Due vite raddrizzate a cazzotti
Sogni e speranze di Gianmario Serra e Gabriele Cossu, ragazzi difficili recuperati sul ring
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SASSARI. Nello sport confermarsi non è mai facile. Gianmario Serra c’è riuscito per ben due volte. L’altro ieri ha conquistato il terzo titolo italiano Èlite di pugilato nella categoria 52 kg. Una medaglia d’oro che gli fa gonfiare il petto, che arricchisce il suo palmares dove c’è anche il Guanto d’oro. «Era una sfida con me stesso e volevo vincere a tutti i costi. Ce l’ho fatta, sono felicissimo».
Come è nata la sua passione per la boxe?
«Ce l’avevo dentro ma non lo sapevo. Io e mio fratello Federico (nazionale Thunder ndr) spesso facevano a pugni senza farci male. In molti ci dicevano ma perchè non provate a fare boxe. Noi facevamo finta di non sentire. Un giorno ci siamo presentati nella palestra di Domenico Mura e da lì è cominciato tutto».
È’ stata dura per due ragazzi vivaci come voi accettare le regole di questo sport?
«All’inizio sì. Abbiamo cambiato completamente stile di vita, ci siamo dedicati in modo totale agli allenamenti. Tanti sacrifici che non pesano quando ami quello che fai. Un ruolo importante lo ha avuto la famiglia che mi ha sempre incoraggiato e dato supporto in tutte le occasioni».
Quando combatte vengono a vederla?
«Mia madre Pina e mio padre Antonio sono i primi tifosi, insieme alle mie due sorelle Barbara e Sandra. Quando è possibile mi seguono e fanno un grande tifo».
Come trascorre le sue giornate?
«Mi alzo alle 6 e vado a correre. Faccio sei-sette chilometri al giorno. Dedico un po’ di tempo alla mia compagna Martina, con la quale convivo e poi dalle 17 alle 19 vado ad allenarmi in palestra. Tre volte alla settimana in palestra ci vado anche di mattina».
La sua fidanzata è contenta che lei pratichi uno sport così duro come la boxe?
«È proprio Martina che mi stimola e mi sta vicino nei momenti difficili. Vederla a bordo ring quando combatto mi trasmette una carica pazzesca».
Un sogno nel cassetto?
«In questo momento non ho un lavoro stabile. Mi aiuta il mio maestro Manuel Marras che ogni tanto mi trova qualcosa da fare. Vorrei far parte di un Gruppo sportivo. So benissimo che dovrei rinunciare alla carriera professionistica ma avrei più sicurezze. Vedremo che cosa mi riserva il futuro».
Il suo idolo sportivo?
«Muhammad Ali. Ho letto tutti i libri scritti sulla sua vita, ho visto il film e mi sono emozionato. È stato un campione di sport e di vita. Non ci sarà mai un altro come lui».
Come è nata la sua passione per la boxe?
«Ce l’avevo dentro ma non lo sapevo. Io e mio fratello Federico (nazionale Thunder ndr) spesso facevano a pugni senza farci male. In molti ci dicevano ma perchè non provate a fare boxe. Noi facevamo finta di non sentire. Un giorno ci siamo presentati nella palestra di Domenico Mura e da lì è cominciato tutto».
È’ stata dura per due ragazzi vivaci come voi accettare le regole di questo sport?
«All’inizio sì. Abbiamo cambiato completamente stile di vita, ci siamo dedicati in modo totale agli allenamenti. Tanti sacrifici che non pesano quando ami quello che fai. Un ruolo importante lo ha avuto la famiglia che mi ha sempre incoraggiato e dato supporto in tutte le occasioni».
Quando combatte vengono a vederla?
«Mia madre Pina e mio padre Antonio sono i primi tifosi, insieme alle mie due sorelle Barbara e Sandra. Quando è possibile mi seguono e fanno un grande tifo».
Come trascorre le sue giornate?
«Mi alzo alle 6 e vado a correre. Faccio sei-sette chilometri al giorno. Dedico un po’ di tempo alla mia compagna Martina, con la quale convivo e poi dalle 17 alle 19 vado ad allenarmi in palestra. Tre volte alla settimana in palestra ci vado anche di mattina».
La sua fidanzata è contenta che lei pratichi uno sport così duro come la boxe?
«È proprio Martina che mi stimola e mi sta vicino nei momenti difficili. Vederla a bordo ring quando combatto mi trasmette una carica pazzesca».
Un sogno nel cassetto?
«In questo momento non ho un lavoro stabile. Mi aiuta il mio maestro Manuel Marras che ogni tanto mi trova qualcosa da fare. Vorrei far parte di un Gruppo sportivo. So benissimo che dovrei rinunciare alla carriera professionistica ma avrei più sicurezze. Vedremo che cosa mi riserva il futuro».
Il suo idolo sportivo?
«Muhammad Ali. Ho letto tutti i libri scritti sulla sua vita, ho visto il film e mi sono emozionato. È stato un campione di sport e di vita. Non ci sarà mai un altro come lui».
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