Meo Sacchetti: «Cara Dinamo, che bello ritrovarti»
Il coach della Vanoli ritrova i sassaresi da avversario: «Spissu in azzurro? Seguo anche lui»
SASSARI. Coach in carriera, commissario tecnico di fresca nomina, giocatore nel cuore e nell’anima. Meo Sacchetti è un giovanotto di 64 anni uno e trino: allenatore della Vanoli Cremona e della nazionale italiana che non ha mai smesso di ragionare come quando in campo c’era lui. Domenica pomeriggio con la sua squadra (di club) proverà a sbarrare la strada alla Dinamo, società con la quale in sei anni e spiccioli ha conquistato prima una promozione dalla Legadue alla serie A, poi – con una crescita impensabile – due coppe Italia, una Supercoppa italiana e uno scudetto. Dalla sua parte ci saranno altri due grandi ex, i cugini Diener, oltre a Darius Johnson Odom, visto a Sassari per alcuni mesi lo scorso anno e poi lasciato andare via senza alcun rimpianto.
Coach Sacchetti, a due anni dal suo esonero giocare contro la Dinamo per lei ha sempre un sapore particolare?
«Ma certo, ce l’avrà sempre. È chiaro che in questi casi la “prima volta” è quella che ti fa emozionare di più, soprattutto quando torni a casa, ma per fortuna c’è già stata l’anno scorso. Alla guida di Brindisi contro la Dinamo ho vinto una partita e perso l’altra. Vediamo come andrà questa volta».
La possibile reazione emotiva dei suoi tre ex sassaresi la preoccupa o la fa ben sperare?
«Drake da questo punto di vista è già vaccinato, avendo giocato più volte contro la sua ex squadra. Travis no, ma è vero come ha detto lui stesso che sarà molto più emozionante la sfida che giocheremo a Sassari».
E Johnson Odom?
«Lui sta giocando bene, ci sta dando una grossa mano con il suo atletismo e la sua facilità di vedere il canestro. Su altre cose c’è da lavorare, ma è normale».
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Com’è stato tornare ad allenare i cugini di Fond du Lac?
«Sicuramente bello e forse anche un po’ più semplice rispetto al passato. Sono ormai due giocatori maturi, due padri di famiglia. Con loro il rapporto è sempre stato ottimo, ma ora anche di più».
Travis è rientrato dopo tre anni e ancora non ha ritrovato lo smalto di un tempo. Le ha mai detto “chi te l’ha fatto fare”?
«Stare fermo per così tanto tempo non è uno scherzo, ma lui lavora e si impegna tantissimo, quindi non ho nulla da rimproverargli. Credo che soffra questa situazione, ma deve soltanto rompere il ghiaccio, deve trovare l’equilibrio giusto e sono sicuro che potrà dare tanto a questa squadra».
Drake è un suo fedelissimo.
«L’ho allenato per tanti anni in diverse squadre. Anche lui è un giocatore diverso rispetto al passato, deve essere gestito dal punto di vista fisico ma so cosa mi può dare e soprattutto è sempre il grande professionista che abbiamo sempre conosciuto».
L’obiettivo della Vanoli è la salvezza o sperate in qualcosa di più?
«Dobbiamo fare i punti che servono per salvarci, non c’è dubbio. Lotteremo con altre tre o quattro squadre per evitare l’ultimo posto. Dalle parti alte invece c’è un grosso affollamento: le squadre pretendenti per i primi quattro posti quest’anno sono davvero tante, compresa la Dinamo, che mi sembra una buonissima squadra».
Saltando di palo in frasca, cosa si prova a essere il ct della nazionale?
«Ancora devo provare l’emozione dell’esordio. Il fatto che avverrà nella città in cui ho iniziato ad allenare, Torino, contro la nazionale della Romania, dove la mia famiglia ha vissuto a lungo, sono coincidenze che di fatto chiudono un cerchio».
La convocazione di suo figlio Brian è un caso di nepotismo all’italiana?
«Esatto (ride, nrd). Ha fatto bene in questo inizio di stagione con Brescia, dovevo fare un roster lungo e l’ho preso in considerazione. Non è un premio, è una cosa meritata».
Marco Spissu potrebbe tornare utile alla sua nazionale?
«Siamo alla ricerca di giocatori che sappiano creare gioco. Lui è migliorato molto fisicamente e in campo sa stare. La lista è aperta, io seguo tutti, anche in A2. Tutti devono dimostrare sul campo di potere essere utili alla causa azzurra, e soprattutto mi piacerebbe che tutti avessero voglia di venire in nazionale».
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