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«La Dinamo ora è una vera squadra»

di Andrea Sini
«La Dinamo ora è una vera squadra»

Il play americano Will Hatcher fa il punto dopo il blitz di Krasnoyarsk: «Avvio di gara strepitoso, una vittoria importante»

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INVIATO A KRASNOYARSK (RUSSIA). «La Siberia ci è servita. Ora siamo più squadra, ma possiamo crescere ancora». Will Hatcher prova a barcamenarsi tra controlli passaporti e fusi orari: -6 ore in Siberia, -2 a Mosca, dove la squadra ha fatto scalo. Ma il numero più importante è il +10 con il quale la Dinamo ha steso l’Enisey Krasnoyarsk, battendo avversari e fatica. «È dura giocare dopo un viaggio come questo dall’altra parte dell’Europa – dice il play americano –, con il fuso orario e anche il fatto che una volta arrivati non abbiamo avuto tanto tempo per preparare la partita. Abbiamo dimostrato di tenere tanto a questa competizione e di non volere cercare scuse. Noi prendiamo le partite una alla volta, ma questa gara in effetti era molto importante per il futuro. Abbiamo anche la prospettiva di affrontare subito un’altra sfida molto complicata in campionato, e poi un’altra trasferta lunga in Turchia. E allora ci siamo messi d’impegno e abbiamo deciso di giocarla al massimo delle nostre possibilità».

Una convinzione che si è tradotta in un avvio di gara fantastico, ma anche in una gara giocata con la testa. Il fatto che la Dinamo sia riuscita a respingere con perdite i tentativi dei russi di tornare in partita la dice lunga sul processo di maturazione del gruppo. «Iniziare una partita e trovarsi subito avanti 16-0 è qualcosa di straordinario. Questo ci ha permesso di avere grande fiducia anche quando la partita è andata avanti è il divario si è ridotto. Sapevamo che avrebbero fatto prima o poi un break per riavvicinarsi, d’altronde sono una buona squadra, ma quando questo è successo nessuno di noi è entrato nel panico, nessuno ha perso il controllo della situazione: abbiamo continuato a fare la nostra pallacanestro. Abbiamo giocato una partita vera per tutti i 40 minuti, senza particolari cali, ma il grande avvio ci ha aiutato molto».

Will Hatcher alla vigilia era in forte dubbio per un problema agli adduttori trascinatosi dalla sfida di domenica scorsa con Brindisi. Alla fine ha giocato, è partito in quintetto ed è stato anche uno dei migliori. «Il giorno prima della partita avevo ancora questo fastidio. Ho fatto un po’ di terapia, poi la mattina della gara abbiamo provato e stavo molto meglio. Sono contento di essere stato in grado di giocare, ho fatto la mia parte come tutti i miei compagni».

Hatcher è uno dei giocatori di maggiore esperienza della squadra. Come vede la “rinascita” della squadra dopo il periodo no che aveva portato alle dimissioni di coach Pasquini? «Ho giocato in diverse squadre in Europa e so per certo che all’inizio è molto complicato mettere insieme i pezzi di una squadra quasi completamente nuova rispetto all’anno precedente. All’inizio abbiamo ottenuto alcune belle vittorie, per esempio contro Milano, ma penso che neppure a quel punto fossimo davvero al top: eravamo semplicemente al completo e con un buono stato di forma generale. Siamo a dicembre, stiamo iniziando a conoscerci bene e a capire meglio le caratteristiche di ognuno di noi. L’atmosfera nello spogliatoio è ottima, stiamo bene tra noi e giochiamo per aiutarci l’un l’altro. Penso che miglioreremo ancora. Ma, come ho detto prima, all’inizio è davvero complicato mettere insieme tutti i pezzi».

Di certo una delle peculiarità di questo gruppo è l’altruismo. In ogni partita i riflettori si accendono su un giocatore differente, a seconda della serata. «Sono d’accordo. Ragioniamo come gruppo e ogni singolo cerca di fare la giocata più utile per la squadra, piuttosto che per se stesso. Non importa alla fine chi tira, l’importante è prendere un buon tiro. Per fare questo bisogna che ci sia fiducia reciproca – conclude Hatcher – e ora che la conoscenza tra di noi sta migliorando, dentro il nostro gruppo non c’è traccia di egoismo».

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