Vuelta, Lopez re a Sierra Nevada
Fabio Aru si accontenta dell’undicesima piazza e scivola al settimo posto nella classifica generale
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ALCALÀ LA REAL. Il colombiano Miguel Angel Lopez Moreno ha vinto la 15esima tappa della Vuelta di Spagna di ciclismo, partita da Alcalá la Real e conclusa a Sierra Nevada dopo 129,4 chilometri di grande battaglia.
Il corridore dell’Astana si è imposto per distacco a oltre 2.500 metri di quota, tagliando il traguardo a braccia alzate e precedendo di 36” il russo Ilnur Zakarin. Terzo l’olandese Wilko Kelderman che ha preceduto a sua volta il colombiano Esteban Chaves, quinto Chris Froome. Vincenzo Nibali è giunto sul traguardo al settimo posto, con un distacco di 53” dal vincitore e a 6” dal capitano del Team Sky. Fabio Aru si è dovuto accontentare dell’11esima piazza, a 1’02” dal compagno di squadra Lopez. Froome, dopo la tappa di oggi, che precede il secondo giorno di riposo, conserva il primo posto nella classifica generale, con un vantaggio di 1’01” su Nibali, 2’08” su Zakarin, 2’11” su Kelderman e 2’39” su Chaves, che chiude la top 5. Aru mantiene il settimo posto, ma con un ritardo di 3’24” dalla maglia rossa. «La condizione non è al 100 per cento – ha scritto su twitter Aru – ma la grinta non manca! Tengo duro anche per vivere fino in fondo l’esperienza di due grandi giri consecutivi...».
È stato il primo arrivo oltre quota 2000 di questa Vuelta, al termine di una salita di oltre 15 chilometri, con pendenze non impossibili ma continue. In questo scenario, per certi versi lunare, condito anche da pioggia e freddo, Vincenzo Nibali ha provato per la prima volta veramente a far saltare il banco. I suoi attacchi a meno 10 chilometri e a meno 2 hanno innescato l’azione decisiva del colombiano Miguel Angel Lopez, dell’Astana, che ha vinto solitario con 14" di vantaggio sullo stesso Nibali, Froome e Wilco Keldermann.
La prima vera tappa di montagna ha però detto molto. Anche se non è uscito il nome del sicuro vincitore della Vuelta, alcuni personaggi finora in corsa per il podio ne escono fortemente ridimensionati. I due contendenti, i duellanti per eccellenza sono Nibali e Froome.
Al termine dei 187,5 chilometri dall’undicesima tappa, il corridore del Team Bahrain-Merida si ritrova secondo in classifica (a 1'19" dalla maglia rossa) e con un bilancio sicuramente positivo.
Il Team Sky, guidato da Nieve e Moscon, ha recuperato subito, mentre Froome ondeggiava pericolosamente in fondo ai migliori. Unico, positivo, effetto di questo allungo è stato l’aver isolato Chavez e De La Cruz, oltre a recuperare i fuggitivi Atapuma e Bardet. Ne fa le spese anche Fabio Aru, sorpreso dall'allungo e costretto, per i 10 chilometri finali, a una stenua difesa delle posizioni. Al termine perderà 1'15" dai big.
A questo punto solo la tappa di sabato, con arrivo a Sierra de La Pandera (1830 metri) e quella di domenica a Alto Hoya de la Mora (2510 metri) potranno dire veramente come stanno le cose.
Il corridore dell’Astana si è imposto per distacco a oltre 2.500 metri di quota, tagliando il traguardo a braccia alzate e precedendo di 36” il russo Ilnur Zakarin. Terzo l’olandese Wilko Kelderman che ha preceduto a sua volta il colombiano Esteban Chaves, quinto Chris Froome. Vincenzo Nibali è giunto sul traguardo al settimo posto, con un distacco di 53” dal vincitore e a 6” dal capitano del Team Sky. Fabio Aru si è dovuto accontentare dell’11esima piazza, a 1’02” dal compagno di squadra Lopez. Froome, dopo la tappa di oggi, che precede il secondo giorno di riposo, conserva il primo posto nella classifica generale, con un vantaggio di 1’01” su Nibali, 2’08” su Zakarin, 2’11” su Kelderman e 2’39” su Chaves, che chiude la top 5. Aru mantiene il settimo posto, ma con un ritardo di 3’24” dalla maglia rossa. «La condizione non è al 100 per cento – ha scritto su twitter Aru – ma la grinta non manca! Tengo duro anche per vivere fino in fondo l’esperienza di due grandi giri consecutivi...».
È stato il primo arrivo oltre quota 2000 di questa Vuelta, al termine di una salita di oltre 15 chilometri, con pendenze non impossibili ma continue. In questo scenario, per certi versi lunare, condito anche da pioggia e freddo, Vincenzo Nibali ha provato per la prima volta veramente a far saltare il banco. I suoi attacchi a meno 10 chilometri e a meno 2 hanno innescato l’azione decisiva del colombiano Miguel Angel Lopez, dell’Astana, che ha vinto solitario con 14" di vantaggio sullo stesso Nibali, Froome e Wilco Keldermann.
La prima vera tappa di montagna ha però detto molto. Anche se non è uscito il nome del sicuro vincitore della Vuelta, alcuni personaggi finora in corsa per il podio ne escono fortemente ridimensionati. I due contendenti, i duellanti per eccellenza sono Nibali e Froome.
Al termine dei 187,5 chilometri dall’undicesima tappa, il corridore del Team Bahrain-Merida si ritrova secondo in classifica (a 1'19" dalla maglia rossa) e con un bilancio sicuramente positivo.
Il Team Sky, guidato da Nieve e Moscon, ha recuperato subito, mentre Froome ondeggiava pericolosamente in fondo ai migliori. Unico, positivo, effetto di questo allungo è stato l’aver isolato Chavez e De La Cruz, oltre a recuperare i fuggitivi Atapuma e Bardet. Ne fa le spese anche Fabio Aru, sorpreso dall'allungo e costretto, per i 10 chilometri finali, a una stenua difesa delle posizioni. Al termine perderà 1'15" dai big.
A questo punto solo la tappa di sabato, con arrivo a Sierra de La Pandera (1830 metri) e quella di domenica a Alto Hoya de la Mora (2510 metri) potranno dire veramente come stanno le cose.
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