Barbara Tetti: la pallamano è la mia vita
Intervista alla giocatrice sassarese che ha segnato un’epoca: «Con la Chirmed un’esperienza unica e indimenticabile»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Barbara Tetti attualmente è allenatrice della Sardegna Team, squadra femminile di Sassari che disputa il campionato nazionale di A2. Ha iniziato a giocare a pallamano quando aveva 13 anni nella Palestra Usai, dopo solo due anni è entrata in pianta stabile in Nazionale disputando anche due campionati mondiali. La sua carriera è stata chiusa da un grave infortunio all’età di 27 anni quando militava nella Chirmed. In questa intervista racconta la sua vita nella pallamano. Tanti aneddoti che servono a ricordare momenti eccezionali.
Come ti trovi nelle vesti di allenatrice e come procede questo campionato
«Molto bene, sono contenta del lavoro che riesco a svolgere in campo e mettere a frutto tutto il mio bagaglio di esperienza. Sono soddisfatta di come la mia squadra sta affrontando questo difficile campionato nazionale, le formazioni del nord Italia sono veramente forti ma noi ci stiamo ben comportando. Abbiamo iniziato un percorso lo scorso anno, stiamo iniziando a raccogliere i frutti ma bisogna lavorare ancora molto».
Come sta evolvendo la pallamano in Italia e in Sardegna?
«A livello organizzativo questa nuova federazione si sta dando da fare. In Sardegna finalmente si è usciti dall’immobilismo, Carlo Baroffio con il suo staff sta svolgendo veramente un gran bel lavoro, si stanno già apprezzando i primi risultati, poi il coinvolgimento di Luigi Passino come istruttore dei tecnici è stata la ciliegina sulla torta. Sono stata già stata un paio di riunioni tecniche, se tutti noi allenatori riuscissimo a mettere in pratica solo una parte delle cose che insegna, la pallamano Sarda prenderà il volo verso lidi importanti».
Delle altre squadre sarde impegnate in serie A cosa pensi?
«Nel maschile la Raimond è riuscita a riportare in campo il patrimonio della pallamano locale con risultati entusiasmanti e questo è già lodevole, la Verdeazzurro è una bella realtà costruita sui giovani e ha ampio margine di crescita, il Selargius è una buona società che ben si muove su un territorio dove la pallamano è meno diffusa. Nel femminile è molto interessante il lavoro che sta svolgendo la Lions con i giovani, ha una squadra in A2 con un bel potenziale e ha una società che si sta organizzando molto bene. Nuoro sta portando avanti una politica che coinvolge le giovanissime e i risultati sono pari al buon lavoro che Roberto Deiana sta svolgendo sul campo».
Barbara, ti ricordi come hai iniziato a giocare a Pallamano?
«Avevo 13 anni e pattinavo con la Palestra Usai. Carmen Usai, grande donna di sport e con dotti fuori dal normale, un paio di volte alla settimana ci portava in palestra per farci giocare con altri sport e lì mi ha proposto la pallamano, un nuovo sport che stava nascendo a Sassari. Ho proseguito con lei alle Commerciali e subito dopo con la Palestra Usai che muoveva i primi passi con il grande Gigi Santoru come allenatore».
Che ricordi hai di Gigi Santoru?
«Un grande uomo, un secondo padre, un amico, mi ha insegnato le basi della pallamano ma soprattutto le basi di vita, insieme a Carmen Usai sono stati e sono i miei punti di riferimento».
Dopodiché il grande salto nella pallamano che conta con la Chirmed
«L’organizzazione di Antonio Pes che non aveva uguali a livello nazionale, un tecnico di spessore come Vanni Dessole, al mio fianco giocatrici di spessore mondiale, sono stata il capitano di una squadra che ha segnato la pallamano in Italia e in Europa, un’ esperienza unica, lunga e indimenticabile».
Nella tua carriera hai avuto tantissimi allenatori, quale è stato il peggiore?
«Senza ombra di dubbio Marco Trespidi, non mi ha insegnato niente nè a livello umano nè come tecnica o tattica e non voglio aggiungere altro…»
Sergio Masia
Come ti trovi nelle vesti di allenatrice e come procede questo campionato
«Molto bene, sono contenta del lavoro che riesco a svolgere in campo e mettere a frutto tutto il mio bagaglio di esperienza. Sono soddisfatta di come la mia squadra sta affrontando questo difficile campionato nazionale, le formazioni del nord Italia sono veramente forti ma noi ci stiamo ben comportando. Abbiamo iniziato un percorso lo scorso anno, stiamo iniziando a raccogliere i frutti ma bisogna lavorare ancora molto».
Come sta evolvendo la pallamano in Italia e in Sardegna?
«A livello organizzativo questa nuova federazione si sta dando da fare. In Sardegna finalmente si è usciti dall’immobilismo, Carlo Baroffio con il suo staff sta svolgendo veramente un gran bel lavoro, si stanno già apprezzando i primi risultati, poi il coinvolgimento di Luigi Passino come istruttore dei tecnici è stata la ciliegina sulla torta. Sono stata già stata un paio di riunioni tecniche, se tutti noi allenatori riuscissimo a mettere in pratica solo una parte delle cose che insegna, la pallamano Sarda prenderà il volo verso lidi importanti».
Delle altre squadre sarde impegnate in serie A cosa pensi?
«Nel maschile la Raimond è riuscita a riportare in campo il patrimonio della pallamano locale con risultati entusiasmanti e questo è già lodevole, la Verdeazzurro è una bella realtà costruita sui giovani e ha ampio margine di crescita, il Selargius è una buona società che ben si muove su un territorio dove la pallamano è meno diffusa. Nel femminile è molto interessante il lavoro che sta svolgendo la Lions con i giovani, ha una squadra in A2 con un bel potenziale e ha una società che si sta organizzando molto bene. Nuoro sta portando avanti una politica che coinvolge le giovanissime e i risultati sono pari al buon lavoro che Roberto Deiana sta svolgendo sul campo».
Barbara, ti ricordi come hai iniziato a giocare a Pallamano?
«Avevo 13 anni e pattinavo con la Palestra Usai. Carmen Usai, grande donna di sport e con dotti fuori dal normale, un paio di volte alla settimana ci portava in palestra per farci giocare con altri sport e lì mi ha proposto la pallamano, un nuovo sport che stava nascendo a Sassari. Ho proseguito con lei alle Commerciali e subito dopo con la Palestra Usai che muoveva i primi passi con il grande Gigi Santoru come allenatore».
Che ricordi hai di Gigi Santoru?
«Un grande uomo, un secondo padre, un amico, mi ha insegnato le basi della pallamano ma soprattutto le basi di vita, insieme a Carmen Usai sono stati e sono i miei punti di riferimento».
Dopodiché il grande salto nella pallamano che conta con la Chirmed
«L’organizzazione di Antonio Pes che non aveva uguali a livello nazionale, un tecnico di spessore come Vanni Dessole, al mio fianco giocatrici di spessore mondiale, sono stata il capitano di una squadra che ha segnato la pallamano in Italia e in Europa, un’ esperienza unica, lunga e indimenticabile».
Nella tua carriera hai avuto tantissimi allenatori, quale è stato il peggiore?
«Senza ombra di dubbio Marco Trespidi, non mi ha insegnato niente nè a livello umano nè come tecnica o tattica e non voglio aggiungere altro…»
Sergio Masia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
