I 28 mesi al Massimo sulla plancia di comando
di Enrico Gaviano
Rapporto senza mezze misure con i tifosi: amato oppure pesantemente criticato Il tecnico però ha centrato l’obiettivo della promozione poi quello della salvezza
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CAGLIARI. Amato dalla tifoseria pragmatica, odiato da quella sognatrice. Con Massimo Rastelli non ci sono state mai vie di mezzo nella sua avventura a Cagliari. 28 mesi vissuti sull’altalena di un ambiente che lo ha esaltato per gli obiettivi raggiunti o lo ha pesantemente criticato perché “questa squadra non ha un gioco”. Arrivato a Cagliari il 12 giugno 2015 con il marchio di uno “che ha sempre centrato gli obiettivi”, come aveva detto lui stesso, non è stato di certo smentito dai fatti.
La serie B. Il presidente Giulini e il ds Capozucca lo avevano scelto perché il tecnico nato a Torre del Greco il 27 dicembre del 1968 aveva dimostrato nei due anni precedenti alla guida dell’Avellino di essere allenatore da serie B. E il Cagliari precipitato nella serie cadetta al primo anno della presidenza Giulini, aveva bisogno di un tecnico di quel tipo per potersi riprendere subito la serie A.
Massimo Rastelli ha centrato l’obiettivo richiesto nel modo migliore, non solo prendendosi uno dei primi due posti della classifica, ma addirittura andando a vincere il campionato cadetto, cosa mai riuscita nelle precedenti promozioni del Cagliari in serie A. Un successo arrivato sul filo di lana, con la magica rovesciata di Marco Sau sul campo della Pro Vercelli che servì a tenere un punto dietro il Crotone, anch’esso promosso.
Numeri ottimi quelli ottenuti dalla squadra, un’autentica corazzata per il campionato di B, con il tecnico che aveva a disposizione diverse alternative per tutti i ruoli. Il Cagliari ha vinto 25 delle 42 partite disputate. Eppure una parte della tifoseria ha accolto la promozione come un atto dovuto. Mugugnando a ogni frenata della squadra, sempre plausibile in un campionato difficile come quello della B, in cui manco la Juve di Buffon e Del Piero è riuscita a vincere tutte le partite.
Serie A e salvezza. La riconferma di Rastelli sulla panchina, nonostante le solite critiche, non è stata mai messa in dubbio dalla società. Rastelli, dunque, riparte per la sua prima avventura in serie A con modestia ma anche determinazione. E il campionato prende subito un’ottima piega con una serie di importanti vittorie nelle prime otto giornate, di cui tre di fila con la ciliegina dell’affermazione sul campo dell’Inter con la doppietta di Melchiorri. Ma arrivano anche una serie di sconfitte pesanti: 4-0 in casa della Juve, 5-3 e 5-0 in casa contro Fiorentina e Napoli, 5-1 sul terreno di Torni. Le imbarcate (c’è anche un 5-1 in casa contro l’Inter e un 6-2 sul terreno del Sassuolo) fanno risollevare la testa agli anti-Rastelli, ma Giulini tiene duro e conferma l’allenatore sino alla fine. Così la squadra ottiene l’11° posto, miglior risultato dell’ultimo ventennio per il Cagliari se si esclude il piazzamento con Max Allegri in panchina (nono nel torneo 2008-2009).
L’esonero. Il resto è storia dei giorni nostri. La nuova conferma del tecnico, un mercato da cui la squadra è uscita con diversi buchi da rattoppare. Le prime buone 4 partite. Poi la doppia sconfitta in casa con Sassuolo e Chievo fa incrinare i rapporti fra dirigenza e allenatore. Dopo Napoli il ko casalingo chiude i giochi. Rastelli viene esonerato, anche se le colpe non sono tutte sue.
La serie B. Il presidente Giulini e il ds Capozucca lo avevano scelto perché il tecnico nato a Torre del Greco il 27 dicembre del 1968 aveva dimostrato nei due anni precedenti alla guida dell’Avellino di essere allenatore da serie B. E il Cagliari precipitato nella serie cadetta al primo anno della presidenza Giulini, aveva bisogno di un tecnico di quel tipo per potersi riprendere subito la serie A.
Massimo Rastelli ha centrato l’obiettivo richiesto nel modo migliore, non solo prendendosi uno dei primi due posti della classifica, ma addirittura andando a vincere il campionato cadetto, cosa mai riuscita nelle precedenti promozioni del Cagliari in serie A. Un successo arrivato sul filo di lana, con la magica rovesciata di Marco Sau sul campo della Pro Vercelli che servì a tenere un punto dietro il Crotone, anch’esso promosso.
Numeri ottimi quelli ottenuti dalla squadra, un’autentica corazzata per il campionato di B, con il tecnico che aveva a disposizione diverse alternative per tutti i ruoli. Il Cagliari ha vinto 25 delle 42 partite disputate. Eppure una parte della tifoseria ha accolto la promozione come un atto dovuto. Mugugnando a ogni frenata della squadra, sempre plausibile in un campionato difficile come quello della B, in cui manco la Juve di Buffon e Del Piero è riuscita a vincere tutte le partite.
Serie A e salvezza. La riconferma di Rastelli sulla panchina, nonostante le solite critiche, non è stata mai messa in dubbio dalla società. Rastelli, dunque, riparte per la sua prima avventura in serie A con modestia ma anche determinazione. E il campionato prende subito un’ottima piega con una serie di importanti vittorie nelle prime otto giornate, di cui tre di fila con la ciliegina dell’affermazione sul campo dell’Inter con la doppietta di Melchiorri. Ma arrivano anche una serie di sconfitte pesanti: 4-0 in casa della Juve, 5-3 e 5-0 in casa contro Fiorentina e Napoli, 5-1 sul terreno di Torni. Le imbarcate (c’è anche un 5-1 in casa contro l’Inter e un 6-2 sul terreno del Sassuolo) fanno risollevare la testa agli anti-Rastelli, ma Giulini tiene duro e conferma l’allenatore sino alla fine. Così la squadra ottiene l’11° posto, miglior risultato dell’ultimo ventennio per il Cagliari se si esclude il piazzamento con Max Allegri in panchina (nono nel torneo 2008-2009).
L’esonero. Il resto è storia dei giorni nostri. La nuova conferma del tecnico, un mercato da cui la squadra è uscita con diversi buchi da rattoppare. Le prime buone 4 partite. Poi la doppia sconfitta in casa con Sassuolo e Chievo fa incrinare i rapporti fra dirigenza e allenatore. Dopo Napoli il ko casalingo chiude i giochi. Rastelli viene esonerato, anche se le colpe non sono tutte sue.
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