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Punti d’oro per il Cagliari ma quante partenze false

di Roberto Muretto
Punti d’oro per il Cagliari ma quante partenze false

La formazione di Lopez ha incassato undici gol nei primi 15’ dei due tempi Quattro Mori più incisivi nei finali di gara: sei le reti realizzate in “zona Cesarini” 

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CAGLIARI. I 15 minuti iniziali del primo e del secondo tempo si stanno rivelando il tallone d’Achille del Cagliari. Più della metà delle reti subite finora i rossoblù le hanno incassate in questo periodo temporale delle partite. Un dato che mette in discussione il modo in cui la squadra approccia le gare. Troppe volte i match sono cominciati in salita per i rossoblù e il merito non sempre è stato degli altri. Il Cagliari ci ha messo del suo commettendo errori banali, oppure iniziando le sfide in modo timoroso, dando così coraggio all’avversario di turno. Senza tornare troppo indietro, l’altro ieri la formazione sarda si è trovata ad inseguire dopo sei minuti, complice una dormita generale su una palla inattiva. Una lacuna da colmare perchè non sempre si riesce a recuperare o capovolgere il risultato.

Contraltare. Se invece andiamo a vedere le reti realizzate dal Cagliari nello stesso lasso di tempo, sono meno di un terzo (tre su undici) di quelle segnate dopo dodici giornate di campionato. La conferma che la squadra ci mette un po’ a carburare. È un diesel che parte piano per poi prendere giri. Il problema è che se hai come obiettivo la salvezza devi sempre stare sul pezzo. Non sono ammessi cali di tensione e nemmeno rilassamenti. Lo spirito deve sempre essere battagliero e l’aggressività un’arma da mettere in campo in ogni occasione. Non sempre questo è successo. La partenza in salita è soprattutto dovuta a questo. Prima Massimo Rastelli, adesso Diego Lopez, più volte hanno messo l’accento sull’approccio, sulla mentalità che deve avere chi deve restare a galla. La squadra non ha ancora recepito completamente questi messaggi.

Momento magico. Il Cagliari si scatena in due momenti delle partite: nel secondo quarto d’ora e negli ultimi quindici minuti. In questi periodi ha segnato più della metà (sei su undici) delle reti siglate fino a questo momento. Una ulteriore conferma che la formazione isolana ha bisogno di carburare prima di esprimersi al meglio. Questo vuol dire che sul piano fisico i rossoblù stanno bene. Terminare le partite in crescendo è un ottimo segnale, significa che la preparazione è stata fatta bene. Senza dimenticare che in questi due archi di tempo, il Cagliari ha costruito il maggior numero di palle gol, ma ha concretizzato poco. Meno del quaranta per cento se si vanno a spulciare le statistiche. Il cinismo davanti alla porta è un altro dei problemi da risolvere per migliorare una classifica che non dà garanzie.

Zona Cesarini. Due le partite che la squadra di Diego Lopez ha risolto nella fase finale. La prima col Benevento (gol di Pavoletti al 94’), la seconda l’altro ieri col Verona (rete di Faragò all’85’). Sei punti preziosissimi che hanno evitato di finire nel precipizio. Un aspetto sul quale vale la pena fare una riflessione. Quella di Lopez è una squadra che ha una grande forza caratteriale. Se non fosse così, non sarebbe mai riuscita a far volgere in suo favore sfide compromesse. Col Benevento subito il gol nel recupero, i rossoblù hanno avuto la forza di reagire e colpire nell’azione successiva. Con l’Hellas, lo svantaggio iniziale e il rigore sbagliato potevano essere colpi da ko. Invece c’è stata la reazione rabbiosa, determinata, non sempre lucida ma decisa. Particolari sui quali si può costruire la salvezza, traguardo dal quale non si può prescindere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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