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Il ringhio di Bonucci: «Non temo la Spagna, possiamo batterla»

Il ringhio di Bonucci: «Non temo la Spagna, possiamo batterla»

Il difensore del Milan guarda con fiducia alla sfida di sabato e ritrova gli ex compagni della Juve: «Rimangono amici»

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FIRENZE. La Spagna non fa paura. E se lo dice Leonardo Bonucci, uno che di grandi sfide se ne intende, c'è da crederci. «Sarà dura e loro sono fortissimi, ma noi abbiamo voglia di stupire, non partiamo battuti» ringhia il neo capitano del Milan. Non servono a suo dire alchimie speciali per provare a fermare i campioni spagnoli a iniziare da Sergio Ramos che Bonucci non esita a definire «il miglior difensore al mondo. Occorreranno corsa, sacrificio e umiltà. E fare squadra dando tutti il meglio di noi stessi. Abbiamo mostrato già in passato di potercela giocare, per questo la Spagna ci rispetta. Siamo un bel mix di vecchi e giovani. E l'adrenalina ci aiuterà a sopperire la condizione che ora non può essere al 100%».

Nel clan azzurro si respira insomma grande fiducia e non solo perché in Italia c'è un promettente ricambio generazione: «Nel mio ruolo penso a Romagnoli, Rugani, Caldara e pure al giovane Romagna del Cagliari. Negli altri reparti ci sono Pellegrini, Verratti, Insigne, Belotti per cui mio figlio stravede. Insomma, il futuro è roseo. Comunque io mi auguro di restare in azzurro almeno altri 5-6 anni» sorride Bonucci mentre scalda i motori in attesa di Morata & c. «Bello sentire il ct Ventura che è eccitato, pure io lo sono. Sfidare i migliori ti dà sempre una grande carica. E la partita di sabato somiglia a quella dell'Europeo 2016». Per la cronaca: contro gli iberici finì 2-0 per l'Italia. «Ma è inutile vincere a Madrid se poi non batteremo Israele».

Dopo aver lasciato la Juve ha ritrovato a Coverciano i compagni di “vita e di campo”. Ovvero Buffon, Barzagli e Chiellini: «Le nostre strade si sono divise ma loro rimangono amici, gente che mi ha fatto crescere. Non si cancella di colpo un rapporto di 7 anni. E poi condividiamo ancora la Nazionale, l'intesa resta». Il suo passaggio al Milan non è stato indolore. «Ci volevano coraggio e attributi per fare questa scelta. Ora sono felice. Ed essere capitano è un grande onore e una doppia responsabilità. C'è stato un momento esatto che mi ha portato a certe valutazioni - spiega l'ex bianconero senza entrare nei dettagli (ma il riferimento è alla tribuna punitiva in Champions a Oporto dopo un battibecco con Allegri nella gara col Palermo) - Siamo andati d'amore e d'accordo fino a fine stagione poi ognuno per la sua strada». Di qui polemiche e pure insulti via web: «Siamo in un'era in cui tutti possono parlare e scrivere di tutto. Ed è brutto sentire cattiverie gratuite su persone che non c'entrano nulla. Serve un serio esame di coscienza generale».

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