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La festa del Coni 

Malagò e Gentiloni: lo sport aiuta a sognare il Paese ne ha bisogno

ROMA. Il calcio che ha fatto la storia, le mani di Dino Zoff con la coppa al cielo, remake di quell'istantanea firmata Guttuso di 35 anni fa. In mezzo i campioni del mondo di oggi, da Federica...

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ROMA. Il calcio che ha fatto la storia, le mani di Dino Zoff con la coppa al cielo, remake di quell'istantanea firmata Guttuso di 35 anni fa. In mezzo i campioni del mondo di oggi, da Federica Pellegrini a Bebe Vio, «mai così tanti come nel 2017». Sfila lo sport vincente alla cerimonia dei collari d'oro del Coni, la massima onorificenza sportiva, che chiude una stagione da record come ricorda con orgoglio il padrone di casa, Giovanni Malagò. Al suo fianco il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni che ai campioni di ieri e di oggi ha voluto dire grazie. «Con voi ci sentiamo orgogliosi di essere italiani – le parole del Premier –. Lo sport insegna che la fatica non è mai sprecata: fatichi e sogni, diceva Pietro Mennea. E oggi abbiamo bisogno di sognare ancora. Le cose in Italia vanno un po’ meglio ma ci sono ancora ferite da ricucire».

Per lo sport quella fresca ancora tutta da rimarginare riguarda la nazionale di calcio, che dopo 60 anni non sarà presente ai mondiali. «Una cosa tragica – dice il n.1 della Fifa, Gianni Infantino, insignito del Collare – bisogna rimboccarsi le maniche, fare le riforme per riportare l'Italia sul tetto del mondo anche nel calcio». E sul palco salgono gli eroi dell'82, di quel Mundial che sembrava stregato e finì con gli azzurri campioni: ci sono tutti (il ricordo sentito del premier va allo scomparso Scirea), da Tardelli a Paolo Rossi, da Spillo Altobelli a Bruno Conti. «È una giornata importante – le parole di Gentiloni – si premiano i simboli del mondo sportivo. Sia le discipline minori che quelle maggiori anche se da queste ultime di recente abbiamo avuto qualche delusione. Ma si premia l'insieme del movimento. Nell'82 vinse una squadra, e ha vinto l'Italia: ricapiterà». Sul palco tra i campioni anche Carlo Tavecchio, il presidente della Figc dimissionario dopo il flop azzurro».

Ma la festa è anche e soprattutto per la meglio gioventù dello sport made in Italy: «Questa cerimonia è un motivo di orgoglio al termine di un anno ricco di successi perché nel 2017 abbiamo vinto più titoli individuali di sempre». Tanti quelli ottenuto dagli atleti paralimpici. «Il 2017 é stato l'anno del riconoscimento del Cip come ente pubblico. Significa avere dato dignità al nostro movimento, averlo tolto dall'angolo e acceso i riflettori su atleti eccezionali. È un messaggio che aiuta il Paese a crescere» le parole del presidente Luca Pancalli.

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