Maretta a Cagliari Tecnico e giocatori chiamati a rapporto
di Roberto Muretto
La dirigenza ha chiesto un immediato cambio di rotta La gara col Genoa diventa decisiva per il futuro di Rastelli
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CAGLIARI. Massimo Rastelli resta in sella ma ha una fiducia a tempo. Tommaso Giulini ha deciso che non è il momento di dare uno scossone. Il presidente del Cagliari è deluso non tanto per la sconfitta ma per l’atteggiamento passivo della squadra. Dopo la sosta alla “Sardegna Arena” arriva il Genoa, sarà questa una partita da non sbagliare per evitare ribaltoni in panchina.
Sotto esame. Non c’è solo il tecnico sul banco degli imputati, anche i giocatori hanno delle responsabilità. La società ha mandato un segnale preciso cancellando i giorni liberi. Ieri, prima dell’allenamento, c’è stato un faccia a faccia tra la dirigenza squadra e staff tecnico. Un confronto dai toni pacati che è servito per fare quadrato in un momento molto delicato. «Il gruppo e unito, posso garantire che tutti diamo il massimo», ha detto nella “pancia” del San Paolo capitan Dessena. Dalla tribuna si è avuta una sensazione diversa, quella di una squadra scarica, incapace di reagire. Una pericolosa metamorfosi in negativo cominciata col Sassuolo, proseguita col Chievo, fino alla bocciatura su tutti i fronti dell’altro ieri.
L’allenatore. «A me dispiace che dall’esterno si abbia la sensazione di scarso impegno. Posso garantire che non è così». Normale che Rastelli difenda i suoi. Fa bene a lavare i panni sporchi in casa. Ma uno col suo carattere non può accettare che si alzi bandiera bianca senza lottare. Anche se l’avversario di turno qualitativamente è superiore. Un concetto che probabilmente ieri il mister ha sviscerato nel chiuso dello spogliatoio, magari alzando la voce. Dopo la terza sconfitta di fila ci ha messo la faccia, ha giustamente detto che il suo destino è legato ai risultati e quando le cose non funzionano sa di essere il primo a pagare le conseguenze, ma questo non può essere interpretato come un alibi da chi va in campo, soprattutto se quanto studiato nel lavoro settimanale non viene applicato durante le partite.
La crisi. Non è un termine sbagliato dopo tre ko consecutivi. Ma c’è di più, il Cagliari è regredito sul piano del gioco. Se col Sassuolo un pareggio sarebbe stato meritato, col Chievo la squadra è uscita dalla partita dopo una ventina di minuti. Domenica, invece, in partita non è mai entrata. Tutto questo ha prodotto zero reti in 270’, con quattro occasioni costruite con gli emiliani, una con i clivensi, zero con gli azzurri. Un segnale preoccupante che va oltre la condizione fisica non al top. Se chi è chiamato ad accendere la luce (Joao Pedro e Cigarini) non ha acuti, la conseguenza è che i meccanismi si inceppano. Il compito di Rastelli è rioliare ingranaggi imballati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sotto esame. Non c’è solo il tecnico sul banco degli imputati, anche i giocatori hanno delle responsabilità. La società ha mandato un segnale preciso cancellando i giorni liberi. Ieri, prima dell’allenamento, c’è stato un faccia a faccia tra la dirigenza squadra e staff tecnico. Un confronto dai toni pacati che è servito per fare quadrato in un momento molto delicato. «Il gruppo e unito, posso garantire che tutti diamo il massimo», ha detto nella “pancia” del San Paolo capitan Dessena. Dalla tribuna si è avuta una sensazione diversa, quella di una squadra scarica, incapace di reagire. Una pericolosa metamorfosi in negativo cominciata col Sassuolo, proseguita col Chievo, fino alla bocciatura su tutti i fronti dell’altro ieri.
L’allenatore. «A me dispiace che dall’esterno si abbia la sensazione di scarso impegno. Posso garantire che non è così». Normale che Rastelli difenda i suoi. Fa bene a lavare i panni sporchi in casa. Ma uno col suo carattere non può accettare che si alzi bandiera bianca senza lottare. Anche se l’avversario di turno qualitativamente è superiore. Un concetto che probabilmente ieri il mister ha sviscerato nel chiuso dello spogliatoio, magari alzando la voce. Dopo la terza sconfitta di fila ci ha messo la faccia, ha giustamente detto che il suo destino è legato ai risultati e quando le cose non funzionano sa di essere il primo a pagare le conseguenze, ma questo non può essere interpretato come un alibi da chi va in campo, soprattutto se quanto studiato nel lavoro settimanale non viene applicato durante le partite.
La crisi. Non è un termine sbagliato dopo tre ko consecutivi. Ma c’è di più, il Cagliari è regredito sul piano del gioco. Se col Sassuolo un pareggio sarebbe stato meritato, col Chievo la squadra è uscita dalla partita dopo una ventina di minuti. Domenica, invece, in partita non è mai entrata. Tutto questo ha prodotto zero reti in 270’, con quattro occasioni costruite con gli emiliani, una con i clivensi, zero con gli azzurri. Un segnale preoccupante che va oltre la condizione fisica non al top. Se chi è chiamato ad accendere la luce (Joao Pedro e Cigarini) non ha acuti, la conseguenza è che i meccanismi si inceppano. Il compito di Rastelli è rioliare ingranaggi imballati.
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