Il nuovo esordio di Cossu a Cagliari non è bastato
di Enrico Gaviano
Terzo ritorno in rossoblù per il fantasista nato alla Fonsarda: «Gli applausi dello stadio? Una grandissima emozione»
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CAGLIARI. Alla veneranda età, per un caciatore, di 37 anni, Andrea Cossu si è permesso un nuovo esordio in serie A a Cagliari, davanti ai suoi tifosi. La terza volta che succede dopo quella di di dodici anni fa: settembre 2005, Cagliari-Messina 1-1, stadio Sant’Elia. Emozioni? «Un po’ – confessa – per gli applausi, che mi hanno fatto molto piacere, e perché comunque giocare a Cagliari, la mia città, con il Cagliari la squadra del mio cuore da sempre, è comunque ogni volta speciale».
Del resto Cossu ha una sotria particolare: nato nel quartiere popolare dlla Fonsarda, ha lottato per farsi spazio nella vita, sino a vestire la maglia del Cagliari. Gli è toccato girovagare un po’ prima in Sardegna poi a Verona, ma poi ha ritrovato Cagliari, diventando una bandiera. Sino ai due anni di “esilio” a Olbia dove ha prima portato la squadra bianca in C e poi, nello scorso campionato, è stato uno degli elementi fondamentali nella salvezza conquistata insieme a mister Mereu.
Gli applausi del pubblico, di tutta la Sardegna Arena, quando Rastelli lo ha inserito al 24’ della ripresa al posto dell’affaticatissimo Barella, comunicavano qualcosa a lui e ai compagni: questa è l’ultima carta per evitare la sconfitta, la seconda di fila. E in effetti Cossu la scossa ai compagni l’ha data, eccome. «Ho cercato di dare il meglio – dice – come sempre. Ma davvero la situazione non era facile. Non abbiamo avuto neanche un pizzico di buona sorte, visto che un paio di palle buone in area sono capitate. Evidentemente non era giornata».
Dalla C alla A in un respiro, dall’Olbia di nuovo a Cagliari, per portare esperienza ed equilibrio in un gruppo con tanti giovani. Uno che ha sul groppone, con quella di ieri, 248 partite in serie A ha tanto da dire ancora evidentemente. «Qui bisogna cancellare in fretta quello che è successo, via i fantasmi di queste sconfitte – sottolinea Cossu, idolo dell Curva nord – e ripartire. Come ? Io conosco solo un modo, lavorare sodo in settimana e cercare di pensare alle prossime partite».
Ma intanto c’è da spiegare questo passo falso, il secondo consecutivo in casa, che ha messo in secondo piano il buon avvio di stagione. «Sapevamo che la gara con il Chievo era molto difficile – ammette il fantasista cagliaritano –, e noi abbiamo affrontato la partita con grande concentrazione. Ma il Chievo lo conosciamo. Gioca sempre così: chiudendosi a riccio, e ripartendo. In pratica fanno la partita aspettando le tue mosse. Stavolta a loro è andato tutto bene, e a noi tutto storto»
Del resto Cossu ha una sotria particolare: nato nel quartiere popolare dlla Fonsarda, ha lottato per farsi spazio nella vita, sino a vestire la maglia del Cagliari. Gli è toccato girovagare un po’ prima in Sardegna poi a Verona, ma poi ha ritrovato Cagliari, diventando una bandiera. Sino ai due anni di “esilio” a Olbia dove ha prima portato la squadra bianca in C e poi, nello scorso campionato, è stato uno degli elementi fondamentali nella salvezza conquistata insieme a mister Mereu.
Gli applausi del pubblico, di tutta la Sardegna Arena, quando Rastelli lo ha inserito al 24’ della ripresa al posto dell’affaticatissimo Barella, comunicavano qualcosa a lui e ai compagni: questa è l’ultima carta per evitare la sconfitta, la seconda di fila. E in effetti Cossu la scossa ai compagni l’ha data, eccome. «Ho cercato di dare il meglio – dice – come sempre. Ma davvero la situazione non era facile. Non abbiamo avuto neanche un pizzico di buona sorte, visto che un paio di palle buone in area sono capitate. Evidentemente non era giornata».
Dalla C alla A in un respiro, dall’Olbia di nuovo a Cagliari, per portare esperienza ed equilibrio in un gruppo con tanti giovani. Uno che ha sul groppone, con quella di ieri, 248 partite in serie A ha tanto da dire ancora evidentemente. «Qui bisogna cancellare in fretta quello che è successo, via i fantasmi di queste sconfitte – sottolinea Cossu, idolo dell Curva nord – e ripartire. Come ? Io conosco solo un modo, lavorare sodo in settimana e cercare di pensare alle prossime partite».
Ma intanto c’è da spiegare questo passo falso, il secondo consecutivo in casa, che ha messo in secondo piano il buon avvio di stagione. «Sapevamo che la gara con il Chievo era molto difficile – ammette il fantasista cagliaritano –, e noi abbiamo affrontato la partita con grande concentrazione. Ma il Chievo lo conosciamo. Gioca sempre così: chiudendosi a riccio, e ripartendo. In pratica fanno la partita aspettando le tue mosse. Stavolta a loro è andato tutto bene, e a noi tutto storto»
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