Poddighe dice basta: «Lascio il pentathlon, ho la sclerosi»
Sassari, il pluricampione italiano rivela di essere malato dal 2015. «Ho 30 anni, diventerò maestro di scherma»
SASSARI. Da qualche giorno Fabio Poddighe ha aggiunto cinque chiodi in casa, appendendoci spada, frustino, pistola, scarpette e costume da bagno. Il pluricampione italiano di pentathlon e punto fermo della nazionale ha infatti deciso di dire basta, a 30 anni appena compiuti.
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Ma non certo per mancanza di stimoli. «A marzo 2015 – spiega Poddighe – una mattina appena sveglio vedevo doppio dall’occhio destro. Sono stati ricoverato per accertamenti, e dopo tutti gli esami del caso la diagnosi è stata di sclerosi multipla».
Come ha preso questa notizia?
«Ovviamente non bene. Era un periodo per me molto buono, dopo tre prove di Coppa del Mondo era primo nel ranking della manifestazione. Così ho continuato, tenendo il problema sotto controllo con una terapia farmacologica, ed informando la Fipm in vista dei controlli antidoping. Ma il mese dopo al campionato italiano e non so neanche come ho finito la gara, ed anche nella finale di Coppa sono arrivato agli ultimi posti».
Ormai però era iniziato il periodo preolimpico.
«Riccardo De Luca era già qualificato, restavamo in corsa io e Pierpaolo Petroni per un altro posto. Ma la Coppa 2016 è andata male, nella seconda tappa a Rio de Janeiro, con quasi 40 gradi, mi ha fermato un colpo di calore, i miei problemi si acuiscono ad alte temperature. Così alla fine ad andare alle Olimpiadi è stato Petroni».
Nonostante la delusione ha avuto una grande reazione.
«A giugno ho vinto il mio quarto campionato italiano assoluto, e a luglio a Sofia sono arrivati il quinto posto individuale e la medaglia d’oro a squadre».
Da lì cos’è cambiato?
«Per tanti problemi fisici ho saltato tutta la Coppa 2017, agli Europei non mi sono qualificato e ho rinunciato ai mondiali perché si svolgevano ad agosto al Cairo. Troppo caldo. Così ho iniziato a pensare seriamente al ritiro. Le gare internazionali più importanti si svolgono in piena estate, e quasi sempre in posti molto caldi. Inutile allora allenarsi tanto per poi vanificare tutto in gara. Mi sono preso un mese di tempo per decidere, e l’ho fatto».
Perché raccontare tutto solo adesso?
«Perché finché ho gareggiato non volevo che fosse un alibi in caso di risultati mancati.Il bilancio di otto anni di pentathlon? Sono soddisfatto dei risultati ottenuti a livello nazionale. Per quelli internazionali invece qualche rammarico c’è, penso davvero che senza questo problema qualche altra medaglia sarebbe potuta arrivare».
Resterà nel mondo della sport?
«Certo, ho cominciato il percorso per diventare maestro di scherma, e quindi oltre ad insegnarla farò anche qualche gara. La competizione mi piace, d’altronde gareggio da quando avevo dodici anni».
Fabio Fresu
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