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«La pallamano sarda è viva e tornerà al top in Italia»

«La pallamano sarda è viva e tornerà al top in Italia»

Il plurititolato tecnico Luigi Passino alla guida del settore Formazione della Fih «Il movimento è uscito dal buco nero, ma serve ancora uno sforzo a tutti i livelli»

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SASSARI. È sicuramente il tecnico di pallamano più titolato in Sardegna, uno dei migliori a livello nazionale, nel corso della sua carriera ha vinto tutto quello che si poteva a livello nazionale, nel suo palmares personale 2 scudetti, 3 coppa Italia con la Città dei Candelieri nel femminile ma anche grosse soddisfazioni per aver portato 6 società diverse dalla B alla A nel campo maschile. Ora con il nuovo corso della federazione nazionale, Luigi Passino, è stato chiamato dal presidente regionale Carlo Baroffio alla guida del settore Formazione per i tecnici regionale ma anche come responsabile della selezione maschile per il trofeo delle regioni.

Ci racconta questa nuova esperienza?

« Ho accettato l’incarico con grande entusiasmo, vado a fare quello che mi è sempre piaciuto fare, trasmettere le mie conoscenze, i risultati delle mie ricerche e dei miei studi a chi è veramente interessato a questo magnifico sport. Ho trovato gli addetti ai lavori molto motivati, il loro livello è buono ma devono cercare di crescere sempre di più e io sono qua, vicino a loro, per cercare di aiutarli in questo processo».

Quali sono i programmi come formatore?

«Giusto questa settimana parte il corso per allenatore di 1° livello aperto a tutti, nessuno escluso. Mensilmente realizzeremo dei raduni per le rappresentative, in quelle occasioni faremo dei corsi formativi con i tecnici. Sto andando in giro per le palestre per vedere come si allenano le squadre a tutti i livelli, incontrare i tecnici e cercare di capire insieme cosa fare per poter crescere».

Che livello ha trovato nella pallamano di oggi?

«La pallamano sarda si è ripresa bene dal buco nero in cui era precipitata dopo lo stop dei contributi regionali che tanto avevano aiutato le società ad ottenere grandi risultati; ma questo aveva un po’ drogato il movimento, gli obiettivi erano più orientati verso il presente. Ora in Sardegna abbiamo 13 società che stanno investendo tantissimo nel settore giovanile, ho visto tanti bei prospetti sui quali, lavorandoci nei modi giusti, ci si può puntare e farli diventare degli ottimi giocatori a livello nazionale».

Quindi si prevede un buon futuro?

«Le società devono ancora fare passi avanti a livello dirigenziale, qualcuna ha già trovato buone soluzioni organizzative, sono certo che questa è la direzione giusta per poter ritornare ai fasti di una volta e andare anche oltre. Vedere il Palasantoru pieno di gente festante come nel derby tra la Raimond e la Verdeazzurro è sicuramente di buon auspicio, ma bisogna lavorare ancora tanto e con più convinzione».

Quanto le manca il lavoro quotidiano sul campo?

«Poco rispetto a come mi poteva mancare 10 anni fa, l’ho sostituito con il Windsurf, la mia quotidianità la passo tra il vento e le onde del mare della Sardegna; ma non nego che davanti ad una proposta seria, un buon progetto sono pronto a buttarmi dentro a capofitto, non ne faccio una questione economica, ma soprattutto una questione di stimoli e soddisfazioni. E sono sicuro di potermi divertire di più rispetto a qualche anno fa».

Il ricordo più bello della sua carriera da allenatore?

«Le soddisfazioni sono state tante, dal primo scudetto conquistato a Sassari alla vittorie dei campionati con le varie squadre maschili ma il mio fiore all’occhiello è sicuramente aver rischiato con Sassari femminile di disputare la semifinale della Challenge Cup, un goal di differenza ci ha negato questa gioia nei quarti con il Ligione che poi è arrivato in finale di questa prestigiosa coppa europea».

Sergio Masia



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