La lettera
La solitudine del numero 1 Marino: «Dov’è Olbia città?»
OLBIA. Soddisfazione per i risultati raggiunti ma anche un po’ di amarezza per le attenzioni, inferiori alle aspettative, intorno al “Progetto Olbia”. Sono questi i sentimenti che il presidente del...
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OLBIA. Soddisfazione per i risultati raggiunti ma anche un po’ di amarezza per le attenzioni, inferiori alle aspettative, intorno al “Progetto Olbia”. Sono questi i sentimenti che il presidente del club gallurese Alessandro Marino ha messo nero su bianco in una lettera aperta alla città che non mancherà di far discutere. «Sono passati oramai due anni dal nostro arrivo a Olbia - scrive Marino – e, guardando indietro , non posso che essere orgoglioso di quanto i ragazzi e lo staff abbiano fatto e di quanto stiano facendo in questo campionato, ma anche di quello che come società, supportati dal pubblico olbiese, siamo riusciti a costruire in così poco tempo. Ad oggi, tutti gli obiettivi programmatici che ci prefissammo e che elencai in occasione della conferenza stampa di insediamento sono stati centrati. Nel novembre 2015 ci presentammo alla città con l’intento dichiarato di riportare il calcio professionistico a Olbia, di creare un nuovo brand fresco e moderno, di riqualificare con attenzione il calcio giovanile locale e di risvegliare nei tifosi una passione da troppo tempo sopita. Con investimenti importanti abbiamo conquistato la Serie C in poco più di sei mesi; lanciato e valorizzato un brand Olbia Calcio con decine di migliaia di fan; iniziato, grazie alla partnership con il Cagliari, un percorso di consolidamento della scuola calcio e del settore giovanile; e, soprattutto, ripopolato gli spalti del Nespoli, passati dalle circa 300 presenze di media che ereditammo ai 1200 spettatori di questa stagione. Ad Alessandria è stato emozionante vedere i nostri tifosi incitare la squadra nonostante la sconfitta che si stava materializzando».
«Tuttavia – continua il presidente – a distanza di due anni, è giunto il tempo di tracciare dei bilanci e delle considerazioni che esulino dagli obiettivi e dai meri risultati sportivi, ma che diano invece risposte alle prospettive e alle ambizioni di crescita del club. L’Olbia Calcio non è di proprietà né del sottoscritto né dei suoi dipendenti. È, di fatto, un bene comune della città e della regione, che dà lustro alla Sardegna a livello nazionale e che, a Olbia, in un periodo di bassa stagione, dà lavoro a circa cinquanta famiglie generando un indotto notevole per il territorio. Con grande rammarico devo prendere atto che, ai risultati sportivi e organizzativi e al mantenimento degli impegni presi dalla Società, non sta corrispondendo con uguale trasporto ed entusiasmo la partecipazione del tessuto imprenditoriale di quelle grandi imprese che hanno interessi territoriali a Olbia, così come di quelle istituzioni che in passato hanno sempre sostenuto le società sarde nei campionati professionistici. I grandi progetti non possono prescindere da una partecipazione attiva di tutte quelle forze che possono concorrere. Diversamente l’Olbia rimarrà confinata in una dimensione molto meno entusiasmante di quanto potrebbe essere. Questa indifferenza e questo senso di abbandono mi deludono e mi inducono a riflettere in merito all’opportunità di portare avanti il progetto in futuro».
«Tuttavia – continua il presidente – a distanza di due anni, è giunto il tempo di tracciare dei bilanci e delle considerazioni che esulino dagli obiettivi e dai meri risultati sportivi, ma che diano invece risposte alle prospettive e alle ambizioni di crescita del club. L’Olbia Calcio non è di proprietà né del sottoscritto né dei suoi dipendenti. È, di fatto, un bene comune della città e della regione, che dà lustro alla Sardegna a livello nazionale e che, a Olbia, in un periodo di bassa stagione, dà lavoro a circa cinquanta famiglie generando un indotto notevole per il territorio. Con grande rammarico devo prendere atto che, ai risultati sportivi e organizzativi e al mantenimento degli impegni presi dalla Società, non sta corrispondendo con uguale trasporto ed entusiasmo la partecipazione del tessuto imprenditoriale di quelle grandi imprese che hanno interessi territoriali a Olbia, così come di quelle istituzioni che in passato hanno sempre sostenuto le società sarde nei campionati professionistici. I grandi progetti non possono prescindere da una partecipazione attiva di tutte quelle forze che possono concorrere. Diversamente l’Olbia rimarrà confinata in una dimensione molto meno entusiasmante di quanto potrebbe essere. Questa indifferenza e questo senso di abbandono mi deludono e mi inducono a riflettere in merito all’opportunità di portare avanti il progetto in futuro».
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