montella rischia
La fiducia c’è ma il Milan deve vincere il derby
MILANO. La fiducia da parte della società è «massima» ed è stata rinnovata anche all'indomani della sconfitta contro la Roma, ma il tempo non abbonda per Vincenzo Montella. Fra due settimane l'allenat...
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MILANO. La fiducia da parte della società è «massima» ed è stata rinnovata anche all'indomani della sconfitta contro la Roma, ma il tempo non abbonda per Vincenzo Montella. Fra due settimane l'allenatore non può fallire l'appuntamento contro l'Inter, cruciale per la rincorsa verso la Champions League nonché per le sue stesse sorti. Un successo nel derby sarebbe la miglior medicina per una squadra che, solo per citare i problemi sollevati pubblicamente nelle analisi anti-crisi andate in scena in casa Milan, non ha ancora mentalità vincente ed è carente nella condizione atletica.
La sconfitta con la Roma è stata la meno grave delle tre collezionate in sette giornate di campionato dai rossoneri. Montella l'ha affrontata con nove nuovi acquisti, praticamente tutti quelli a disposizione, lasciando in panchina Suso, con due sole sostituzioni, decise nel finale, praticamente forzate dall'infortunio alla coscia di Kalinic (salterà il doppio impegno con la Croazia ma a Milanello sperano di recuperarlo per il derby) e dall'espulsione di Calhanoglu, che ha fatto mea culpa per la doppia ammonizione sui social network.
Contro una diretta concorrente, la squadra assemblata dall'ad Marco Fassone e dal ds Massimiliano Mirabelli con oltre 200 milioni di euro, non ha fatto una pessima figura ma ha confermato di avere più di un limite: lo dimostrano la difficoltà ad arrivare in area con i passaggi (un solo tiro su assist), la tendenza ad accontentarsi di conclusioni da fuori (7 su 10), e i soli sei falli subiti. Tuttavia, valutando la prestazione positiva rispetto ai disastri di Genova, subito dopo la sconfitta la dirigenza ha espresso massima fiducia in lui, un paio d'ore più tardi Fassone e Mirabelli si sono confrontati per una ventina di minuti a pochi metri dal prato di un San Siro ormai deserto e ieri si sono ritrovati a pranzo a Casa Milan. È stata l'ennesima occasione per esaminare lo stato di salute della squadra, delle contromisure e del sostituto di Emanuele Marra, il preparatore atletico, storico assistente di Montella, sollevato dall'incarico all'inizio della scorsa settimana. Per ora si va avanti senza scossoni, almeno fino al derby.
La sconfitta con la Roma è stata la meno grave delle tre collezionate in sette giornate di campionato dai rossoneri. Montella l'ha affrontata con nove nuovi acquisti, praticamente tutti quelli a disposizione, lasciando in panchina Suso, con due sole sostituzioni, decise nel finale, praticamente forzate dall'infortunio alla coscia di Kalinic (salterà il doppio impegno con la Croazia ma a Milanello sperano di recuperarlo per il derby) e dall'espulsione di Calhanoglu, che ha fatto mea culpa per la doppia ammonizione sui social network.
Contro una diretta concorrente, la squadra assemblata dall'ad Marco Fassone e dal ds Massimiliano Mirabelli con oltre 200 milioni di euro, non ha fatto una pessima figura ma ha confermato di avere più di un limite: lo dimostrano la difficoltà ad arrivare in area con i passaggi (un solo tiro su assist), la tendenza ad accontentarsi di conclusioni da fuori (7 su 10), e i soli sei falli subiti. Tuttavia, valutando la prestazione positiva rispetto ai disastri di Genova, subito dopo la sconfitta la dirigenza ha espresso massima fiducia in lui, un paio d'ore più tardi Fassone e Mirabelli si sono confrontati per una ventina di minuti a pochi metri dal prato di un San Siro ormai deserto e ieri si sono ritrovati a pranzo a Casa Milan. È stata l'ennesima occasione per esaminare lo stato di salute della squadra, delle contromisure e del sostituto di Emanuele Marra, il preparatore atletico, storico assistente di Montella, sollevato dall'incarico all'inizio della scorsa settimana. Per ora si va avanti senza scossoni, almeno fino al derby.
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