Vuelta, l’apoteosi di Froome
Per il 32enne di Sky storica doppietta con il Tour. Secondo posto di Nibali, Aru chiude tredicesimo
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MADRID. Apoteosi Froome a Madrid, il primo brittanico a vincere la corsa spagnola. Il 32enne di Sky arriva così a quota 5 grandi giri vinti, dopo i 4 Tour, ed è il primo della storia a fare la doppietta nella stessa stagione da quando (1995) la Vuelta si corre come terzo grande giro.
Secondo posto per Vincenzo Nibali: il 32enne siciliano della Bahrain-Merida raggiunge così quota 10 podi nei grandi giri (4 vittorie, 3 secondi posti, 3 terzi), un record per i corridori in attività. Terzo posto finale per il russo Ilnur Zakarin: per il portacolori della Katusha-Alpecin è invece il primo podio nei grandi giri. Solo tredicesimo Fabio Aru. Questa edizone della Vuelta passerà anche alla storia come una delle più azzurre di sempre. Tre italiani sul podio di Madrid, con Matteo Trentin che conquista l’ultima tappa con una volata superba e per due miseri punticini non strappa proprio a Froome (che ha disputato l’ultima volata) anche la maglia verde. È stata la Vuelta di Nibali, secondo, che ha sempre aggredito l’inglese nelle salite lunghe e in discesa cedendo in quelle brevi e a cronometro. Il siciliano della Bahrain-Merida è salito per la decima volta sul podio in una corsa di tre settimane - tre mesi dopo il terzo posto al Giro - affiancando Gino Bartali e superando Fausto Coppi (9). Davanti a lui solo Felice Gimondi (12). Vincendo ad Andorra, lo Squalo ha portato a 12 i successi di giornata tra Giro, Tour e Vuelta: primo non velocista al mondo tra i corridori in attività. Ora il messinese preparerà il mondiale norvegese, jolly nella formazione che Davide Cassani sta costruendo su Viviani e Trentin. Poi chiusura di stagione al Lombardia che si disputa sullo stesso durissimo tracciato in cui, nel 2015, Vincenzo realizzò un capolavoro tattico e di coraggio. Quella 2017 non è stata, purtroppo, la Vuelta di Fabio Aru. Il campione di Villacidro è arrivato alla partenza senza passare per il tradizionale ritiro in altura, su indicazioni del nuovo coach, il compagno Tiralongo. La scelta non ha dato i frutti sperati: Aru ha corso in affanno fin dalla prima tappa. I rapporti già tesi con Astana sono diventati pessimi sulla salita di Los Machuchos, dove Fabio si è ritrovato, unico del team, a pedalare durissimo con rapporti sbagliati. Deprecabile errore del meccanico, ha spiegato Astana. Ceduta la fascia di capitano al colombiano Lopez, risalito orgogliosamente fino all’ottavo posto, Aru è poi crollato davanti all’Angliru, uscendo dai primi 10 della classifica. Tra i big del ciclismo è l’unico a non avere un contratto 2018: la firma con la Emirates di Beppe Saronni, annunciata per inizio agosto, ancora non c’è.
Secondo posto per Vincenzo Nibali: il 32enne siciliano della Bahrain-Merida raggiunge così quota 10 podi nei grandi giri (4 vittorie, 3 secondi posti, 3 terzi), un record per i corridori in attività. Terzo posto finale per il russo Ilnur Zakarin: per il portacolori della Katusha-Alpecin è invece il primo podio nei grandi giri. Solo tredicesimo Fabio Aru. Questa edizone della Vuelta passerà anche alla storia come una delle più azzurre di sempre. Tre italiani sul podio di Madrid, con Matteo Trentin che conquista l’ultima tappa con una volata superba e per due miseri punticini non strappa proprio a Froome (che ha disputato l’ultima volata) anche la maglia verde. È stata la Vuelta di Nibali, secondo, che ha sempre aggredito l’inglese nelle salite lunghe e in discesa cedendo in quelle brevi e a cronometro. Il siciliano della Bahrain-Merida è salito per la decima volta sul podio in una corsa di tre settimane - tre mesi dopo il terzo posto al Giro - affiancando Gino Bartali e superando Fausto Coppi (9). Davanti a lui solo Felice Gimondi (12). Vincendo ad Andorra, lo Squalo ha portato a 12 i successi di giornata tra Giro, Tour e Vuelta: primo non velocista al mondo tra i corridori in attività. Ora il messinese preparerà il mondiale norvegese, jolly nella formazione che Davide Cassani sta costruendo su Viviani e Trentin. Poi chiusura di stagione al Lombardia che si disputa sullo stesso durissimo tracciato in cui, nel 2015, Vincenzo realizzò un capolavoro tattico e di coraggio. Quella 2017 non è stata, purtroppo, la Vuelta di Fabio Aru. Il campione di Villacidro è arrivato alla partenza senza passare per il tradizionale ritiro in altura, su indicazioni del nuovo coach, il compagno Tiralongo. La scelta non ha dato i frutti sperati: Aru ha corso in affanno fin dalla prima tappa. I rapporti già tesi con Astana sono diventati pessimi sulla salita di Los Machuchos, dove Fabio si è ritrovato, unico del team, a pedalare durissimo con rapporti sbagliati. Deprecabile errore del meccanico, ha spiegato Astana. Ceduta la fascia di capitano al colombiano Lopez, risalito orgogliosamente fino all’ottavo posto, Aru è poi crollato davanti all’Angliru, uscendo dai primi 10 della classifica. Tra i big del ciclismo è l’unico a non avere un contratto 2018: la firma con la Emirates di Beppe Saronni, annunciata per inizio agosto, ancora non c’è.
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