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dagli spalti 

L’intera isola partecipa alla festa

Grande tifo alla Sardegna Arena, dove sono ricomparsi i tamburi

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CAGLIARI. Partenza alle 16 da Sassari, in cinque: auto-mista rossoblù e bianconera. Nessuno si è scazzottato tra i sedili. Parcheggio alla Fiera, panini con würstel tra vecchio Sant’Elia e Sardegna Arena. Poi tutti dentro, settori distinti, a gioire e a soffrire (dipende dai punti di vista). Con educazione, tatto per non offendere le altrui religioni calcistiche. Infine il ritorno, per due ore e passa di Carlo Felice a raccontarsi e commentare la partita appena vista. E arrivo dopo la mezzanotte. Anche questo in Sardegna è Cagliari-Juventus. Un’isola che si mescola per una partita. Sugli spalti si vedono anche i sindaci: quello che arriva da più lontano forse è Mario Bruno, primo cittadino di Alghero. Sorrisi e autografi in tribuna per una vecchia conoscenza del calcio italiano, Dario Silva, arrivato dall'Uruguay: all'intervallo c'è una targa per l'attaccante che faceva sognare Cagliari in tandem con Muzzi. A consegnargliela è Daniele Conti.

Un Cagliari-Juve forte, anzi fortissimo anche per quanto riguarda i decibel. A parte i fischi a tutto volume per l’ingresso in campo dei giocatori della Juve, da segnalare il ritorno in grande stile dei tamburi. Sono stati sistemati in curva sud. E hanno fatto un chiasso che da quelle parti non si sentiva forse dai tempi del mitico Marius. Prepartita con immancabili cori contro tra tifoseria della Juve (c'è lo striscione dei Drughi) e curve rossoblù: i bianconeri provano a prendersela con un nemico comune, il Napoli. Ma i supporter rossoblù non raccolgono l'invito.

Stefano Ambu

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