«A Stoccolma vinciamo sempre noi»
Il ct svedese Andersson è fiducioso: «Possiamo fare gol con più giocatori»
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STOCCOLMA. Non conosceva l'Italia e tantomeno il suo ct Ventura. L'ha studiata a fondo, dal sorteggio a oggi. Ma Jan Andersson, ct della Svezia che vuole togliere agli azzurri un posto al Mondiale, non ha alcun tipo di timore di fronte all'avversario di oggi. «Sì, lo so: la Nazionale è una superpotenza calcistica, ma non credo che il peso politico conterà. Semmai, conta che noi a Stoccolma vinciamo sempre, o quasi», la visione più che ottimistica del cinquantacinquenne tecnico.
La sua storia sembra perfetta per raccontare la Svezia di oggi: poco glamour, molto studio, risultati incontestabili. Ex calciatore di modesto livello, è stato eletto allenatore dell'anno in Svezia alla sua prima panchina in serie A, nel 2004, e nel 2012 ha riportato il Norrkoeping allo scudetto dopo 23 anni. La sua federazione lo aveva chiamato a gestire il dopo Ibra già prima di Euro 2016. Da osservatore interessato, aveva dunque visto il gol di Eder col quale gli azzurri avevano battuto la sua futura nazionale, nell'ultima sfida diretta. Non era quella l'Italia che lo interessava, e soprattutto era una Svezia diversa.
Quella di oggi non ha stelle ma giovani che hanno vinto l'Europeo U.21 e sono poi cresciuti e qualche veterano per supportarli con l'esperienza. Oggi si schiereranno con l'amato 4-4-2, unico assente lo squalificato Lustig, goleador di difesa. «Nel girone di qualificazione abbiamo segnato 26 reti, di cui 18 in casa, e con tanti giocatori diversi», ricorda all'Italia Andersson, alla vigilia dello spareggio d'andata. Segnale che Andersson crede nella grande impresa.
La sua storia sembra perfetta per raccontare la Svezia di oggi: poco glamour, molto studio, risultati incontestabili. Ex calciatore di modesto livello, è stato eletto allenatore dell'anno in Svezia alla sua prima panchina in serie A, nel 2004, e nel 2012 ha riportato il Norrkoeping allo scudetto dopo 23 anni. La sua federazione lo aveva chiamato a gestire il dopo Ibra già prima di Euro 2016. Da osservatore interessato, aveva dunque visto il gol di Eder col quale gli azzurri avevano battuto la sua futura nazionale, nell'ultima sfida diretta. Non era quella l'Italia che lo interessava, e soprattutto era una Svezia diversa.
Quella di oggi non ha stelle ma giovani che hanno vinto l'Europeo U.21 e sono poi cresciuti e qualche veterano per supportarli con l'esperienza. Oggi si schiereranno con l'amato 4-4-2, unico assente lo squalificato Lustig, goleador di difesa. «Nel girone di qualificazione abbiamo segnato 26 reti, di cui 18 in casa, e con tanti giocatori diversi», ricorda all'Italia Andersson, alla vigilia dello spareggio d'andata. Segnale che Andersson crede nella grande impresa.
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