La scommessa di Erittu Maludrottu all’angolo e il tricolore nel mirino
di Gianni Bazzoni
Il massimo leggero di Porto Torres si rimette in gioco a fine novembre il match (forse a Sassari) per il titolo italiano
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SASSARI. Pronto per una nuova sfida e per giocarsi alla pari le chance per la conquista del titolo italiano dei massimi leggeri. Tore Erittu ha deciso di andare avanti e di cambiare ancora. Una scelta tutta sarda, carica di umiltà e di passione per uno sport che è la sua vita: da qualche giorno ha accanto Simone Maludrottu - per otto volte campione d’Europa dei pesi gallo e protagonista di una sfortunata scalata al titolo mondiale in Giappone nel 2008 - e il maestro Egidio Pellegrino di Olbia, uno che di pugilato internazionale e di sfide importanti se ne intende.
«É così, ricomincio da capo. Riparto da zero, con umiltà e in una delle migliori scuole di pugilato della Sardegna. Simone non ha certo bisogno di presentazioni: c’era stato un contatto qualche anno fa, poi non se ne era fatto niente. Ora ho chiesto di poter condividere con loro questa nuova avventura. E hanno accettato con entusiasmo, sono carico a pronto a dare tutto. A 36 anni, con un fisico integro, mi alleno come un ragazzino e sono pronto per tentare l’impresa».
La sfida a Simone Federici, attuale campione in carica, è lanciata. «Sono sfidante supplente – racconta Erittu – davanti a me c’è l’amico fraterno Giacobbe Fragomeni che è intenzionato a fare altre scelte, per cui diciamo che ci siamo».
L’incontro potrebbe concretizzarsi a fine novembre, tre le piazzi ipotizzate: Parma, Roma e Sassari.
«É evidente che mi piacerebbe molto giocare a Sassari – prosegue Erittu – ma cambia poco. Non è il posto che conta». Il pugile di Porto Torres mostra serenità e grande equilibrio: «Avere Simone Maludrottu all’angolo è uno stimolo a fare ancora meglio. Lui è un campione vero, umile, semplice, con valori importanti. Anche io sono così. Ho pensato a lui e a Pellegrino perché mi riportano al mio ambiente, al punto da dove sono partito, al mio maestro Alberto Mura, un uomo che non ho mai dimenticato. É sempre con me».
Non si guadagna dalla boxe, Tore Erittu lo sa bene. «Non in Italia – dice - da noi il professionismo non esiste. Io sono un folle, ma il pugilato per me è uno stile di vita. La mia vita si svolge in palestra, tutto ruota in quel circuito. Il ring mi ha formato, ho imparato sempre a ricominciare dopo le cadute. Voglio fare a modo mio, dimostrare quanto valgo, emergere per l’uomo che sono. Anche come pugile».
«É così, ricomincio da capo. Riparto da zero, con umiltà e in una delle migliori scuole di pugilato della Sardegna. Simone non ha certo bisogno di presentazioni: c’era stato un contatto qualche anno fa, poi non se ne era fatto niente. Ora ho chiesto di poter condividere con loro questa nuova avventura. E hanno accettato con entusiasmo, sono carico a pronto a dare tutto. A 36 anni, con un fisico integro, mi alleno come un ragazzino e sono pronto per tentare l’impresa».
La sfida a Simone Federici, attuale campione in carica, è lanciata. «Sono sfidante supplente – racconta Erittu – davanti a me c’è l’amico fraterno Giacobbe Fragomeni che è intenzionato a fare altre scelte, per cui diciamo che ci siamo».
L’incontro potrebbe concretizzarsi a fine novembre, tre le piazzi ipotizzate: Parma, Roma e Sassari.
«É evidente che mi piacerebbe molto giocare a Sassari – prosegue Erittu – ma cambia poco. Non è il posto che conta». Il pugile di Porto Torres mostra serenità e grande equilibrio: «Avere Simone Maludrottu all’angolo è uno stimolo a fare ancora meglio. Lui è un campione vero, umile, semplice, con valori importanti. Anche io sono così. Ho pensato a lui e a Pellegrino perché mi riportano al mio ambiente, al punto da dove sono partito, al mio maestro Alberto Mura, un uomo che non ho mai dimenticato. É sempre con me».
Non si guadagna dalla boxe, Tore Erittu lo sa bene. «Non in Italia – dice - da noi il professionismo non esiste. Io sono un folle, ma il pugilato per me è uno stile di vita. La mia vita si svolge in palestra, tutto ruota in quel circuito. Il ring mi ha formato, ho imparato sempre a ricominciare dopo le cadute. Voglio fare a modo mio, dimostrare quanto valgo, emergere per l’uomo che sono. Anche come pugile».
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