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È un Giro disegnato apposta per Aru

di Mario Carta
È un Giro disegnato apposta per Aru

Tanta montagna (ritorna il “mostro” Zoncolan) e poco cronometro, ma i pretendenti alla vittoria sono numerosi

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SASSARI. Se nel 2018 il Giro non va alla Sardegna, la Sardegna può andare al Giro. Un Giro per scalatori, un Giro per Fabio Aru. Ma anche per Chris Froome, che ieri durante la presentazione dell’edizione numero 101 ha ufficializzato la sua partecipazione. E anche un Giro per Vincenzo Nibali, secondo nel 2017 dietro Tom Doumoulin, anche lui presente al vernissage con il Cavaliere dei Quattro Mori, lo Squalo dello Stretto e Alberto Contador.

E sarà un Giro per tanti altri campioni, ingolositi da un tracciato da consegnare agli annali: c’è lo Zoncolan, con pendenze assassine al 22%, il Gran Sasso a metà percorso, il Sestriere. E sarà un Giro durissimo sin da tre giorni dopo il via in Israele, con l’Etna primo test e insieme prima trappola. «Nei primi giorni sarà dura, tre arrivi in salita in sei tappa – ha esordito Fabio Aru non appena aver dato una prima occhiata alla cartina –, bisogna presentarsi già in forma, altrimenti se si perde terreno fin dal via è difficile recuperare. Di questo percorso conosco tante salite, lo Zoncolan è tosto, ma la cronometro di Rovereto sembra adatta agli specialisti, non certo a me. Deciderò con la squadra il programma di gare. Io? Mi sono riposato, ho fatto le vacanze e ho ripreso ad allenarmi da una ventina di giorni».

Ora il Cavaliere dei Quattro Mori dovrà elaborare la strategia per il 2018 insieme alla sua nuova squadra, la Uae di Saronni. Di sicuro correrà due grandi Giri e , di sicuro quello d’Italia non può non ingolosirlo, sia perché l’anno scorso aveva dovuto dare forfait per infortunio, sia perché le salite sono la sua specialità e nel 2018 aumentano, mentre calano i chilometri a cronometro (44.2 km contro i 70 del 2017), non certo il terreno preferito dello scalatore di Villacidro.

«Abbiamo fatto questa scelta – spiega Mauro Vegni –, perché da qualche anno le cronometro stanno diventando troppo decisive. Abbiamo cercato un riequilibrio». E insieme ha trovato tanto e di più per rendere affascinante la prima edizione del nuovo secolo del Giro d’Italia. Il passaggio sul Muro di Filottrano come omaggio a Michele Scarponi («Sono stato con lui fino a qualche giorno prima della morte – ha ricordato Fabio Aru –, guardo ancora spesso le foto e i filmati che abbiamo fatto insieme, è sempre con noi», il tributo alle vittime di Rigopiano alla 10ª tappa, l’arrivo a Roma («Onorati», ha detto il sindaco Virginia Raggi). Un Giro per tutti davanti alla tv, e un Giro per grandi sullla sella. Un Giro per Froome e per Fabio Aru. «Froome sarà un campione in più da battere – ha concluso il Cavaliere dei Quattro Mori –, io non so se ci sarò ma la sua presenza renderà il Giro ancora più speciale». Ma le probabilità di vedere Aru il 4 maggio allo start da Gerusalemme sono alte.

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