Nel Lombardia di Nibali buon settimo posto di Aru
Piazzamento di prestigio nella classica-monumento che ha chiuso la stagione Il sardo: «Ho dato tutto, una prova discreta». Ora l’annuncio del nuovo team
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COMO. Emozionare sì, come sempre. Vincere no. Fabio Aru aveva due obiettivi, nell’ultima corsa della stagione. Al Lombardia numero 111 è riuscito come sempre a strappare applausi ai suoi tifosi rimanendo in corsa fino alla fine, attaccando sull’ultima salita, ma si è dovuto accontentare del settimo posto finale. Un piazzamento di assoluto prestigio, considerato il qualificatissimo lotto di partenti. L’ultima classica-monumento della stagione l’ha vinta un Vincenzo Nibali in forma stratosferica, ma il Cavaliere dei Quattro Mori non ha sfigurato.
«Ho fatto tutto il possibile – ha detto sulla corsa il Cavaliere dei Quattro Mori –. Ho dato il meglio di me stesso, aiutato dalla squadraa. Ho avuto qualche difficoltà sulla penultima salita ma sull’ultima mi sono sentito come se avessi ancora tantissime energie, ho attaccato ma sfortunatamente era troppo tardi. In ogni modo, penso di aver disputato un buon Lombardia».
Vincenzo Nibali ha vinto il suo secondo Giro di Lombardia. Era il favorito e come favorito ha semplicemente dominato la corsa. Ha salutato il gruppo a 16 chilometri dall'arrivo, sulla salita del Civiglio, e, pennellando traiettorie superbe in discesa, ha annegato le ultime resistenze di Pinot. Secondo il francese Alaphilippe (a 28”), mentre Moscon ha regolato il gruppetto degli inseguitori, arrivato a 37”, con Aru. Per Nibali fanno 50 vittorie da professionista, numero che la dice lunga sulla sua classe.
Stagione chiusa, per Nibali e per Fabio Aru: «Era l’ultima corsa della stagione e ci ho messo gambe, testa e cuore, veramente – conclude lo scalatore di Villacidro, che lascia l’Astana e presto annuncerà il nome della sua nuova squadra –. Non ero al cento per cento ma anche quando le gambe non ci sono cerco sempre di dare il massimo, per onorare squadra, tifosi, tutti. La mia non è stata una stagione facile, l’infortunio poco prima del Giro mi ha impedito di correrlo nella mia terra, e sapete quanto ci tenevo. Spero di poter realizzare questo sogno in futuro. Per il resto, avrei potuto raccogliere di più, ma va bene così». Vanno bene il titolo di campione d’Italia, il quinto posto al Tour con due giorni in maglia gialla e uno in maglia a pois. E va bene un finale di stagione in crescendo, nonostante sin dalla Francia corresse senza il sostegno della squadra. Con la nuova casacca lo aspetta un 2018 ricco di sogni, dal mondiale delle salite a Innsbruck, al terzo Tour de France, che potrebbe preferire al Giro. O no?
«Ho fatto tutto il possibile – ha detto sulla corsa il Cavaliere dei Quattro Mori –. Ho dato il meglio di me stesso, aiutato dalla squadraa. Ho avuto qualche difficoltà sulla penultima salita ma sull’ultima mi sono sentito come se avessi ancora tantissime energie, ho attaccato ma sfortunatamente era troppo tardi. In ogni modo, penso di aver disputato un buon Lombardia».
Vincenzo Nibali ha vinto il suo secondo Giro di Lombardia. Era il favorito e come favorito ha semplicemente dominato la corsa. Ha salutato il gruppo a 16 chilometri dall'arrivo, sulla salita del Civiglio, e, pennellando traiettorie superbe in discesa, ha annegato le ultime resistenze di Pinot. Secondo il francese Alaphilippe (a 28”), mentre Moscon ha regolato il gruppetto degli inseguitori, arrivato a 37”, con Aru. Per Nibali fanno 50 vittorie da professionista, numero che la dice lunga sulla sua classe.
Stagione chiusa, per Nibali e per Fabio Aru: «Era l’ultima corsa della stagione e ci ho messo gambe, testa e cuore, veramente – conclude lo scalatore di Villacidro, che lascia l’Astana e presto annuncerà il nome della sua nuova squadra –. Non ero al cento per cento ma anche quando le gambe non ci sono cerco sempre di dare il massimo, per onorare squadra, tifosi, tutti. La mia non è stata una stagione facile, l’infortunio poco prima del Giro mi ha impedito di correrlo nella mia terra, e sapete quanto ci tenevo. Spero di poter realizzare questo sogno in futuro. Per il resto, avrei potuto raccogliere di più, ma va bene così». Vanno bene il titolo di campione d’Italia, il quinto posto al Tour con due giorni in maglia gialla e uno in maglia a pois. E va bene un finale di stagione in crescendo, nonostante sin dalla Francia corresse senza il sostegno della squadra. Con la nuova casacca lo aspetta un 2018 ricco di sogni, dal mondiale delle salite a Innsbruck, al terzo Tour de France, che potrebbe preferire al Giro. O no?
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