Artedino chiede scusa ma non si piega
di Francesco Pirisi
Il presidente della Nuorese dopo la polemica con una parte dei tifosi va avanti: «Non voglio cedere alla maleducazione»
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NUORO. Il giorno dopo la tempesta il presidente Michele Artedino non ha sbollito la rabbia. La nuova sconfitta in casa della sua Nuorese, col Latina, passa in second’ordine, nonostante sia costata la panchina a Massimo Agovino, sostituito con il romano Fabio Fraschetti.
Ma la prima cosa che decide di fare è un post su facebook per «chiedere scusa ai tifosi e in particolare alla città».
Lo scambio verbale e i gesti di reciproco disprezzo con gli ultras della gradinata è la pagina peggiore di una storia sportiva fatta di successi e retrocessioni, sempre comunque vissuta con sportività. Voltare il foglio è stato un’imperativo. Il presidente, in carica da sei anni, non sfugge alle scuse e al chiarimento: «Ho fatto un’azione sbagliata in un momento di follia. L’errore è stato di andare dentro il campo e abbassarmi a un confronto di cattivo gusto. Le immagini passate attraverso i social non dicono tutta la verità. Sono stato offeso come uomo, prima che come presidente. In mezzo agli attacchi anche la mia famiglia. Tutto ciò non lo posso permettere».
Un'avversità ulteriore a cui dare una soluzione con animi stemperati, visto che il faccia a faccia nell’antistadio qualche momento dopo la gara con i laziali se ha avuto un effetto è stato di dividere ancora di più le parti. L’altro problema è interno al gruppo degli atleti.
Ancora il presidente: «Ho visto nei loro occhi la disperazione. Alcuni non sono riusciti a trattenere le lacrime e hanno chiesto di andare via. Si è infatti arrivati alle minacce personali ad alcuni giocatori». Tanto che la certezza maggiore, nonostante tutto, continua a essere proprio lui, l’imprenditore della grande distribuzione, artefice di due promozioni, oggi inviso a una fetta grossa di pubblico, tra l’altro sempre meno numeroso: «Io continuo. Sono abituato a ben altre avversità e certo non mi piego davanti alla maleducazione di alcuni ragazzi. Dalla mia parte un gruppo di amici, dirigenti che mi hanno riconfermato stima e fiducia. Insieme riusciremo a risollevare la squadra e portarla alla salvezza».
Tra le possibilità il presidente non omette però neppure quella di potersi fare da parte: «Se c’è qualcuno che pensa di fare al caso della Nuorese e prendere il mio posto ben venga. Gli lascio questa comoda poltrona. Il fatto è che in troppi parlano al bar o in piazza, ma poi nessuno si presenta con una proposta seria. Tra le cose che mi dispiacciono il fatto che, dopo sei anni in cui ho impegnato tempo e danaro, non è pensabile che tanta gente abbia la memoria così corta». Quello in atto è di certo uno snodo. Dopo il taglio di Madero, Meloni, Bottone e Melis, ora c’è il caso-Strumbo. Il centrale di Catanzaro contro il Latina non era in campo. Artedino: «Ha abbandonato la squadra all’improvviso, spinto dalle offerte dell’Acireale. Non gli abbiamo però dato lo svincolo. Venga qui a parlare e poi potrà anche lasciare la Nuorese. Non ci interessa trattenere controvoglia un giocatore».
Ma la prima cosa che decide di fare è un post su facebook per «chiedere scusa ai tifosi e in particolare alla città».
Lo scambio verbale e i gesti di reciproco disprezzo con gli ultras della gradinata è la pagina peggiore di una storia sportiva fatta di successi e retrocessioni, sempre comunque vissuta con sportività. Voltare il foglio è stato un’imperativo. Il presidente, in carica da sei anni, non sfugge alle scuse e al chiarimento: «Ho fatto un’azione sbagliata in un momento di follia. L’errore è stato di andare dentro il campo e abbassarmi a un confronto di cattivo gusto. Le immagini passate attraverso i social non dicono tutta la verità. Sono stato offeso come uomo, prima che come presidente. In mezzo agli attacchi anche la mia famiglia. Tutto ciò non lo posso permettere».
Un'avversità ulteriore a cui dare una soluzione con animi stemperati, visto che il faccia a faccia nell’antistadio qualche momento dopo la gara con i laziali se ha avuto un effetto è stato di dividere ancora di più le parti. L’altro problema è interno al gruppo degli atleti.
Ancora il presidente: «Ho visto nei loro occhi la disperazione. Alcuni non sono riusciti a trattenere le lacrime e hanno chiesto di andare via. Si è infatti arrivati alle minacce personali ad alcuni giocatori». Tanto che la certezza maggiore, nonostante tutto, continua a essere proprio lui, l’imprenditore della grande distribuzione, artefice di due promozioni, oggi inviso a una fetta grossa di pubblico, tra l’altro sempre meno numeroso: «Io continuo. Sono abituato a ben altre avversità e certo non mi piego davanti alla maleducazione di alcuni ragazzi. Dalla mia parte un gruppo di amici, dirigenti che mi hanno riconfermato stima e fiducia. Insieme riusciremo a risollevare la squadra e portarla alla salvezza».
Tra le possibilità il presidente non omette però neppure quella di potersi fare da parte: «Se c’è qualcuno che pensa di fare al caso della Nuorese e prendere il mio posto ben venga. Gli lascio questa comoda poltrona. Il fatto è che in troppi parlano al bar o in piazza, ma poi nessuno si presenta con una proposta seria. Tra le cose che mi dispiacciono il fatto che, dopo sei anni in cui ho impegnato tempo e danaro, non è pensabile che tanta gente abbia la memoria così corta». Quello in atto è di certo uno snodo. Dopo il taglio di Madero, Meloni, Bottone e Melis, ora c’è il caso-Strumbo. Il centrale di Catanzaro contro il Latina non era in campo. Artedino: «Ha abbandonato la squadra all’improvviso, spinto dalle offerte dell’Acireale. Non gli abbiamo però dato lo svincolo. Venga qui a parlare e poi potrà anche lasciare la Nuorese. Non ci interessa trattenere controvoglia un giocatore».
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