Fabio Aru: «Ora il sogno è vestire la maglia iridata»
Nuova stagione, nuova squadra: per il campione di Villacidro il 2018 sarà l’anno della maturità tra aspettative, responsabilità e ambizioni
SASSARI. Per sognare bisogna osare, bisogna crescere, rimettersi in gioco. La stagione di Fabio Aru è ripartita in un nuovo team, la Uae di Saronni, e lui guarda al 2018. Guarda in alto, lontano. Vestite le maglie rosa, rossa, gialla e tricolore il Cavaliere dei Quattro Mori oltre a far bene in due grandi giri (Italia e Spagna, presumibilmente) per l’anno che verrà punta alla maglia iridata. Per riuscirci ha fatto una scelta drastica, e ha deciso di crescere, ancora. E’ un momento di svolta, che lo scalatore di Villacidro vive già con la solita concentrazione mixata alla serenità, perché l’una senza l’altra non servono, se vuoi continuare a essere un numero uno.
Fabio, si sente pronto?
«Sì, le vacanze sono finite. Ho ripreso a pedalare da un paio di settimane, mi sono riposato il giusto».
«Il Capodanno ciclistico è in novembre e mai come stavolta è un anno nuovo. Com'è la Uae?»
«È una squadra che ha tanti giovani che hanno voglia di emergere ma anche uomini di esperienza. E in questa squadra tutti insieme abbiamo voglia di crescere. Basta guardare la campagna acquisti..., molto buona. Sono arrivato io, sono arrivati Daniel Martin e Alexander Kristoff, è un sintomo del fatto che la Uae vuole fare il salto di qualità, e questi nomi sono un grande stimolo per tutti».
Beppe Saronni le ha chiesto di dare emozioni, di correre per divertirsi e divertire, di essere Fabio Aru, insomma. E di fare qualche corsa in più.
«Il programma ancora non lo conosco, non l'abbiamo definito. Ne parleremo presto. Poi, se in questa stagione ci sarà da fare qualche gara in più di sicuro non mi tiro indietro».
Nel 2018 un mondiale che sembra disegnato per lei, a Innsbruck.
«Sì, per il mondiale avrò un occhio di riguardo, insieme ai grandi giri. Aspetto di conoscere il percorso del Giro d'Italia, l'anno scorso mi è mancato ma va tutto studiato per bene. Nel ciclismo di oggi non si può correre alla garibaldina. Non si possono fare cento gare all'anno, non puoi essere sempre al via, specie uno come me che vuole essere competitivo nelle corse che durano tre settimane, e il mio lavoro sarà incentrato su questo aspetto anche quest'anno: da quando sono professionista ho sempre fatto due grandi giri per stagione, solo una volta ne ho corso uno soltanto. E sono già arrivato a quota otto».
Però da anni dice di volersi confrontare con le classiche, anche se per infortuni o diverse programmazioni non ha mai potuto avere una grande assiduità.
«La voglia di provarci nelle classiche c'è, anche quest'anno. Mi piacerebbe vedere cosa riesco a combinare alla Liegi».
Da ragazzino ha lasciato la Sardegna per crescere in Lombardia. Adesso, vissuta l’adolescenza sportiva all'Astana, cambia tutto. È un altro passaggio importante.
«Sì, dopo sei anni in Astana lo è, ma è giusto anche provare nuove strade e cercare nuovi stimoli. Era il momento giusto per cambiare, chiuso un ciclo se ne apre un altro, è lo sport».
Dopo essere cresciuto nella stessa squadra sale uno scalino: avrà molte più responsabilità.
«Le responsabilità ci saranno sempre, non ritengo che saranno diverse da quelle di prima. Arrivo in una squadra che da me si aspetta e pretende molto ma è giusto così, so bene cosa mi chiedono e cosa posso dare».
Che squadra si aspetta?
«Una squadra dalle potenzialità molto alte. Per ora posso dire che c'è una grande voglia di far bene, ed è il primo fattore positivo. Per il resto, ancora non ho avuto modo di conoscere tutti i compagni».
L'obiettivo numero uno del 2018 è il mondiale.
«Sicuramente è un percorso adatto a me e penso di poterci arrivare bene, preparato a puntino. Il mondiale è il punto fisso per il 2018, ma prima di decidere il programma devo vedere tante cose, cominciando dal percorso del Giro d'Italia».
La sua "Academy" a Villacidro come va?
«Procede bene, è nata da pochi mesi e ci sarà bisogno di tempo perché i giovani crescano, ma c'è un gran seguito, e gli amici della Piscine Irgas stanno facendo un grande lavoro».
La firma di Fabio Aru è quella del Cavaliere dei Quattro Mori: un brand.
«Vero, e l'intenzione è quella di farne una linea ufficiale, a partire dall'abbigliamento. Dall'anno prossimo cominceremo a portare avanti l'idea».
Da Astana e dal Kazakistan alla Uae e agli Emirati. Che mondo troverà?
«Ci sono già stato tre o quattro volte per correre, e mi è piaciuto. Da quelle parti la passione per il ciclismo sta crescendo, e poi... c'è caldo».
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