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«Riva merita di stare sul piedistallo»

di Roberto Muretto
«Riva merita di stare sul piedistallo»

Gli ex compagni Tomasini, Albertosi e Nicolai accolgono con entusiasmo la proposta di dedicare una statua al campione

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CAGLIARI. «Ma cosa penseranno i miei compagni dello scudetto?» Sono state le uniche parole dette da Gigi Riva quando gli è stato comunicato che un gruppo di tifosi voleva organizzare una petizione popolare per realizzare una statua un suo onore. Un monumento al monumento del pallone. La risposta degli “eroi” dello scudetto è stata all’unisono: «Gigi merita questo riconoscimento», hanno detto Giuseppe Tomasini, Enrico Albertosi e Comunardo Niccolai. «Gigi era il top - il commento di Tomasini - ci faceva esultare. Un uomo leale, un trascinatore, appena mi hanno parlato di questa idea l’ho accolta con grandissimo entusiasmo». Niccolai quasi si commuove: «Sono contento per il più grande campione che l’Italia abbia mai avuto. Gigi rappresenta la Sardegna, il Cagliari e tutto il nostro calcio. Realizzarla da vivo è l’idea più bella che i tifosi potessero avere». Sulla stessa lunghezza d’onda Enrico Albertosi, compagno di Riva anche in Nazionale. «L’ho saputo oggi e ho sentito una forte emozione - il commento dell’ex portiere -. Gigi è un mito, uno sportivo pulito, una persona bella dentro e fuori. Uomini così e non parlo solo del calciatore, non nascono tutti i giorni».

Gigi come Pelè. I campionissimi a cui è stata dedicata una statua in vita sono Pelè (otto in Brasile, la prima nella città natale di “o Rey”), Cristiano Ronaldo (è alta più di tre metri e si trova a Funchal, nell’isola di Madeira in Portogallo). Due le statue dedicate a Diego Armando Maradona, mentre è gigantesca l’opera che ritrae Zlatan Ibrahimovic a Stoccolma. Quattro quelle che immortalano il campione ungherese Ferenc Puskas.

Gigi e la Sardegna. Si è innamorato di Cagliari quasi subito. Nell’isola ha trovato il suo habitat naturale, rinunciando a guadagnare una montagna di milioni pur di non lasciare una città che gli è entrata nel cuore. In quegli anni non andare alla Juventus era considerata quasi lesa maestà.

Ma Riva è un mito che va oltre il pallone. All’Amsicora e anche al Sant’Elia i latitanti rischiavano le manette pur di vederlo giocare. Quando ha deciso di togliersi scarpette e pantaloncini è diventato un punto di riferimento. Si è schierato apertamente contro la demolizione dello stesso Sant’Elia. Durante la crisi economica la gente lo incontrava per strada e gli chiedeva di entrare in politica per aiutare la Sardegna a crescere. E oggi, tutti, vecchie e nuove generazioni, vogliono celebrare in vita uno sportivo. Dimostrandogli un affetto che negli anni è rimasto invariato. Anzi, forse è anche cresciuto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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