Dallo Stallaggio alla Sardegna Arena
di Enrico Gaviano
I rossoblù hanno cambiato una dozzina di stadi in cent’anni, l’Amsicora nel cuore
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CAGLIARI. Sarà un po’ come tornare indietro nel tempo. La Sardegna Arena che ospiterà per alcuni campionati (due o tre) il Cagliari è semplicemente lo stadio di Is Arenas trasportato al fianco del Sant’Elia. Con qualche miglioramento in particolari non irrilevanti come spogliatoi, sala stampa e un fantastico corridoio multimediale che, nelle viscere dello stadio, racconta la storia della squadra. Roba da brividi.
Gli stadi rossoblù. Per una singolare coincidenza, l’esordio nella “Sardegna Arena” quasi coincide, a 97 anni di distanza, con la prima partita del Cagliari nella sua storia. L’8 settembre del 1920 i rossoblù, allora in maglia bianca, affrontarono sul terreno dello Stallaggio Meloni, la Torres. Vinse il Cagliari 5-2 con tripletta di Fichera. Quel giorno nessuno poteva immaginare che nell’arco di cent’anni il Cagliari avrebbe cambiato stadio una dozzina di volte. Dopo quattro anni si passò al campo di via Pola. Lo stadio è immerso nel cuore popolare della città in cui si combatterono epiche battaglie calcistiche sopratutto a livello regionale.
L’Amsicora. Nel 1951 l’approdo all’Amsicora, lo stadio che ha costruito il mito della squadra rossoblù. Dopo un paio d’anni il Cagliari sfiora la serie A, perdendo lo spareggio con la Pro Patria. Era il 1954. Occorrerà attendere 10 anni . Il sogno diventò realtà nel 1964 Silvestri in panchina e Riva in campo. L’Amsicora è la roccaforte che in sei stagioni di massima serie regala addirittura lo scudetto con Scopigno, Riva, Nenè, Albertosi e compagnia. L’addio al vecchio stadio nel 1970 è da leggenda.
Il Sant’Elia. Nasce con una capienza di 67 mila spettatori. Altri tempi. La sua storia lunga 47 anni è fatta di alti e bassi: caduta sino alla serie C e risalita in A. Storia altalenante per la squadra e per l’impianto. Che subisce un primo intervento per Italia ’90, costringendo la squadra allenata da Ranieri, a giocare qualche partita di nuovo all’Amsicora.
Gli altri traslochi. Dopo il ritorno al Sant’Elia e la doppia promozione dalla C alla A, arriva Cellino. Che inizia a pensare a un nuovo stadio. Intanto la squadra nel 2003-2004 (in B), fa quasi tutto il campionato a Tempio. Nel frattempo il presidente chiede e richiede di poter rifare lo stadio Sant’Elia. Niente da fare. Così nel 2012 inizia l’esilio: 25 partite passando prima per Trieste e anche a Parma poi a Is Arenas, avventura che si trasforma presto in un incubo. Infine il ritorno al Sant’Elia nell’ottobre 2013. Dove si è vissuto ancora un’altra retrocessione, il ritorno in A e la salvezza conquistata nell ’ultimo torneo.
Gli stadi rossoblù. Per una singolare coincidenza, l’esordio nella “Sardegna Arena” quasi coincide, a 97 anni di distanza, con la prima partita del Cagliari nella sua storia. L’8 settembre del 1920 i rossoblù, allora in maglia bianca, affrontarono sul terreno dello Stallaggio Meloni, la Torres. Vinse il Cagliari 5-2 con tripletta di Fichera. Quel giorno nessuno poteva immaginare che nell’arco di cent’anni il Cagliari avrebbe cambiato stadio una dozzina di volte. Dopo quattro anni si passò al campo di via Pola. Lo stadio è immerso nel cuore popolare della città in cui si combatterono epiche battaglie calcistiche sopratutto a livello regionale.
L’Amsicora. Nel 1951 l’approdo all’Amsicora, lo stadio che ha costruito il mito della squadra rossoblù. Dopo un paio d’anni il Cagliari sfiora la serie A, perdendo lo spareggio con la Pro Patria. Era il 1954. Occorrerà attendere 10 anni . Il sogno diventò realtà nel 1964 Silvestri in panchina e Riva in campo. L’Amsicora è la roccaforte che in sei stagioni di massima serie regala addirittura lo scudetto con Scopigno, Riva, Nenè, Albertosi e compagnia. L’addio al vecchio stadio nel 1970 è da leggenda.
Il Sant’Elia. Nasce con una capienza di 67 mila spettatori. Altri tempi. La sua storia lunga 47 anni è fatta di alti e bassi: caduta sino alla serie C e risalita in A. Storia altalenante per la squadra e per l’impianto. Che subisce un primo intervento per Italia ’90, costringendo la squadra allenata da Ranieri, a giocare qualche partita di nuovo all’Amsicora.
Gli altri traslochi. Dopo il ritorno al Sant’Elia e la doppia promozione dalla C alla A, arriva Cellino. Che inizia a pensare a un nuovo stadio. Intanto la squadra nel 2003-2004 (in B), fa quasi tutto il campionato a Tempio. Nel frattempo il presidente chiede e richiede di poter rifare lo stadio Sant’Elia. Niente da fare. Così nel 2012 inizia l’esilio: 25 partite passando prima per Trieste e anche a Parma poi a Is Arenas, avventura che si trasforma presto in un incubo. Infine il ritorno al Sant’Elia nell’ottobre 2013. Dove si è vissuto ancora un’altra retrocessione, il ritorno in A e la salvezza conquistata nell ’ultimo torneo.
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