Due possono chiedere di alternare le partite in casa e quelle fuori, ma la terza?»

Obiezione sacrosanta. E la risposta?

«Fumosa e molto preoccupante. Mi hanno detto di aspettare l’ufficializzazione dei calendari e poi di rivederci. Ma mi hanno anche già detto che qualcuno dovrà rassegnarsi a giocare qualche partita in casa su un altro campo. Dato per scontato che il Latte Dolce giocherà sempre al Vanni Sanna per problemi di omologazione ad alternarci dovremo essere noi e la femminile».

Ma nessun altro dei presenti ha detto nulla?

«Lasciamo perdere. E’ deprimente pensare che la Torres sia arrivata a questo punto dopo aver giocato, nei suoi 114 anni di storia, sempre nello stadio di casa».

Che cosa è successo in queste ultime settimane? Alla presentazione della società si respirava il clima delle grandi occasioni e qualche giorno fa un mare di gente ha applaudito la squadra in piazza Sant’Apollinare. Ci siamo persi qualche passaggio?

«La verità è che abbiamo sentito tante belle parole ma ancora non ho visto un atto concreto a sostegno del nostro progetto. Al momento non abbiamo a disposizione neanche un metro quadro di strutture comunali. Ci stiamo pagando i campi dove si allenano i ragazzini e quel poco che siamo riusciti ad ottenere per la prima squadra lo abbiamo avuto con autorizzazioni provvisorie, di poche ore. Mi creda è una situazione deprimente».

Che cosa è rimasto nella sede sociale di via Romita?

La sede di via Romita è chiusa. La concessione con la vecchia Torres scadeva il 31 luglio e a quella data Piraino ha restituito le chiavi al Comune. Noi siamo in attesa dell’assegnazione e nel frattempo ci stiamo arrangiando negli uffici della mia azienda in via Luna e Sole. Però le lascio immaginare i disagi con i tesserati e i genitori dei ragazzini costretti a condividere gli spazi con i miei dipendenti. Una situazione assolutamente provvisoria».

Si è già pentito di aver provato a salvare la Torres?

«No. Io sono uno che non si arrende facilmente, tanto meno di fronte a ingiustizie così palesi».

Che soluzione propone?

«Non voglio sostituirmi a nessuno però è evidente che tre squadre al Vanni Sanna non possono giocare. Il Latte Dolce non ha altri campi perchè non ci sono strutture omologate per la serie D ma il campo del Latte Dolce (tra l’altro comunale) può benissimo ospitare partite di altri campionati».

Non lo ha detto ma sta pensando alla Torres femminile?

«Io dico che la Torres ha sempre giocato nel suo stadio e che non sarà sotto la mia presidenza che smetterà di farlo. Piuttosto rinunceremo a giocare accettando lo 0-3 a tavolino».

Nessun margine di trattativa?

«Ma al Comune sanno cosa significa spostare il “mondo Torres” dal Vanni Sanna a un qualsiasi campo di periferia o in un paese vicino? Hanno capito di che cosa stanno parlando? Hanno idea delle difficoltà pratiche e dei risvolti sociali di un scelta del genere? Io credo di no».

C’è ancora qualche settimana per risolvere il problema. In fondo stiamo parlando di persone che hanno tutto l’interesse a trovare un accordo.

«Mi auguro che sia così. E dico subito che continuerò a combattere per i diritti di una società che è già stata calpestata da dirigenti non di questa città e per i suoi tifosi che hanno pagato un prezzo salatissimo per colpe non loro. La presentazione della squadra alla vigilia della discesa di candelieri ha confermato una volta di più l’attaccamento della città alla Torres. Io ho l’obbligo di difenderne il prestigio e quello che la maglia rossoblù rappresenta per la storia sportiva di Sassari».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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